L’Istat diffonde i dati sull’inflazione di gennaio, in calo rispetto allo scorso anno e che la riporta ai livelli dell’estate 2007. Nel paniere di spesa qualche nuovo ingresso, tra cui la penna usb.
di Cecilia Dalla Negra
L'Italia in cifre
L’INFLAZIONE – Il primo mese del 2009 sembra lasciare respiro all’Italia, almeno stando ai dati diffusi dall’Istat sull’inflazione: a gennaio è scesa, e non di poco. Passando dai 2,2 punti percentuali di dicembre 2008 all’1,6% di oggi, e tornando quindi ai livelli che erano stati registrati nell’estate 2007, in agosto. Sono stime preliminari, ma corredate da un generico calo dei prezzi al consumo su base mensile, che sono scesi dello 0,1%. L’indice armonizzato dell’inflazione poi - sempre a gennaio e comprensivo delle riduzioni temporanee dei prezzi, dovute ai saldi stagionali - è sceso dal 2,4% all’1,5% da dicembre, attestandosi così sui livelli minimi mai più registrati dopo il 2001. Il dato, fanno sapere dall’Istat, resta comunque più alto rispetto alla media europea analizzata da Eurostat, scesa dell’1,6%.
Il forte rallentamento dell’inflazione, secondo i ricercatori, “si deve
in gran parte all’andamento del comparto energetico, che ha segnato un
calo del 2,5% a livello mensile, e del 5,4% su base annua”.
Particolarmente forte, inoltre, è stata la flessione del gasolio, che
rispetto a dicembre è diminuito del 5,8%, per arrivare a un – 17,7 %
rispetto al gennaio di un anno fa. Sensibile anche la flessione della
benzina verde, che ha registrato un calo pari a -1,9%, mentre a farsi
sentire in positivo sulle tasche degli italiani sembra anche la
revisione delle tariffe di elettricità e gas: la prima scende del 3,3%
su mese, anche se mantiene una crescita del +4,1% su base annua. Il
metano segna una invece diminuzione congiunturale dello 0,5% e un
aumento annuo del 12,4%.
I BENI ALIMENTARI – E pare rallentare un po’ anche la corsa all’aumento
dei prezzi per quanto riguarda i beni alimentari, che non crescono più
a ritmi preoccupanti ma “continuano a mostrare tendenze
inflazionistiche”, con un aumento su base mensile dello 0,1% e su base
annua del 3,8%. Più del doppio, insomma, rispetto all’indice generale.
Guardando però ai singoli prodotti, è il comparto di pane e cereali che
continua a crescere (+ 0,1% mensile), mantenendo livelli abbastanza
elevati nonostante un lieve rallentamento rispetto al mese di dicembre
2008. Si attesta infatti sul +7,1%. Stabile invece la pasta su base
mensile, che continua però a mantenere un generale aumento su base
annua da record: +25,5 % rispetto a gennaio 2008. Restano in aumento
costante poi carne e pesce: il prezzo della prima sale dello 0,1%
mensile, quello del pesce arriva a toccare un incremento dello 0,9%.
Infine latte, formaggi e uova segnano anche loro un incremento mensile
dello 0,1%, pari al + 4% annuo. Per quanto riguarda invece gli altri
capitoli di spesa, l’Istat segnala un forte aumento congiunturale per i
computer (+2%), delle tariffe aeree (+9,4 % annui) e dei medicinali
(+0,1% su mese), mentre calano in modo significativo i costi degli
alberghi (-2,1%).
IL PANIERE – Cambia poi come ogni anno il paniere considerato
dall’Istat per il calcolo dell’inflazione, e per quanto riguarda il
2009 non si registrano uscite di posizioni già esistenti, ma arrivano 4
nuovi ingressi fra le voci: pasta base per pizze, rustici e dolci, il
mais confezionato, i film in dvd e le pennette usb. All’interno di
posizioni già esistenti, inoltre, sono stati inseriti nuovi prodotti,
tra cui le tariffe per le connessioni internet Adsl, e i portatili
Notebook. Tutte le novità inserite nel paniere, tra beni e servizi,
salgono quindi a quota 1.143 contro i 1.099 registrati nel 2008.
Cresce, infine, anche il peso di cinque capitoli di spesa:
abbigliamento e calzature; servizi ricettivi e di ristorazione;
abitazione; acqua, elettricità e combustibili; mobili, articoli e
servizi per la casa. Diminuisce, invece, il peso del settore trasporti,
dato dovuto con ogni probabilità all’abbassamento dei prezzi del
carburante, se si considera che lo stesso capitolo, nel 2008, aveva
registrato un peso enorme. E i ricercatori Istat, nell’illustrare i
nuovi dati, commentano: “Quest’anno non ci sono stati stravolgimenti
nel paniere come negli anni scorsi. Si è trattato piuttosto di un
affinamento”. Per quanto riguarda le nuove entrate poi, le variazioni
del paniere sono state apportate “dopo un’attenta analisi del mercato
e dell’evoluzione dei comportamenti di consumo”. È l’esempio della
chiave usb, che pur essendo da molti anni sul mercato può essere
considerata un bene di largo consumo soltanto oggi.
LE STIME, I COMMENTI - Stando così le cose, è la Coldiretti ad
avanzare come di consueto la prima stima, e a parlare di aumenti di
spesa per gli alimenti che in un anno scenderanno di oltre 1 miliardo
di euro, per effetto del contenimento dell’inflazione. Cifra che,
secondo l’associazione, potrebbe anche aumentare attraverso la
riduzione della forbice tra prezzi alla produzione e prezzi al consumo.
Dovrebbero quindi ripartire quei consumi alimentari che sono rimasti
stagnanti durante tutto il 2008. La denuncia che comunque viene mossa
riguarda la pasta, caso tra i più eclatanti dell’aumento dei prezzi.
Tocca il record infatti, con un’impennata del +25,5% rispetto al 2008,
nonostante il costo del grano sia più che dimezzato. Coldiretti dunque
pone ancora una volta l’attenzione sulla sproporzionata composizione
del prezzo, nel suo viaggio dal produttore al consumatore: “Per ogni
euro speso dai consumatori – dicono dall’associazione – 60 centesimi
vanno alla distribuzione commerciale, 23 all’industria alimentare, e
solo 17 agli agricoltori”. Parla invece di una stima Istat
“prevedibile” la Confcommercio, che sottolinea però come resti “da
verificare se nei prossimi mesi la riduzione in atto dei costi
sostenuti dalle famiglie per le spese obbligate libererà risorse da
destinare ad altre tipologie di consumo”. Secondo l’organizzazione
infatti, i dati resi noti oggi confermano “sostanzialmente tre
elementi: la crisi profonda e strutturale dell’economia e delle
dinamiche di consumo; l’esaurirsi degli effetti dell’impennata delle
materie prime energetiche, e politiche di prezzo nel settore dei
servizi più favorevoli”. Il risultato insomma per Confcommercio “era
scontato”, ma resta da vedere se influirà davvero sui consumi delle
famiglie. Positivo il commento del ministro dello Sviluppo economico,
Claudio Scajola, che parla di “segnali incoraggianti per l’economia”
perché “significa che la riduzione dei prezzi dipende soprattutto dal
calo internazionale delle materie prime e solo in parte dalla riduzione
della domanda”. Il potere d’acquisto delle famiglie è dunque
“salvaguardato: non c’è motivo di ridurre stili di vita e consumi,
anche grazie al dato sull’aumento delle retribuzioni nel 2008, pari al
3,5 % contro il 3,3% dell’inflazione”. E sottolinea: “Adesso bisogna
concentrarsi sul sostegno alla domanda e al reddito di chi rischia di
perdere il posto di lavoro, soprattutto nei beni più penalizzati dalla
crisi”.
GLI SCETTICI – A non esultare per l’andamento positivo dei dati
sull’inflazione è invece il Codacons, secondo cui la diminuzione
sarebbe solo “un’illusione ottica”. Secondo l’organizzazione infatti
ogni famiglia “spenderà 300 euro in più all’anno per mangiare”. La
frenata insomma dipenderebbe dal fatto che “da settembre 2007 i prezzi
avevano cominciato ad aumentare con impennate record: è evidente che
dal settembre 2008 l’inflazione non poteva che attenuarsi”. Tanto
scettici da aver calcolato, appunto, che se anche i prezzi dei beni
alimentari si fermassero allo stato attuale, gli aumenti registrati nel
2008 costerebbero ugualmente alle tasche degli italiani circa 300 euro
in più all’anno solo per mangiare”. "Non sarà certo l'inserimento di
nuove voci, del tutto marginali, nel paniere Istat a conferire maggiore
attendibilità alla misurazione dell'inflazione". Questo invece il
commento, altrettanto negativo, di Rosario Trefiletti e Elio Lannutti,
presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Secondo le due associazioni
infatti “sono rimaste immutate voci di spesa importantissime, come
quelle relative al costo dell'abitazione”. Dello stesso parere anche la
Confesercenti, che sottolinea come a calare non siano solo i prezzi “ma
anche il Pil, le imprese e gli occupati”, e concludendo dunque che “c’è
poco da brindare”. L'organizzazione parla di un’economia “incamminata
verso una deflazione dalle conseguenze allarmanti per le imprese e
l'occupazione” e avverte che "a questo punto il timore maggiore è che
l'Italia con il suo fardello di debito pubblico e inefficienze esca
dalla crisi più malconcia degli altri Paesi europei”. Non c’è tempo da
perdere, insomma, “per arginare la crisi”. A lanciare poi un ulteriore
allarme è la Confederazione italiana agricoltori (Cia), che porta
l’attenzione sui prezzi dei prodotti alimentari, che scendono “nei
campi, ma non sugli scaffali dei negozi”. Nel 2008 – sostiene Cia - a
fronte di un calo medio del 7% dei listini sul campo rispetto al 2007,
si sono verificati rincari al consumo dell'ordine del 4,3%.
Cecilia Dalla Negra
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