Si moltiplicano su Facebook i gruppi di fan che inneggiano a boss mafiosi e organizzazioni criminali: tra i più amati dal pubblico Totò Riina e Bernardo Provenzano, in un gioco pericoloso che dimentica le vittime.
di Cecilia Dalla Negra
Mafia: tutti i pezzi
Qui lo dico...
IL MITO DEL GODFATHER – Alcuni miti, si sa, sono duri a morire. Tanto più se vi è stata edificata la componente aggiuntiva dell’idolatria cinematografica, che spesso dimentica di precisare la verità delle cose sacrificandola a un personaggio che funzioni sullo schermo. È andata così per il mai dimenticato “Padrino” dei film di Francis Ford Coppola, che si è impresso nell’immaginario collettivo come poche altre figure del cinema hanno saputo fare. Una Marylin sui generis, che ha incantato generazioni affascinate dal mito del potere ad ogni costo. Il Marlon Brando che parlava, doppiato, in dialetto siciliano nel film corrispondeva però a un personaggio reale, e non altrettanto affascinante. Certo non lo sono stati i suoi degni successori, oggi dietro le sbarre, con le mani sporche del sangue di centinaia di vittime innocenti.
Eppure, nonostante nella memoria collettiva italiana il ricordo delle
stragi di un quindicennio fa sia ancora vivo e presente, ci sono falsi
miti che tengono, e faticano a morire. Arrivando a contaminare, com’è
ovvio, gli spazi della socialità condivisa che si diffondono in rete,
come il social network più popolare d’Italia, Facebook . Che ha dei
pregi, come ogni cosa, e molti difetti, non foss’altro per la totale
libertà di espressione che vi è contenuta. Anche quella, perché no, di
omaggiare Bernardo Provenzano o augurare buon Natale a Totò Riina. Come
sia possibile che un pubblico giovane, che dovrebbe essere cresciuto
con un senso civico nuovo rispetto al passato, trovi divertente
chiedersi “ma cu è stu Dalla Chiesa”, è tutto un altro paio di maniche.
BACIAMO LE MANI – Allo “Zi Binnu” tutti vogliono augurare un nuovo
anno, sempre tenendo a mente che “la famiglia è sacra” (ma solo quella
mafiosa: quelle degli altri devastate dai lutti invece no) e che
“l’onore viene prima di tutto”. Un onore che i mafiosi stessi non
conoscono, sempre ammesso che invece non siamo noi a sbagliare,
rifiutando di comprendere cosa ci sia di onorevole nello sciogliere il
corpo di un ragazzino undicen ne nell’acido (leggi Giuseppe di Matteo,
figlio di Santino). Quello che raccoglie più tifosi resta “Corleone –
The Godfather”, che ricorda ai suoi 3.521 membri che “la storia
continua”, come chiunque frequenti le cronache del sud Italia sa fin
troppo bene. Tra “Forza Totò” e “il rispetto è tutto” non si contano i
commenti lasciati sul muro virtuale del boss di Corleone, che al suo
attivo detiene almeno una quindicina di profili a lui dedicati. E poco
importa che dietro la foto e i commenti non ci possa essere il padrino
in carne e ossa, per nostra fortuna recluso nel carcere di Opera, a
Milano, dove presumiamo che il regime di 41bis non gli conceda lussi
come Facebook.
PROVENZANO FANS CLUB - E chissà se non sarebbe contento Bernardo
Provenzano di scoprire che i suoi “pizzini” indirizzati alla famiglia
per gli oltre 200 membri del suo “Offical fans club” sono mantra da
ripetere alla sera. I consigli religiosamente ispirati che il boss –
tra i più sanguinari che la nostra storia ricordi, e che porta la colpa
di centinaia di morti ingiuste – si premura di consegnare al figlio
perché sia sempre “calmo e retto”. Un po’ come lui insomma, che in fin
dei conti ha solo ordinato qualche strage, niente di più. Per lui
saranno stati creati oltre 20 profili, tra cui il gruppo nato su misura
per chiederne la “santificazione”: registrato nella categoria dei
“business man”, come un qualsiasi responsabile d’azienda. Già meglio di
quello che si riesce a leggere nel gruppo “Cosa Nostra”, dedicato
all’omonima organizzazione criminale, che la cataloga nell’alveo delle
“No profit organization”. Viene da domandarsi il perché allora di
traffici internazionali di stupefacenti, spaccio, mani sugli appalti e
riscossione del pizzo, se è il “no profit” l’animo che spinge gli
uomini d’onore, secondo il creatore della banda virtuale.
L'ANTIMAFIA (VIRTUALE, E NON) - Di gruppi che si chiamano “Mafia” ce ne saranno una decina, e spopola
fra gli iscritti il gioco “Guerra fra bande”, nel quale bisogna
comportarsi come un qualsiasi clan mafioso, acquistando casinò, armi,
pistole e macchine costose. Un solo membro, invece, nel desolato e
solitario gruppo che la guerra fra bande cerca inutilmente di fermarla.
Quasi 2.000, infine, i membri iscritti a “Italian Mafia ‘Cosa Nostra’”,
che evidentemente spopola anche oltreoceano, con una sola voce fuori
dal coro che scrive sul muro virtuale e si chiede se non siano “tutti
impazziti”, e mentre si augura che sia solo uno scherzo gli intima
“vergognatevi”. E menomale, aggiungiamo noi.
Nella “guerra” tutta virtuale fra personaggi, virtuali ma esistenti,
che popolano Facebook, anche l’antimafia, per fortuna, ha la sua parte.
Tantissimi i sostenitori delle pagine che ricordano il sacrificio di
Peppino Impastato e Rocco Chinnici , di Paolo Borsellino e Giovanni
Falcone , di Carlo Alberto Dalla Chiesa (che per rispondere alla
strafottente domanda di cui sopra, è una vittima innocente della
violenza mafiosa, come gli altri) e i tanti che sono morti difendendo
un rispetto e un onore, quelli sì, davvero autentici.
Cecilia Dalla Negra
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