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Ultime Notizie
Agenda appuntamenti del 6 febbraio 2009
Agenda. Tutti i pezzi
5 febbraio 2009 - Ecco i principali appuntamenti di venerdì 6 febbraio in Italia e nel mondo.
LUSSEMBURGO - Tra Sacro e Profano. Capolavori del XVII secolo nelle raccolte della Banche Italiane.
TEL AVIV - Sounds and Visions. Artists’ Films and Videos from Europe.
NEW YORK - Sign of sound. Performance Fabiana Yvonne,  Lugli Martinez e Matthew Garrison.
MOSCA - Vertice Ue-Russia.
MONACO - 45mo convegno sulla Sicurezza, presente tra gli altri il vice presidente americano Joe Biden, il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer, il presidente della commissione Ue Barroso. Per l'Italia partecipa il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
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Cinema, no a proiezioni di 'Ex' nelle sale parrocchiali
Percorsi nel cinema
5 febbraio 2009 - Niente ' Ex' nelle sale parrocchiali. Per il film corale di Fausto Brizzi, in uscita venerdì 6 febbraio, nessuna proiezione sugli schermi parrocchiali. Nella pellicola, il prete interpretato da Flavio Insinna abbandona la tonaca per amore. Il film, infatti, è stato considerato nella classifica stilata dalla Commissione Nazionale di valutazione Film, curata dall'Acec per conto della Cei "sconsigliabile, non utilizzabile, superficiale". Un giudizio che porta alla sua esclusione dalla programmazione delle circa mille sale riunite dall'Associazione Cattolica Esercenti Cinema.
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Battisti, Pe: Brasile tenga conto sentenza Italia
Cesare Battisti. La giustizia brasiliana nega l'estradizione e lo rende "rifugiato politico" 
5 febbraio 2009 - Con 46 sì, 8 no e nessun astenuto il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione sul caso di Cesare Battisti, con la quale si confida che il riesame della decisione da parte del Brasile tenga conto della sentenza emessa da uno Stato dell'Ue "nel pieno rispetto dei principi di legalità su cui si fonda l'Ue". Presentata dai gruppi del Ppe, Pse, Liberaldemocratici e Uen, la risoluzione è stata posta in votazione dopo che la socialista Martine Roure e il verde Gerard Onesta avevano sollevato la questione della scarsa presenza di deputati al momento del voto.
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Omicidio di Garlasco, Panorama: ecco il materiale sul pc di Stasi
Omicidio di Garlasco. Tutti i pezzi
5 febbraio 2009 - Foto, film a luci rosse, racconti hard e riprese personali. Il settimanale Panorama, in edicola il 6 febbraio, pubblica un servizio di cui è stata data un'anticipazione, con un elenco del materiale e di che tipo, trovato nel computer di Alberto Stasi, unico indagato nell'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Ci sono  file musicali, foto pedopornografiche (per le quali Stasi è già indagato), ma anche di aerei, donne violentate, persone sofferenti.
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Arte, Croppi: vogliamo aprire casa Balla a Roma
Percorsi nell'Arte, nell'Architettura, nel Design e nella Fotografia 
5 febbraio 2009 - La casa dove il pittore futurista Giacomo Balla trascorse nella capitale gli ultimi 30 di vita, diventerà fruibile "almeno per gli studiosi". È quanto assicura l'assessore alla cultura del Comune di Roma Umberto Croppi, che ha fatto un sopralluogo nell'abitazione in via Oslavia, nel quartiere Prati, dopo un falso allarme stampa di infiltrazioni d'acqua nell'appartamento. "È un oggetto d'arte straordinario - ha detto estasiato l'assessore - pieno di decorazioni e dove la maggior parte dei mobili sono stati costruiti dalle mani dell'artista. Un valore incalcolabile sul mercato perché praticamente si tratta di un'opera d'arte tridimensionale.
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Meteo, in arrivo piogge e temporali sul centro-nord
5 febbraio 2009 - In arrivo pioggia e temporali sull'Italia centro-settentrionale. Il tutto è causato da una nuova perturbazione di origine che sta raggiungendo la penisola. Per questo, il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso un allerta meteo valido dalle prime ore di venerdì 6 febbraio: gli esperti prevedono temporali localmente anche molto intensi e venti forti su tutto il nord Italia e sulle regioni centrali tirreniche. Le precipitazioni assumeranno carattere nevoso sulle Alpi a quote superiori agli 800-1.000 metri.
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Moto Gp, Valentino Rossi cade durante le prove, nessun danno
Moto Gp 2009. Tutti i pezzi 
5 febbraio2009 - Durante le prime prove ufficiali del motomondiale, in Malesia, Valentino Rossi finisce a terra senza conseguenze. Dopo essersi tagliato mano e piede sinistri due giorni fa per un banale incidente domestico, il pesarese è caduto oggi nella prima giornata di test della nuova Yamaha sul circuito di Sepang. Fortunatamente, non si è fatto nulla. “Niente di grave - ha detto Rossi ai box -. È solo che mi fanno male le mie ferite".
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Fratellini di Gravina, oggi si decide sull'archiviazione
Fratellini di Gravina. Tutti i pezzi
5 febbraio 2009 – Ha preso il via oggi presso il Tribunale di Bari, l’udienza a porte chiuse per discutere l’opposizione alla richiesta di archiviazione, avanzata dalla Procura, nell’ambito dell'inchiesta contro Filippo Pappalardi, il papà dei fratellini di Gravina di Puglia, Ciccio e Tore.
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Salute, al via la campagna antifumo voluta dal governo
5 febbraio 2009 - Il fumo uccide 5,4 milioni di persone nel mondo ogni anno, di cui 80.000 in Italia. Il ministero del Welfare ha pertanto deciso di lanciare una nuova campagna antifumo, che ha per obbiettivo la riduzione del numero di fumatori abituali, la sensibilizzazione dei fumatori sui danni provocati agli altri, al fine di tutelare i non fumatori e la prevenzione dell’avvicinamento dei giovanissimi alle sigarette.
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Delitto Perugia, Sollecito spostato da Terni a Perugia
Delitto Perugia. Tutti i pezzi
5 Febbraio 2009 – Dopo essere stato spostato dal carcere di Terni a quello di Perugia, Raffaele Sollecito domani prenderà parte, davanti alla Corte d'assise di Perugia, alla seconda udienza del processo per l'assassinio di Meredith Kercher nel quale è imputato con Amanda Knox (tutti e due hanno comunque sempre negato qualsiasi addebito). A quanto si apprende dall’ Ansa, il trasferimento è connesso proprio alle necessità processuali.
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I Simbolisti, artisti alla ricerca dell'anima PDF Print E-mail
mercoledì, 16 giugno 2010

Per Charles Baudelaire la Natura è "una foresta di simboli", per Arthur Rimbaud il poeta è un veggente, per Gustave Moreau e Odilon Redon Orfeo è il simbolo della poesia. Per gli artisti simbolisti era importante andare oltre le apparenze per raggiungere l' "io profondo", il luogo più oscuro dell'anima umana. La mostra "Il Simbolismo - da Moureau a Gauguin a Klimt", che si tiene alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma dal 7 giugno al 16 settembre, ripercorre la grande stagione simbolista e le correnti che ne hanno anticipato la poetica attraverso le opere di Redon, Moreau, Klimt, Gauguin, Bocklin, Dante Gabriel Rossetti, Puvis de Chavannes, Von Stuck, Klinger, i Nabis e gli italiani Segantini, Previati e Pellizza da Volpedo. Perdiamoci in questa foresta di simboli dalla A alla Z.
di Fabio Massimo Penna

A come Apparenza. “Mai fidarsi delle apparenze” recita un vecchio adagio che sottolinea come non sempre la realtà esteriore corrisponda a quella interiore. Quello di superare le apparenze, di andare oltre la realtà esterna per arrivare ad intuire il mistero profondo della vita è l’obiettivo che si prefiggono gli artisti simbolisti. Il problema di svelare la realtà seconda, che si nasconde dietro la facciata esteriore formata da ciò che le cose sembrano dire al loro primo apparire, aveva occupato gli uomini di scienza e cultura che operavano tra la seconda metà dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento.

La scoperta dell’inconscio da parte di Sigmund Freud aveva mostrato l’esistenza di un mondo interiore che non giunge alla coscienza, influenzando tutta l’arte dall’inizio del Novecento in poi e permettendo agli artisti di superare una maniera realistica di rappresentare il mondo che rischiava di trasformarsi in mera imitazione del reale. Il grande drammaturgo agrigentino Luigi Pirandello aveva affermato in “I quaderni di Serafino Gubbio” (1915) “…C’è un oltre in tutto. Voi non volete o non sapete vederlo…” mostrando un mondo assoggettato a condizioni di inautenticità, ad un’esistenza in cui la realtà si avvicenda continuamente con la finzione. Il tema della distanza tra apparenze e realtà interiore dominerà anche tanta cinematografia del Novecento come dimostra Michelangelo Antonioni con i personaggi delle sue pellicole talmente immersi in una realtà superficiale e stratificata da non riuscire più a comunicare con il mondo e con gli altri.

B come Bocklin. E’ un universo visionario ed immaginario quello del pittore svizzero Arnold Bocklin che realizza dipinti innervati da un’inquietudine sottile e da un profondo senso di angoscia. Il suo intento è quello di disvelare la sensazione di spaventoso e terribile che si nasconde dietro la rassicurante apparenza della realtà visiva. Ad alimentare la sua vocazione per un’arte inquietante e straniante erano stati i sette anni di formazione trascorsi a Roma (1850-57) tra le vestigia cittadine di un passato irrecuperabile e lontano. I paesaggi e le vedute romane sono i soggetti di opere che lo rendono famoso come paesaggista e gli permettono di superare brillantemente un periodo di ristrettezze economiche. Dopo il 1871 diventa evidente la sua aspirazione a rendere nei suoi dipinti gli stati d’animo: esemplare in tal senso è “L’autoritratto con la morte che suona il violino” (1872) in cui rappresenta la condizione umana attraverso un’immagine angosciante e sarcastica che lo vede raffigurato con la morte situata alle sue spalle che ride beffardamente e suona il violino. Suo capolavoro assoluto è “L’isola dei morti”, dipinto ipnotico e visionario, dall’esasperata atmosfera mistica ed onirica, che esprime un profondo senso di ambiguità ed enigmaticità. A Bocklin si ispira il de Chirico della stagione che anticipa quella Metafisica: la figura in primo piano ne “L’enigma dell’oracolo” richiama la figura sulla barca de “L’isola dei morti” mentre  la dechirichiana “Lotta di centauri” si rifà apertamente alla “Battaglia di centauri” del maestro svizzero.

C come Controcorrente. Nel 1884 lo scrittore francese di origini fiamminghe Joris-Karl Huysmans scrive un capolavoro del Decadentismo “à rebours” ("Controcorrente") in cui menziona i pittori che si avvicinano alla temperie decadente, Gustave Moreau e Odilon Redon, accostandoli a El Greco. Il protagonista del romanzo, che si vuole ispirato alla figura di Odilon Redon, è un intellettuale che rigetta la noia e la mediocrità della vita contemporanea per chiudersi in una sorta di eremo dove conduce una vita controcorrente e fuori dagli schemi. Il pittore di Bordeaux era ossessionato, come l’eroe del libro, dai sensi e dalla loro relazione con l’immaginario. L'opera di Huysmans conobbe un notevole successo e venne definita "la Bibbia del Decadentismo".

D come Dante Gabriel Rossetti. Nel 1848 a Londra si stringe un sodalizio tra tre giovani pittori William Holman Hunt, Dante Gabriel Rossetti e John Everett Millais. La loro società artistica viene chiamata “Confraternita dei preraffaelliti” e ad essa in seguito si uniscono Edward Burne-Jones e William Morris. I preraffaelliti intendono esprimere il disagio nei confronti della civiltà industriale ed alla sua produzione oppongono manufatti di artigianato. La confraternita si propone di recuperare modelli della pittura del passato ed individua la propria fonte di ispirazione nell’arte che precede Raffaello ed in particolare innalza ad età dell’oro il Medioevo. Anche la purezza del primo Rinascimento diventa un punto di riferimento importante come si può notare in opere come “Ecce ancilla domini” (1850) di Dante Gabriel Rossetti chiaramente ispirato all’opera di Beato Angelico e “La scala d’oro” (1880) di Edward Burne-Jones in cui la tipologia delle donne è di chiara ascendenza botticelliana. I preraffaelliti assorbono le contraddizioni dell'epoca in cui vivono, che passa da una concezione di vita agricola ed artigianale a quella industriale. Da qui il loro continuo oscillare tra passato e presente, tra realtà oggettiva e aspirazione ad un mondo superiore: caratteristiche che ne fanno un’anticipazione della stagione del simbolismo.

G come Gauguin. Da un’allucinazione collettiva al quadro. “La visione dopo il sermone” dipinto realizzato da Paul Gauguin nel 1888, periodo in cui risiedeva nell’incontaminata ed arretrata località di Pont-Aven, rappresenta ciò che un gruppo di donne bretoni, influenzate dalla predica appena ascoltata durante la messa, credeva di aver visto ossia la lotta di Giacobbe con l’Angelo. La scena raffigurata, già mistica ed irreale di suo, raggiunge alti livelli di astrattezza per la stesura piatta,  senza sfumature, di un colore antinaturalistico (il terreno è di un improbabile rosso) e per l’impiego della marcata linea di contorno “cloisonniste” (che ricorda la bordatura metallica delle vetrate medievali).
La descrizione del “mondo interiore” in luogo della realtà esterna diventa ancora più evidente in un dipinto dal grande valore simbolico come “Il Cristo giallo” (1889) dove i colori non sono oggettivi ma scelti per provocare differenti stati d’animo nello spettatore: il Cristo crocifisso è giallo, gli alberi sono rossi, le colline gialle. Cresciuto con un carattere indipendente, il pittore parigino trascorre l’infanzia in Perù prima di arruolarsi nella Marina Mercantile per soddisfare il suo desiderio di vedere il mondo. Nel 1871 rientra in patria e dal 1872 al 1883 lavora come agente di Borsa. A 34 anni decide di dedicarsi esclusivamente alla pittura e nel 1886 partecipa all’ottava ed ultima mostra impressionista. Abbandonati la moglie e i cinque figli, dopo un viaggio a Panama e nella Martinica soggiorna a Pont-Aven. Nel 1888 decide di passare un periodo ad Arles insieme al collega ed amico Van Gogh ma il sodalizio si interrompe quando Gauguin, aggredito dal pittore olandese durante una crisi nervosa, fugge spaventato e ritorna in Bretagna a Le Pouldu. Nel 1891 decide di abbandonare la società civile per inseguire il mito del “buon selvaggio” e parte per Thaiti dove lavora di buona lena realizzando capolavori come “Due donne tahitiane sulla spiaggia” (1891) e “Ta matete” (1892). Motivi economici e di salute lo costringono a tornare a Parigi nel 1893, dove rimane per due anni prima di tornare a thaiti dove realizza quello che è considerato il suo testamento spirituale “Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo?” (1897-98) straordinario e monumentale (1,46 x 3,76 m.) insieme di forme, colori e simboli che viene definito dall’autore stesso “…Un’opera filosofica su un tema paragonabile a quello del Vangelo…” Sono anni pieni di difficoltà in cui la miseria e le sofferenze morali lo costringono a trasferirsi alle isole Marchesi (1901) dove, malato e povero, scompare nel 1903.

I come Intuizione. Per il dizionario italiano Garzanti intuizione è una “percezione pronta e acuta della realtà” o una “disposizione naturale a cogliere prontamente la soluzione di un problema”. L’intuizione è la facoltà umana su cui si fonda il Simbolismo che la ritiene il mezzo più idoneo per raggiungere la verità. Quello che i realisti comprendono attraverso la percezione del reale i simbolisti lo afferrano tramite l’intuizione.

K come Klimt. Grande protagonista della secessione viennese ed esponente di punta dello stile Liberty, Gustav Klimt mostra nei suoi lavori anche una forte vena simbolista. La sua arte appare agli occhi dello spettatore moderno enfatica ed ornamentale ma ai suoi tempi doveva apparire eversiva ed innovativa. Klimt è uno dei fondatori e collaboratori della rivista della secessione “Ver sacrum”. La sua elegante pittura è caratterizzata da un marcato linearismo, un disegno di grande eleganza, e dall’utilizzo di colori brillanti e smaltati spesso mescolati con l’oro. Del 1899 è un quadro-emblema del simbolismo "Nuda veritas" in cui campeggia la raffigurazione di una donna nuda che mostra agli spettatori uno specchio, che indica il desiderio degli artisti di realizzare un'arte vera ed autentica, cui si contrappone il serpente che striscia ai suoi piedi, simbolo della menzogna e dell'inganno. Tra il 1900 ed il 1903 realizza l’importante ciclo pittorico per l’aula magna dell’Università di Vienna con le allegorie della “Filosofia, Medicina e Giurisprudenza” e nel 1902 il “fregio di Beethoven”. Nel 1901 dipinge il famoso “Giuditta I” quadro dallo sviluppo verticale che rappresenta l’eroina biblica con i tratti di Adele Bloch-Bauer, avvenente "dark lady" simbolo della donna fatale capace di spingere alla rovina il proprio amante. Tra il 1907 ed il 1908 realizza l’olio su tela “Danae” in cui, riprendendo il tema tradizionale di Danae ingravidata da Zeus trasformato in pioggia d’oro, raffigura la fanciulla rannicchiata in posizione fetale a simboleggiare la maternità. Nello stesso periodo realizza uno dei suoi quadri più famosi “Il bacio”, opera preziosa in cui da una superficie ricolma di decorazioni, mosaici (si dice che l'artista sia stato influenzato dai mosaici di Ravenna da lui studiati nel 1903) e da un fondo oro affiorano i volti di un uomo ed una donna avvinghiati in un bacio appassionato. Klimt e’ stato anche autore di paesaggi (“Betulle”) e richiestissimo ritrattista.

L come Letteratura. Il Simbolismo è in primo luogo una corrente letteraria. E’ il poeta Jean Moreas a porre le basi teoriche del movimento asserendo nell’articolo-manifesto apparso nel 1886 sul “Figaro”: “…Il principio della poesia moderna sta in un modo di interpretare il reale per mezzo di simboli…” Dopo il fallimento della ragione, è affidato alla poesia, strumento spontaneo, irrazionale e sincero il compito di interpretare quell’intrico di simboli che è la realtà. La lirica è un sistema di comunicazione, libero dalle tradizionali convenzioni, che è volto ad indagare il fondo nascosto e segreto delle cose e del mondo. Autore di riferimento dei simbolisti è Charles Baudelaire che nella poesia “Corrispondenze” tratta dalla raccolta “I fiori del male” afferma: “E’ un tempio la Natura ove viventi/ pilastri a volte confuse parole/ mandano fuori; la attraversa l’uomo/ tra foreste di simboli dagli occhi/ familiari…” chiarendo il senso della poetica che innerva l’opera sua, di Paul Verlaine, di Arthur Rimbaud e di Stéphane Mallermé. Altro testo-base del movimento è “Il pomeriggio di un fauno” di Mallarmé in cui lo scrittore parigino accentua l’oscurità del linguaggio spingendolo ai limiti dell’incomunicabilità. Tra le sue opere ricordiamo il poema “Herodiade” iniziato nel 1864, interrotto e ripreso negli ultimi anni di vita,  la raccolta di poesie “Poésies” (1887) mentre nel 1897 pubblica “Un colpo di dadi non cancellerà mai il caso” imprevedibile poema di ascendenza ermetica. Una vita da autentico poeta maledetto è quella di Arthur Rimbaud. Dopo aver ricevuto nell’infanzia un’educazione severa ed autoritaria, il poeta di Charleville rivela un carattere anticonformista e ribelle, insofferente ad ogni forma di regola sociale e di imposizione religiosa, che lo porta a fuggire di casa ed a partecipare al clima della comune parigina. Nel 1871 scrive “Il battello ebbro” che invia a Paul Verlaine intrecciando così un rapporto (anche un po’ equivoco) di stretta amicizia con il più anziano collega. I due trascorrono un periodo tra droghe ed alcool spostandosi continuamente tra il Belgio e l’Inghilterra fino a quando Verlaine,  nel 1873, spara all’amico. Rimbaud si riprese presto dalle ferite e scrisse “Una stagione all’inferno” (1873) seguito dalle “Illuminazioni”, pubblicate nel 1886. Inizia un periodo di vagabondaggi: si arruola nell’esercito olandese, ma ben presto diserta e fugge in Irlanda, in Germania ed in Svezia dove lavora in un circo. La sua vita fatta di peregrinazioni prosegue fino a quando un tumore ad un ginocchio lo costringe a farsi ricoverare nell’ospedale di Marsiglia, dove, però, neanche l’amputazione dell’arto è sufficiente a salvargli la vita. Poeta maledetto fu anche Paul Verlaine che condivise con Rimbaud due anni di inferno. Quando conobbe il giovane poeta di Charleville, era un uomo sposato ma la fuga con lui, prima in Inghilterra e Belgio, fece naufragare il matrimonio con Matilde Mauté de Fleurville. La vita di Verlaine è segnata costantemente dalle stigmati di una profonda crisi ideologica ed esistenziale che lo porta ad annegare il malumore nell’alcool, a finire in carcere in due occasioni (la prima volta per aver sparato a Rimbaud, la seconda per aver tentato di strangolare la madre), ad avere crisi mistico-religiose. Tra le sue opere maggiori ricordiamo i “Poemi saturnini” (1866), “Feste galanti” (1869), “Romanze senza parole” (1874), “Saggezza” (1881), “L’arte poetica” (1882), lirica manifesto del simbolismo europeo, la raccolta di saggi e articoli “I poeti maledetti” (1884), “Parallelamente” (1889), “I miei ospedali” (1891) e “Confessioni” (1895).

M come Moreau. Il pittore parigino Gustave Moreau affermava: “Credo solo a ciò che non vedo e unicamente a ciò che sento” ed effettivamente tutta la sua pittura è strettamente legata a questo precetto: durante tutta la sua carriera, infatti, l’artista francese tenta di andare oltre il visibile proponendo temi mitologici, esotici ed allusivi espressi in uno stile elegante da molti considerato anticipatore del linguaggio simbolista. Il "grand tour" che effettua in Italia tra il 1857 ed il 1859 è decisivo per la sua formazione. Visita Roma, dove può acquisire un’inestimabile repertorio di immagini, monumenti e luoghi dell’antichità e dove conosce Pierre Puvis de Chavannes, Firenze, con le sue memorie rinascimentali, Venezia, patria del tonalismo, e, tappe fondamentali per apprendere veramente la lezione dell’antico, Pompei ed Ercolano. In Moreau la critica ha voluto vedere il rappresentante di una schiera di artisti attestati sulle posizioni di un tardo romanticismo visionario che apriva la strada al simbolismo vero e proprio. Le sue opere sono connotate da un’atmosfera mistica, una meticolosa resa del particolare, una spiritualità innervata da un velo di sensualità. Ricordiamo tra i suoi capolavori “Edipo e la Sfinge” (1864), “Orfeo” (1865), oggetto di studio per molti artisti più giovani, “Salomé” (1871) e “Salomé con la testa di San Giovanni Battista” (1890-98).

N come Nabis. Nell’agosto del 1888 il giovane Paul Sérusier incontra in Bretagna Paul Gauguin ed ha occasione di dipingere insieme la grande pittore parigino. Da questo incontro Sérusier ricava un quadro (“Il talismano”) e l’apprendimento dello stile sintetista con la stesura del colore puro, non mescolato, e con l’accentuata linea di contorno cloisonniste. Entusiasta Sérusier comunica le sue esperienze agli amici parigini (Maurice Denis, Pierre Bonnard, Felix Vallotton ed Edouard Vuillard) e fonda con loro il gruppo dei Nabis (profeti in ebraico). Il gruppo ha una stagione piuttosto breve (dal 1890 al 1900) ed è caratterizzato dall’adozione di uno stile di vita monacale ed orientaleggiante e di amenità quali i riti spiritualistici ed i pasti in costume. La qualità artistica delle loro realizzazioni non è eccelsa ma è importante il messaggio che hanno lasciato agli artisti successivi: ciò che interessa non è il paesaggio o l’evento rappresentato ma il modo con cui il pittore attraverso di essi esprime la propria realtà interiore.

O come Orfeo. La testa di Orfeo, innalzata ad emblema della poesia, campeggia nei quadri dei pittori simbolisti: dall’”Orfeo” del 1865 di Gustave Moreau, all’”Orfeo” (1893) fluttuante su di una sorta di cielo di Jean Delville, all’ “Orfeo” (1903) immerso in uno spazio virtuale di Odilon Redon.
Dopo la morte della moglie Euridice, l’angosciato poeta e musico Orfeo scende agli inferi ed ottiene un accordo con gli Dei che restituiranno la vita alla donna amata dal poeta a patto che lui non la guardi finché si trovano nel mondo dei morti; il poeta è incapace di tener fede alla promessa e si volta a guardare la moglie prima dell’arrivo in superficie condannandola alla morte definitiva. Orfeo, ormai disperato, viene ucciso e dilaniato dalle menadi che gettano i suoi resti nel fiume Ebro.
Il tema di Orfeo ed Euridice e della morte di Orfeo viene affrontato dai poeti latini Publio Ovidio Nasone (libri X e XI delle “Metamorfosi”) e Publio Virgilio Marone (“Georgiche”, IV).
Nel giugno del 1480 il poeta e filologo Angelo Poliziano compone, per una festa di corte, il testo drammatico “La favola d’Orfeo”. Il poeta di Montepulciano riprende da Ovidio e Virgilio il mito di Orfeo ed Euridice per esprimere lo stupore di fronte alla bellezza e il senso della caducità e della fugacità delle cose e della vita.
Nella sua poesia giovanile “Orfeo, Euridice, Ermes”, scritta nel 1904, Rainer Maria Rilke affronta i temi dell’amore e dell’abbandono. Il drammaturgo francese Jean Anouilh rivisita il mito in chiave moderna nella sua “Euridice” (1942). Anche il poeta e drammaturgo Jean Cocteau dà una versione contemporanea del mito nel visionario dramma “Orfeo” (1927) che nel 1950 porta anche sul grande schermo insieme al “Testamento di Orfeo” (1960) , debordante film-testamento ricco di trovate liriche e plastiche e di simboli ossessivi. Gesualdo Bufalino rilascia una sconvolgente lettura del mito con Euridice che arriva comprendere come Orfeo si sia voltato di proposito per costringerla a rimanere nel mondo dei morti. Altrettanto sorprendente è la lettura di  Cesare Pavese nei “Dialoghi con Leuco’” (1947) in cui afferma che Orfeo scende nell’Ade non per riprendere Euridice ma per trovare il proprio destino.
Inoltre l’Orfismo era un culto misterico dell’antica Grecia, fondato sulla reincarnazione, sui riti di purificazione dell’anima e legato a due miti: quello di Orfeo e quello di Dioniso. Lo stesso termine viene usato da Guillame Apollinaire nel 1912 per definire l’arte di Robert Delaunay, identificando in Orfeo l’unica creatura in grado di cambiare il mondo. In seguito si parlerà di Cubismo Orfico, variante della corrente cubista caratterizzata dall’utilizzo di un colore acceso e da un accostamento di colori complementari che genera un’idea di movimento.

P come Previati. Considerato l’iniziatore del divisionismo, nel 1905 Gaetano Previati  scrive “Tecnica della pittura” e nel 1906 “Principi scientifici del divisionismo” ponendo le basi teoriche del movimento. La declinazione che l’artista di Ferrara dava del divisionismo è del tutto particolare: la sua immagine non era data da una stesura di puntini ma da una serie di segni sfilacciati e filamentosi di colore puro accostati. Nel 1890-1891 realizza una grande opera simbolista “Maternità” caratterizzata da  figure eteree che rasentano l’evanescenza: l’opera al suo apparire scatena violente polemiche da parte di spettatori legati ad una visione naturalistica a cui il pittore replica spiegando che il quadro è “…un fiat che dice: adorate la madre.” L’opera, di chiara matrice divisionista, ha anche il merito di far assurgere Previati ad uno dei massimi esponenti del simbolismo europeo. Umberto Boccioni considererà sempre Previati un punto di partenza per la sua ricerca futurista. Sue opere famose sono “Sul prato” (1889-1890), “Spasimo” (1901), il trittico “La notte”, “Il carro del sole”, “Il giorno” (1907), “La creazione della luce” (1913).

R come Redon. Accanto al visibile vive un mondo incorporeo ed inconscio. Di questo mondo il pittore di Bordeaux Odilon Redon vuole restituire un’immagine visibile e concreta. L’uscita nel 1899 del testo fondamentale per la teoria psicanalitica “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud mostrava l’importanza della fase onirica per arrivare a svelare i pensieri rimossi che formano l’inconscio ed il sogno era proprio la fonte delle immagini e delle sensazioni a cui attingeva Redon per realizzare le sue opere. Così come nella fase onirica la censura interviene con modalità proprie (condensazione, spostamento) per celare i pensieri latenti (il significato nascosto delle immagini oniriche) e dare vita al contenuto manifesto del sogno (il sogno così come si mostra) così il pittore francese rappresenta le cose reali sopprimendo i nessi logici che le uniscono e inserendole in realtà spazio temporali diverse da quelle in cui sono abitualmente incluse tentando, così, di arrivare svelare il proprio mondo interiore ed esprimere l’invisibile. La fase iniziale della carriera artistica vede Redon prediligere il disegno e la litografia e fino al 1890 l’incisione è il suo mezzo espressivo preferito. Dal 1890 finalmente introduce nei suoi lavori i colori dedicandosi all’acquarello, al pastello, alla pittura ad olio. Le sue opere, di alto valore evocativo, ne fanno una guida spirituale per i giovani artisti che seguono il simbolismo. Uno dei suoi più alti capolavori è la decorazione della biblioteca  dell’abbazia di Fontfroide realizzata nel 1910-1911. Tra le altre sue opere famose ricordiamo la “Testa di martire” (1877), “Orfeo” (1903), il “Ritratto di Violette Heyman” (1909-10) e “La nascita di Venere” (1912).

S come Segantini. “…Ma già nell’ “Amore alla fonte della vita” il tema simbolico si va liberando dalle implicazioni stilistiche più ricercate, e si distende secondo una strofa grandiosa, gremita, riboccante per un verso di germinazione vegetale come in un naturalista informale, ma, lì accanto distesa  così grandiosamente nelle candide ali dell’angelo che tutti i Bistolfi, che ne provengono, resteranno ben lontani da quel sospeso chiarore. Segantini, insomma, è troppo coinvolto con la vita nella sua profondità e sacertà perché il Jugendstil in lui resti dato di moda. E come era essenzialmente simbolico il tema solo apparentemente sentimentale delle “Due madri”, in realtà contesto di bruna logorata emozionante pittura, quasi come in un Permeke, così man mano gli spunti simbolici lo aiutano a maturare la sintesi suprema della sua visione di paesaggio, accostandosi a una sempre più profondamente riscoperta semplicità…” il grande storico dell’arte bolognese Francesco Arcangeli inquadrava così il periodo simbolista di Giovanni Segantini, che era costato al pittore di Arco parecchie critiche. Molti avevano voluto vedere nella sua adesione alla temperie simbolista una sorta di declino della sua arte. Ma lo studioso felsineo nella sua analisi dell’ “Amore alla fonte della vita” mostra di apprezzare questa fase in cui quello che è stato uno dei massimi divisionisti italiani si immerge in un’arte che tenta di esprimere, attraverso immagini concrete, il proprio “io” interiore. Segantini aveva sempre consacrato i suoi lavori migliori alle Alpi, alla montagna con i suoi solenni silenzi e l’abbagliante candore della neve. I montanari, che vivevano a contatto immediato con una natura selvaggia ed ostile, divenivano il simbolo dell’innocenza perduta di un’umanità ingrigita e incattivita dal progresso. Il realismo che caratterizza “Le due madri” (1889) lo fa contrapporre al suo apparire alla Triennale di Brera del 1891 all’opera simbolista di Gaetano Previati “Maternità”. Ma ben presto l’interpretazione naturalistica lascia il posto ad una lettura simbolista che nell’accostamento della madre con il figlio alla mucca con il vitellino vede un chiaro riferimento tanto all’eterno rinnovarsi della vita quanto all’asprezza del lavoro quotidiano ed alla povertà che unisce le due genitrici. “L’amore alle fonti della vita” presenta dei colori connotati da un forte simbolismo come spiega lo stesso pittore in una lettera a Domenico Tumiati “…Amore eterno dicono i rossi rododendri, eterna speranza rispondono i zembri sempreverdi. Un angiolo, un mistico angiolo sospettoso, stende la grande ala sulla misteriosa fonte della vita. L’acqua scaturisce dalla viva roccia, entrambi simboli dell’eternità…” Usando la tecnica divisionista che gli è propria, Segantini mostra in questo lavoro la spiccata componente mistico-simbolica che caratterizza l’ultimo periodo della sua breve vita. La traduzione di Luigi Illica del poema indiano Pangiavahli (…Non ebbe un riso, un sol bacio il tuo figlio,/ o invano madre?…) ispira a Segantini il ciclo delle “cattive madri”, le donne che hanno rifiutato la maternità. Il tema evidentemente si confaceva alla sensibilità del  pittore di Arco che aveva avuto un’infanzia infelice poiché aveva perso prestissimo la madre ed era stato abbandonato dal padre.

V come Volpedo. La pittura di Giuseppe Pellizza da Volpedo è caratterizzata da una forte componente politico-sociale e da uno schietto verismo che ne hanno fatto un artista paladino dei deboli e degli oppressi. Il suo impegno etico appare evidente in lavori come  “Il Quarto Stato”, opera che testimonia del suo avvicinamento al socialismo attraverso la rappresentazione della marcia travolgente dei lavoratori verso l' emancipazione ed il riscatto sociale, “Gli ambasciatori della fame” e “Fiumana”. Decisivo per la qualità del suo lavoro pittorico è l’incontro con la tecnica divisionista che lo spinge verso un trattamento più mentale ed intellettuale del reale: la sua opera, insomma, da un verismo assoluto vira verso una rappresentazione del reale più mentale ed intellettuale. Il suo lavoro si contraddistingue per un moderato simbolismo. Una lettura in senso simbolista della sua opera, che può venir data anche del suo capolavoro “Il quarto stato” (1896-1901) in cui la marcia dei lavoratori va intesa nel senso della rappresentazione emblematica delle rivendicazioni e delle lotte delle classi povere, diviene indispensabile per lavori come “Lo specchio della vita. E ciò che fa la prima, e le altre fanno” (1895-1898), in cui il titolo rinvia al terzo canto del purgatorio di Dante “…E ciò che fa la prima, e l’altre fanno,/addossandosi a lei, s’ella s’arresta,/semplici e quete, e lo ‘mperché non sanno…” e “Speranze deluse” con la contadinella in primo piano che, intenta a dar da mangiare alle sue pecore volta le spalle ad un corteo nuziale, forse quello del suo amante che le ha preferito un’altra donna.

Fabio Massimo Penna

Last Updated ( lunedì, 16 maggio 2011 )
 
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