Il Senato approva in via definitiva il disegno di legge del ministro Renato Brunetta sulla riforma della pubblica amministrazione: ora è legge il “decreto anti-fannulloni”.
di Cecilia Dalla Negra
L’APPROVAZIONE – Al momento di votare, il numero legale dei senatori per procedere all’approvazione non era stato raggiunto: tutto rimandato alle 12.30, quando alla fine il disegno di legge di Renato Brunetta è stato approvato, in via definitiva. 154 voti favorevoli, un solo contrario e astensione per l’opposizione, per il celebre “decreto anti-fannulloni” che punta alla riforma della Pubblica amministrazione, e che da oggi è legge. “Sul decreto fannulloni i veri fannulloni sono nella maggioranza”, è il primo di alcuni commenti ironici sulla curiosa situazione, che arriva dai senatori Giovanni Legnini del Pd e Elio Lannutti dell’Idv. Fatto sta che la riforma, indirizzata all’efficienza e alla trasparenza del settore amministrativo pubblico secondo le intenzioni del Governo, è entrata in vigore nella soddisfazione del suo ideatore. Il ministro della Funzione pubblica incassa il successo e lancia l’allerta: “Ora i fannulloni dovranno riflettere".
Tra le misure che più hanno fatto discutere nelle prime settimane del
governo di Silvio Berlusconi, la riforma della pubblica amministrazione
è, secondo il ministro, “un piccolo grande cambiamento nella vita di 60
milioni di italiani”. Il ddl di delega al governo, approvato dal Senato
lo scorso 13 novembre 2008, e modificato dalla Camera il 12 febbraio, è
passato senza modifiche, in terza lettura, con i voti favorevoli della
maggioranza.
LE DICHIARAZIONI DI BRUNETTA – “Questa è la prima riforma istituzionale
del governo Berlusconi”, sottolinea Brunetta, che non nasconde la sua
soddisfazione per il via libera definitivo dato dal Senato e afferma
che “per la prima volta c’è una riforma che mette al centro 60 milioni
di cittadini italiani, 60 milioni di clienti, considerati fino ad oggi
sudditi e non utenti. Clienti - spiega - che da oggi potranno
giudicare, arrabbiarsi, e la cui voce sarà ascoltata e che avranno
diritto a servizi di qualità”. La considera una “rivoluzione”, capace
di assicurare le prime valutazione “nell’arco di pochi mesi”. E
aggiunge: “I decreti attuativi saranno approvati prima dell'estate.
Dall'autunno sarà tutto in piena efficienza e in piena incrementazione.
Poi giudicheranno i cittadini italiani se la loro vita sarà cambiata o
no”. Per quanto riguarda i lavoratori invece, “con questa legge i
dipendenti pubblici saranno chiamati a fare bene il loro lavoro”,
sottolinea, “e quelli bravi non avranno nessun problema. I fannulloni
invece dovranno fare qualche riflessione”. “I bravi, che sono la
maggioranza - rassicura Brunetta - avranno finalmente una pubblica
amministrazione apprezzata dai cittadini italiani, che non sarà più una
palla al piede ma il motore dello sviluppo del Paese. Questo risultato
significa più reputazione, ma anche più remunerazione, salari e premi
legati alla produttività”.
LE MISURE NEL DETTAGLIO – Vediamo allora nel dettaglio come e perché
questa “riflessione” dei lavoratori pubblici dovrà prendere corpo. Sono
13 gli articoli che mettono insieme i nuovi diritti e doveri
dell’impiegato medio, con lo stanziamento di 4 milioni di euro per la
realizzazione di progetti sperimentali, nuove metodologie di
valutazione, la creazione di un’Autorithy ad hoc per la garanzia di
trasparenza. E ancora, l’obbligo di cartellini di riconoscimento, la
formazione all’estero dei dirigenti, la maggiore mobilità nelle sedi
carenti di personale. Tra i punti salienti che hanno infiammato la
discussione parlamentare, poi, anche la riorganizzazione della Corte dei
Conti, e la nuova composizione del Consiglio di presidenza. Su tutto,
l’obiettivo dichiarato dal governo è l’ottimizzazione della
produttività del pubblico impiego, attraverso il miglioramento di
efficienza e trasparenza all’interno delle pubbliche amministrazioni.
Accanto alla responsabilizzazione degli impiegati e alla valorizzazione
del merito attraverso un sistema di meccanismi premiali.
Contrattazione collettiva: Le procedure di contrattazione collettiva
nazionale e integrativa saranno riordinate, in coerenza con il settore
privato: nei decreti legislativi saranno precisati gli ambiti della
disciplina del rapporto di lavoro pubblico riservati alla
contrattazione collettiva, e quelli riservati alla legge. Sarà quindi
riformata l’Agenzia per la rappresentanza negoziale della pubbliche
amministrazioni (Aran), e il procedimento di contrattazione stesso sarà
semplificato. Inoltre, per ridurre il ricorso a contratti di lavoro a termine,
consulenze e collaborazioni, si agevoleranno i processi di mobilità,
anche volontaria, per garantire lo svolgimento delle funzioni pubbliche
nelle strutture dove fosse carente l’organico.
Valutazione del personale: Ogni amministrazione sarà tenuta a
predisporre gli obiettivi che si prefigge con cadenza annuale e in via
consuntiva sarà rilevata, di anno in anno, quanta parte di questi sia
stata conseguita. Nell’ambito quindi dell’Aran riformata, sarà
predisposto uno specifico organo di valutazione. Saranno introdotti
inoltre nelle pubbliche amministrazioni strumenti di incentivazione e
valorizzazione del merito individuale in base alla produttività,
stabilendo le percentuali minime da destinare alle misure premiali.
Sarà infine assicurata la totale accessibilità dei dati relativi ai
servizi resi dagli uffici tramite la pubblicità e la trasparenza degli
indicatori e delle valutazioni operate da ciascuna pubblica
amministrazione.
Organi dirigenti: La riforma prevede il divieto di corrispondere il
trattamento economico accessorio per quei dirigenti che non abbiano
vigilato a dovere sulla produttività delle personale assegnatogli e
sull’efficienza della struttura. Saranno poi previsti concorsi per
l’accesso alla fascia dirigenziale, ridotti invece gli incarichi a
soggetti esterni alla pubblica amministrazione. Favorita, inoltre, la
mobilità nazionale e internazionale dei dirigenti.
Sanzioni: Razionalizzati i tempi per la conclusione dei procedimenti
disciplinari: saranno previsti meccanismi per il controllo medico
durante i periodi di assenza per malattia dei dipendenti. Viene
prevista anche la definizione della tipologia delle infrazioni più
gravi, che comportano il licenziamento. Il dipendente, inoltre, sarà
tenuto a essere sempre identificabile tramite cartellino di
riconoscimento.
Cnel: Al Consiglio nazionale dell'Economia e del lavoro vengono attribuiti nuovi
compiti, tra cui la redazione di una relazione annuale al Parlamento e
al Governo sulla qualità dei servizi erogati dalla Pubblica
amministrazione.
Concorsi: I vincitori delle procedure di progressione verticale
dovranno permanere per almeno un quinquennio nella sede della prima
destinazione e sarà considerato titolo preferenziale la permanenza
nelle sedi carenti di organico.
Class Action: Per quanto riguarda le azioni collettive nei confronti
delle pubbliche amministrazioni viene ribadito che è escluso il
risarcimento del danno, per il quale resta valida la legislazione
vigente. Sarà invece possibile richiedere il ripristino del servizio e
il rispetto degli standard, qualora violati.
Permessi sindacali: Il governo trasmetterà annualmente al Parlamento e
alla Corte dei Conti una relazione sulla spesa relativa
all’applicazione degli istituti connessi alle prerogative sindacali, in
favore dei dipendenti delle Pubbliche amministrazioni.
Corte dei Conti: La novità introdotta è la possibilità, per la Corte,
di effettuare controlli sulle gestioni di fondi pubblici statali in
svolgimento. Nel caso di gravi irregolarità riscontrate, la Corte dovrà
darne comunicazione al ministero competente, che potrà disporre la
sospensione delle cifre stanziate. Viene, inoltre, modificata la
composizione delle sezioni regionali di controllo della Corte, che
possono essere integrate da due componenti designati rispettivamente
dal consiglio regionale e dal consiglio delle autonomie locali. Il
consiglio di presidenza della Corte sarà composto dal presidente della
Corte che lo presiede, dal presidente aggiunto, dal procuratore
generale, da 4 rappresentanti del Parlamento e da 4 magistrati eletti
dai magistrati della Corte medesima. È tra i capitoli più discussi
della riforma di Brunetta.
L’ATTACCO DEL SINDACATO – Immediatamente all’attacco dei provvedimenti
introdotti dal ddl Brunetta la Cgil, perché, sostiene, sanciscono la
“fine della contrattazione nel pubblico impiego” e il ritorno alle
“leggine”. Il responsabile del dipartimento settori pubblici della
Cgil, Michele Gentile, parla chiaro: “La fine della contrattazione nel
settore pubblico, il ritorno alla legge ed il dominio della politica
sono i caratteri salienti di un provvedimento che nel passaggio
parlamentare il governo è riuscito addirittura a peggiorare”. E
aggiunge: “Si è voluto rendere più deboli i lavoratori pubblici e
privati, attraverso il ritorno al primato della legge”. Ed è “tutto da
scoprire il beneficio che i cittadini utenti dei servizi pubblici
trarranno da un disegno che rimette tutta la Pubblica amministrazione
sotto il dominio della politica”. Il dirigente sindacale sottolinea
come ci si ritroverà “con tantissimi precari che perderanno il loro
posto di lavoro; con la penalizzazione dei lavoratori disabili; con
l'aumento dell'età pensionabile delle lavoratrici; con le retribuzioni
tagliate; con contratti di lavoro che non difendono il potere di
acquisto; con un sistema contrattuale che penalizzerà il reddito dei
lavoratori pubblici; con il ritorno in campo del dominio della politica
nella gestione quotidiana delle pubbliche amministrazioni”. Di parere
contrario invece il segretario della Fps-Cisl, Giovanni Faverin, che
afferma: “Non ci spaventa nessun percorso che porti più responsabilità
dei lavoratori, dei dirigenti, dei politici e dei sindacati seri per
migliorare i servizi ai cittadini”. E aggiunge: “Le riforme sono un
punto di partenza, così come lo sono state la legge quadro del 1983, il
decreto legge 29 e le leggi Bassanini”.
Cecilia Dalla Negra
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