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Escort uccise, killer confessa: "Sono stato io"
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Mafia. Tutti i pezzi
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Tv, ricoverata Sandra Mondaini per gravi problemi respiratori
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Intercettazioni, il 1° luglio mobilitazione nazionale giornalisti
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Mondiali 2010, Italia-Slovacchia 2-3: azzurri fuori
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Maturità 2010, Platone per il classico e matematica per lo scientifico
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Cinema, muore per un malore l'attore e regista Corso Salani
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Pubblica amministrazione. Il ddl "anti-fannulloni" diventa legge PDF Print E-mail
mercoledì, 25 febbraio 2009
Il Senato approva in via definitiva il disegno di legge del ministro Renato Brunetta sulla riforma della pubblica amministrazione: ora è legge il “decreto anti-fannulloni”.
di Cecilia Dalla Negra

brunetta.jpgL’APPROVAZIONE – Al momento di votare, il numero legale dei senatori per procedere all’approvazione non era stato raggiunto: tutto rimandato alle 12.30, quando alla fine il disegno di legge di Renato Brunetta è stato approvato, in via definitiva. 154 voti favorevoli, un solo contrario e astensione per l’opposizione, per il celebre “decreto anti-fannulloni” che punta alla riforma della Pubblica amministrazione, e che da oggi è legge. “Sul decreto fannulloni i veri fannulloni sono nella maggioranza”, è il primo di alcuni commenti ironici sulla curiosa situazione, che arriva dai senatori Giovanni Legnini del Pd e Elio Lannutti dell’Idv. Fatto sta che la riforma, indirizzata all’efficienza e alla trasparenza del settore amministrativo pubblico secondo le intenzioni del Governo, è entrata in vigore nella soddisfazione del suo ideatore. Il ministro della Funzione pubblica incassa il successo e lancia l’allerta: “Ora i fannulloni dovranno riflettere". Tra le misure che più hanno fatto discutere nelle prime settimane del governo di Silvio Berlusconi, la riforma della pubblica amministrazione è, secondo il ministro, “un piccolo grande cambiamento nella vita di 60 milioni di italiani”. Il ddl di delega al governo, approvato dal Senato lo scorso 13 novembre 2008, e modificato dalla Camera il 12 febbraio, è passato senza modifiche, in terza lettura, con i voti favorevoli della maggioranza.

LE DICHIARAZIONI DI BRUNETTA – “Questa è la prima riforma istituzionale del governo Berlusconi”, sottolinea Brunetta, che non nasconde la sua soddisfazione per il via libera definitivo dato dal Senato e afferma che “per la prima volta c’è una riforma che mette al centro 60 milioni di cittadini italiani, 60 milioni di clienti, considerati fino ad oggi sudditi e non utenti. Clienti - spiega - che da oggi potranno giudicare, arrabbiarsi, e la cui voce sarà ascoltata e che avranno diritto a servizi di qualità”. La considera una “rivoluzione”, capace di assicurare le prime valutazione “nell’arco di pochi mesi”. E aggiunge: “I decreti attuativi saranno approvati prima dell'estate. Dall'autunno sarà tutto in piena efficienza e in piena incrementazione. Poi giudicheranno i cittadini italiani se la loro vita sarà cambiata o no”. Per quanto riguarda i lavoratori invece, “con questa legge i dipendenti pubblici saranno chiamati a fare bene il loro lavoro”, sottolinea, “e quelli bravi non avranno nessun problema. I fannulloni invece dovranno fare qualche riflessione”. “I bravi, che sono la maggioranza - rassicura Brunetta - avranno finalmente una pubblica amministrazione apprezzata dai cittadini italiani, che non sarà più una palla al piede ma il motore dello sviluppo del Paese. Questo risultato significa più reputazione, ma anche più remunerazione, salari e premi legati alla produttività”.

LE MISURE NEL DETTAGLIO – Vediamo allora nel dettaglio come e perché questa “riflessione” dei lavoratori pubblici dovrà prendere corpo. Sono 13 gli articoli che mettono insieme i nuovi diritti e doveri dell’impiegato medio, con lo stanziamento di 4 milioni di euro per la realizzazione di progetti sperimentali, nuove metodologie di valutazione, la creazione di un’Autorithy ad hoc per la garanzia di trasparenza. E ancora, l’obbligo di cartellini di riconoscimento, la formazione all’estero dei dirigenti, la maggiore mobilità nelle sedi carenti di personale. Tra i punti salienti che hanno infiammato la discussione parlamentare, poi, anche la riorganizzazione della Corte dei Conti, e la nuova composizione del Consiglio di presidenza. Su tutto, l’obiettivo dichiarato dal governo è l’ottimizzazione della produttività del pubblico impiego, attraverso il miglioramento di efficienza e trasparenza all’interno delle pubbliche amministrazioni.  Accanto alla responsabilizzazione degli impiegati e alla valorizzazione del merito attraverso un sistema di meccanismi premiali.
Contrattazione collettiva: Le procedure di contrattazione collettiva nazionale e integrativa saranno riordinate, in coerenza con il settore privato: nei decreti legislativi saranno precisati gli ambiti della disciplina del rapporto di lavoro pubblico riservati alla contrattazione collettiva, e quelli riservati alla legge. Sarà quindi riformata l’Agenzia per la rappresentanza negoziale della pubbliche amministrazioni (Aran), e il procedimento di contrattazione stesso sarà semplificato. Inoltre, per ridurre il ricorso a contratti di lavoro a termine, consulenze e collaborazioni, si agevoleranno i processi di mobilità, anche volontaria, per garantire lo svolgimento delle funzioni pubbliche nelle strutture dove fosse carente l’organico.
Valutazione del personale:  Ogni amministrazione sarà tenuta a predisporre gli obiettivi che si prefigge con cadenza annuale e in via consuntiva sarà rilevata, di anno in anno, quanta parte di questi sia stata conseguita. Nell’ambito quindi dell’Aran riformata, sarà predisposto uno specifico organo di valutazione. Saranno introdotti inoltre nelle pubbliche amministrazioni strumenti di incentivazione e valorizzazione del merito individuale in base alla produttività, stabilendo le percentuali minime da destinare alle misure premiali. Sarà infine assicurata la totale accessibilità dei dati relativi ai servizi resi dagli uffici tramite la pubblicità e la trasparenza degli indicatori e delle valutazioni operate da ciascuna pubblica amministrazione.
Organi dirigenti: La riforma prevede il divieto di corrispondere il trattamento economico accessorio per quei dirigenti che non abbiano vigilato a dovere sulla produttività delle personale assegnatogli e sull’efficienza della struttura. Saranno poi previsti concorsi per l’accesso alla fascia dirigenziale, ridotti invece gli incarichi a soggetti esterni alla pubblica amministrazione. Favorita, inoltre, la mobilità nazionale e internazionale dei dirigenti.
Sanzioni: Razionalizzati i tempi per la conclusione dei procedimenti disciplinari: saranno previsti meccanismi per il controllo medico durante i periodi di assenza per malattia dei dipendenti. Viene prevista anche la definizione della tipologia delle infrazioni più gravi, che comportano il licenziamento. Il dipendente, inoltre, sarà tenuto a essere sempre identificabile tramite cartellino di riconoscimento.
Cnel: Al Consiglio nazionale dell'Economia e del lavoro vengono attribuiti nuovi compiti, tra cui la redazione di una relazione annuale al Parlamento e al Governo sulla qualità dei servizi erogati dalla Pubblica amministrazione.
Concorsi: I vincitori delle procedure di progressione verticale dovranno permanere per almeno un quinquennio nella sede della prima destinazione e sarà considerato titolo preferenziale la permanenza nelle sedi carenti di organico.
Class Action: Per quanto riguarda le azioni collettive nei confronti delle pubbliche amministrazioni viene ribadito che è escluso il risarcimento del danno, per il quale resta valida la legislazione vigente. Sarà invece possibile richiedere il ripristino del servizio e il rispetto degli standard, qualora violati.
Permessi sindacali: Il governo trasmetterà annualmente al Parlamento e alla Corte dei Conti una relazione sulla spesa relativa all’applicazione degli istituti connessi alle prerogative sindacali, in favore dei dipendenti delle Pubbliche amministrazioni.
Corte dei Conti: La novità introdotta è la possibilità, per la Corte, di effettuare controlli sulle gestioni di fondi pubblici statali in svolgimento. Nel caso di gravi irregolarità riscontrate, la Corte dovrà darne comunicazione al ministero competente, che potrà disporre la sospensione delle cifre stanziate. Viene, inoltre, modificata la composizione delle sezioni regionali di controllo della Corte, che possono essere integrate da due componenti designati rispettivamente dal consiglio regionale e dal consiglio delle autonomie locali. Il consiglio di presidenza della Corte sarà composto dal presidente della Corte che lo presiede, dal presidente aggiunto, dal procuratore generale, da 4 rappresentanti del Parlamento e da 4 magistrati eletti dai magistrati della Corte medesima. È tra i capitoli più discussi della riforma di Brunetta.

L’ATTACCO DEL SINDACATO – Immediatamente all’attacco dei provvedimenti introdotti dal ddl Brunetta la Cgil, perché, sostiene, sanciscono la “fine della contrattazione nel pubblico impiego” e il ritorno alle “leggine”. Il responsabile del dipartimento settori pubblici della Cgil, Michele Gentile, parla chiaro: “La fine della contrattazione nel settore pubblico, il ritorno alla legge ed il dominio della politica sono i caratteri salienti di un provvedimento che nel passaggio parlamentare il governo è riuscito addirittura a peggiorare”. E aggiunge: “Si è voluto rendere più deboli i lavoratori pubblici e privati, attraverso il ritorno al primato della legge”. Ed è “tutto da scoprire il beneficio che i cittadini utenti dei servizi pubblici trarranno da un disegno che rimette tutta la Pubblica amministrazione sotto il dominio della politica”. Il dirigente sindacale sottolinea come ci si ritroverà “con tantissimi precari che perderanno il loro posto di lavoro; con la penalizzazione dei lavoratori disabili; con l'aumento dell'età pensionabile delle lavoratrici; con le retribuzioni tagliate; con contratti di lavoro che non difendono il potere di acquisto; con un sistema contrattuale che penalizzerà il reddito dei lavoratori pubblici; con il ritorno in campo del dominio della politica nella gestione quotidiana delle pubbliche amministrazioni”. Di parere contrario invece il segretario della Fps-Cisl, Giovanni Faverin, che afferma: “Non ci spaventa nessun percorso che porti più responsabilità dei lavoratori, dei dirigenti, dei politici e dei sindacati seri per migliorare i servizi ai cittadini”. E aggiunge: “Le riforme sono un punto di partenza, così come lo sono state la legge quadro del 1983, il decreto legge 29 e le leggi Bassanini”.

Cecilia Dalla Negra

Last Updated ( mercoledì, 25 febbraio 2009 )
 
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