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Cantautore, Salvatore Antonio Gaetano, nome d’arte Rino Gaetano, nasce il 29 ottobre 1950 a Crotone in Calabria, muore a Roma il 2 giugno 1981.
Nell’anno di Rino Gaetano...
Percorsi nella Musica
“Ho faticato a farmi strada per via del mio cognome che fa così tanto rima con Reitano. Difatti ho iniziato come attore, portando in tournée persino Aspettando Godot. E così come casualmente mi sono avvicinato al teatro, altrettanto casualmente ho scelto la musica cantando canzoncine come si fa a scuola. Non do alcun messaggio. Racconto ciò che penso che la gente stia pensando. Ci sono persone pagate per dare notizie, altre per tenerle nascoste, altre per falsarle. Io non sono pagato per far niente di tutto questo”. (Rino Gaetano)
L’indimenticabile. Un aggettivo che esprime pienamente il segno che ci ha lasciato. Come Luigi Tenco , il successo per Rino arriva dopo la morte. L’anno 1980-1981, vede scomparire altri due grandi personalità della musica leggera, Bob Marley e John Lennon. Entrambi portarono via con sé qualcosa di grande, che va al di là del semplice messaggio sociale e anti-conformista, ma ingloba la totalità dell’esistenza umana in un mondo pieno d’ingiustizie, al quale seppero dare un senso. Per molti è stato manipolato politicamente, ma lui non si era mai schierato.
Rino Gaetano rimane per tutta l'infanzia a Crotone ma all’età di dieci anni, insieme ai genitori in cerca di lavoro, si trasferisce a Roma dove trascorse il resto della sua vita. Così inizia una nuova vita ad immagine pasoliniana come dai versi de “Le Ceneri di Gramsci ”, un mondo dove, Ero al centro del mondo, in quel mondo/ di borgate tristi, beduine,/ di gialle praterie sfregate/ da un vento sempre senza pace,/ venisse dal caldo mare di Fiumicino,/ o dall'agro, dove si perdeva/ la città fra i tuguri; in quel mondo/ che poteva soltanto dominare,/ quadrato spettro giallognolo/ nella giallognola foschia,/ bucato da mille file uguali/ di finestre sbarrate, il Penitenziario/ tra vecchi campi e sopiti casali.
Non ama molto studiare e pertanto coltiva i suoi primi interessi per il mondo del teatro. Inizia a suonare la chitarra e compone le sue prime canzoni. Fin dall’inizio si scontra con un universo musicale in contrasto con le sue sonorità fuori dalle righe. Nonostante ciò, viene notato da alcuni discografici e debutta con un 45 giri sotto lo pseudonimo di “Kammamuri's" con la canzone "I love you Marianna". Un flop: l’aspetto “demenziale” del suo genere non è molto ben accettato. Lui ci riprova con un intero disco "Ingresso libero" nel 1974. Anche questa volta il pubblico e la critica lo ignorano, ma per Rino Gaetano è già un successo essere entrato nel mercato artistico. Il 1975 segna il successo con "Ma il cielo è sempre più blu", brano che lo porta primo nelle classifiche. L’anno successivo "Mio fratello è figlio unico", un brano stravolgente, realizzato dopo lunghi anni di prove; all’interno dello stesso LP faceva parte una canzone che sale sul podio delle hit parade della memoria collettiva, "Berta filava".
Dal 1979 al 1978, un'ascesa trionfale. S’impone al pubblico come il "grillo parlante". Scrive una serie di pezzi che divertono e allo stesso tempo fanno riflettere su temi delicati. "Aida" (1977) , "Nuntereggaepiù" (1978) ed infine "Gianna" la canzone con la quale partecipò al Festival di Sanremo del 1978 conquistando il terzo posto. A Sanremo si esibisce in modo plateale, e rimane nella memoria di molti. "Gianna" per diverse settimane è al primo posto in classifica.
L’album, "Resta vile maschio dove vai" del 1979, lancia "il tormentone" estivo "Ahi Maria". Questo disco segna il passaggio dalla piccola casa discografica It, alla multinazionale RCA. Lo stesso anno realizza una tournée che lo fa conoscere in tutta Italia. Dopo questo periodo intenso di successi il pezzo “E io ci sto" del 1980 è un fallimento. Pertanto inizia a collaborare con altri artisti come Riccardo Cocciante e i New Perigeo. Nel 1981 recita nel Pinocchio di Carmelo Bene a Roma nel ruolo della volpe.
All’età di trentuno anni, a seguito di un incidente stradale scontrandosi con la sua volvo 343 contro un camion, sulla via Nomentana all'incrocio con via XXI aprile, Gaetano, in fine di vita, viene rifiutato da cinque ospedali. All’alba del 2 Giugno 1981, muore per la gravità delle ferite riportate a pochi giorni di distanza dalla data del suo matrimonio. È sepolto al cimitero del Verano.
Resta di lui la memoria di un cantautore che seppe sbeffeggiare, con ironica disinvoltura e ben oltre il suo tempo, i costumi e le certezze diffuse che si stavano venendo a creare, e le loro contraddizioni. Il raggazzo della Calabria, tramite un'espressività esplosiva, riportò nelle coscienze la dimensione della condizione umana.
"Hanno detto di lui":
“Era proprio un bel tipo, Rino Gaetano. Svirgolava dalla grammatica della canzone, urlava con quella voce da tarantato, ma vivaddio aveva sempre una trovata e le sue canzoni avevano comunque una verità. Molto scomoda. Come quando affermava che suo fratello era figlio unico, e snocciolava i problemi dei disoccupati; o cantava la bellezza dell'extracomunitaria Aida, o Spendi spandi effendi (roba di petrolio). Era sgradevole, era un folletto, era uno che non cercava di piacere, uno del Sud che voleva rompere le scatole, che sembrava racchiudere in quella voce insopportabile tutte le grida dei contadini assetati e miserevoli. Credo che il suo capolavoro resti quella filastrocca che si intitola Nuntereggaepiù. Infilava con noncuranza una serie di vizi e di nomi, scrivendo i versi più lunghi della storia della canzone. (…) E di fronte ai problemi dell'Italia, alla gente che non aveva un lavoro, né l'acqua in casa, come rispondeva Rino? Che “il cielo è sempre più blu”, che è come dire che tutto finisce sempre a tarallucci e vino.” (Leoncarlo Settimelli)
“Rino Gaetano era così, amava i colpi di teatro e la sua morte ne rappresenta un esempio. Maledettamente. Come quella volta che in un’apparizione televisiva, si presentò con una gallina al guinzaglio, oppure, come quella volta che a Sanremo, da sempre specchio del qualunquista-moralista-bigotto-puritano-benpensante panorama italiano (chiaramente, non solo musicale), si presentò abbigliato di smoking, cilindro e scarpe da ginnastica. Rino Gaetano era così. Scriveva canzoni dal motivetto così facile, che chi le canticchiava ed ancora oggi le canticchia non capiva tutta la rabbia, l’indignazione, il ribrezzo che si celavano in quei testi. In cui si sbeffeggiava soprattutto l’Italia. Patria di santi e di poeti e di navigatori e di pentiti e di ‘rivalutatori’. (...) In Italia soprattutto. Dove si ‘rivaluta’ tutto, gli scandali, i processi, i reati più meschini, i cantautori morti. Così, come per Ivan Graziani prima e per Lucio Battisti poi, si è deciso di rivalutare anche Rino Gaetano, per l’appunto.” (Raimondo A. Vailatti)
"Lo conoscevo bene sua sorella ed io siamo state ragazze insieme a Roma, la sua musica mi piaceva e mi piaceva lui, intelligente in modo profondo. E’ stato bravo Saccà che ha subito capito la proposta: è la storia di un eroe di oggi, attuale come la sua musica. Non si fanno mai storie per i ragazzi, in tv, ma questa lo è". (Claudia Mori )
"Di un'ironia devastante ed agrodolce è Gianna di Rino Gaetano." (Daniele Moretti)
"Lui vive sempre, e vivrà sempre perché le sue canzoni non hanno età. Era unico nel suo genere. Già dire quello che pensava era abbastanza complesso, figuriamoci mettere il tutto in versi e musica senza scadere nel banale." (Anna Gaetano)
"Un ragazzo pulito, un genio inimitabile, un personaggio scomodo. Ai media dava fastidio, eppure se ne parla ancora a 25 anni di distanza. Questo significherà pur qualcosa. (…) Basta leggere i testi delle sue canzoni. Trasudano voglia di giustizia e di libertà, valori che si tramandano nel tempo e in cui è facile identificarsi. Erano cose riguardanti la vita stessa di Rino, piena di ingiustizie e discriminazioni. I media sono pieni, oggi come allora, di ciarlatani. Per fortuna che i giovani, oltre che gli over quaranta, vanno ancora in delirio ascoltando i suoi brani." (Bruno Franceschelli)
"Ho vissuto con Rino anni molto intensi. Era il mio fratello minore. Quando è morto è stato quasi un tradimento. Ero arrabbiato con lui perché mi aveva lasciato. Che senso aveva dire: ‘Io ero amico di Rino’. Dopo la sua scomparsa iniziarono a spuntare come funghi persone che dichiaravano di aver fatto questo o quell’altro insieme a lui. Io avevo perso il mio più grande amico e decisi di starmene da parte. L’ultima cosa che feci per Rino fu prodigarmi per trovargli un posto al Cimitero del Verano qui a Roma. Sono stato in silenzio per diciannove anni, fino a quando non sono stato contattato da un giornalista che chiedeva di parlargli di Rino. Poco dopo, tutti hanno iniziato a venire da me." (Bruno Franceschelli)
"La musica è lo specchio della propria personalità”.“L’esperienza di gruppo con Rino Gaetano e i New Perigeo è importante. Quando il pubblico si accorgerà della bontà di queste cose finirà per darci ragione." (Riccardo Cocciante)
"Portava nelle vene il sapore rabbioso del sangue di Melissa, le speranze di un'industria nata arrugginita. Il gusto seducente al sapore di liquirizia del vino di Krimisa e il profumo del pane di Cutro. Le ansie di chi aspetta che arrivino all'orizzonte gli Achei, sul lungomare della bella Crotone e invece oggi vede trivelle e carrette del mare. E poi Roma, accogliente e addormentata. Difficile, ma ‘posto dove accadono le cose’." (Gino Promenzio)
"Discografia":
Album
1974 Ingresso libero
1976 Mio fratello è figlio unico
1977 Aida
1978 Nuntereggae più
1979 Resta vile maschio, dove vai?
1980 E io ci sto
1981 Q Concert (con Cocciante e New Perigeo)
"Bibliografia":
Rino Gaetano (La Vita, le canzoni, le poesie e l'ironia di un grande artista), Peppe Casa, Dario Marigliano, Roma, 1999.
Rino Gaetano live, Emanuele Di Marco, 2001. (prima biografia ufficiale)
Rino Gaetano, Yari Selvetella, 2001.
Fontana chiara: omaggio a Rino Gaetano, Stefano Calò, Massimiliano Gentile, 2001.
Se mai qualcuno capirà Rino Gaetano, Alfredo Del Curatolo, 2003.
Rino Gaetano: ma il cielo è sempre più blu (pensieri, racconti e canzoni inedite), Massimo Cotto.
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