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Piero Chiambretti. Storia di una piccola peste PDF Print E-mail
venerdì, 30 maggio 2008

Nato ad Aosta, ma torinese d'adozione, irriverente e imprevedibile, Piero Chiambretti compie 52 anni e sta per lanciarsi in una nuova avventura: La7, Rai o Mediaset sono pronte ad accoglierlo a braccia aperte. Noi intanto proviamo a raccontarvi la sua storia.
di Gianluca Marchionne

pierochiambretti2.jpgPiero Chiambretti nasce ad Aosta il 30 maggio 1956 ma si trasferisce con la famiglia a Torino quando ha solo pochi mesi. Nel corso della sua infanzia e della sua adolescenza, passate “a giocare a pallone e figurine” (come dirà poi), ha modo di coltivare il suo innato talento comico e di fare le sue prime esperienze professionali nell’ambito delle prime emittenti private di fine anni ’70. Nel 1977 debutta infatti, in coppia con l’amico Erik Colombardo, in “Non siamo gazzose”, programma della tv locale torinese Grp in cui il ventunenne Piero ha l’occasione di iniziare a forgiare il suo personalissimo stile di conduzione, basato su interventi mordaci e dissacratori che giocano sui cliché tipici del ruolo di presentatore. Si iscrive nel frattempo al Dams di Bologna, continuando comunque a frequentare l’ambiente dello spettacolo torinese: lavora al “Centralino” di Torino dove presenta i numeri dei cabarettisti che si esibiscono nel locale, oltre a essere autore e conduttore del “Delicone”, trasmissione della fascia di mezzogiorno in grado, nel capoluogo piemontese, di strappare spettatori persino a “Il pranzo è servito” di Corrado su Canale 5.

UN VOLTO E UNA VOCE NUOVI. Oltre alle apparizioni sul piccolo schermo, è il contatto diretto con il pubblico che fornisce a Piero l’occasione per ideare e sperimentare nuove soluzioni comunicative. Dall’81 all’86 è infatti animatore sulle navi da crociera e nei villaggi turistici: sono anni importanti sia sul piano professionale che su quello personale, e riguardo a quest’ultimo il futuro portalettere dirà “sulle navi ho avuto le mie esperienze di amatore, per così dire, professionale. Se il fisico non mi ha mai concesso grandi possibilità, le crociere mi hanno dimostrato che anch'io esisto”.  Frattanto, dopo gli anni di gavetta nelle tv locali, estende la sua attività anche all’ambito nazionale, vincendo nell’82 il concorso indetto dalla Rai “Un volto nuovo per gli anni ‘80”, dove ha modo di conoscere il suo futuro pigmalione, Bruno Voglino, capostruttura di Rai Tre. Il 1984 è invece l’anno delle sue prime apparizioni sia sulla televisione di stato sia sulle reti Fininvest: dalla prima è chiamato a condurre trasmissioni per ragazzi come “Tivù”, “Magic” e “Big”, mentre su Rete 4 compare nel varietà “Quo vadis” di Maurizio Nichetti. Non dimentica però il suo primo amore, la radio, per la quale idea e presenta sull’emittente torinese Radio Gemini One programmi come “La Mecca” e “Testa di sigaro”, punti di riferimento per diversa comicità radiofonica degli anni a seguire.

ARRIVA LA PESTE! Tutto sembra ormai pronto per l’esplosione a livello nazionale del funambolico folletto piemontese, e l’occasione giusta per entrare nelle case degli italiani arriva nell’87, quando viene scelto da Voglino e da Andrea Barbato per “Va’ pensiero”, contenitore in onda la domenica pomeriggio sulla terza rete Rai. La sua rubrica si chiama “Divano in piazza”, e il suo ruolo è quello di girare per le città italiane e convincere i passanti incontrati per strada a impersonare, seduti appunto su di un divano, i familiari di personaggi noti. Il successo di pubblico è sorprendente e a Chiambretti viene assegnato il Telegatto come rivelazione televisiva dell’anno. La sua ascesa prosegue con il primo programma interamente affidatogli, “Complimenti per la trasmissione” (1988), dove la sua verve scoppiettante e istrionica è il motore delle incursioni sia nelle case della gente comune sia fra politici, uomini del mondo dello spettacolo e giornalisti. È grazie a questo insolito varietà preserale che Piero raggiunge un vasto successo di pubblico, divenendo per tutti “Pierino la peste” e inventando un nuovo modo di fare tv, in seguito oggetto di numerose imitazioni.
L’anno successivo, il 1989, è la volta di “Prove tecniche di trasmissione”, talk show domenicale ambientato in uno scalcinato tendone da circo, il “Palavoglino”, e dove gli ingredienti tradizionali del varietà-contenitore vengono ripresi e stravolti all’insegna di un’improvvisazione scatenata e dirompente. Senza un copione preciso, seguendo quello che l’intuito e la creatività suggeriscono, la “piccola peste” confeziona un programma innovativo e anticonformista, che ironizza abilmente anche sul mondo del calcio e le sue manie. Quest’ultima componente viene ripresa anche nello show successivo di Chiambretti, “Prove tecniche di Mondiale”, in cui Piero si cimenta in spassose telecronache delle partite della nazionale degli Emirati Arabi impegnata nei Mondiali di calcio italiani.

IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE. Dopo il tris di successi, arriva il momento per lo showman torinese di sperimentare una nuova trasmissione, su un argomento di stretta attualità come il crollo dell’Unione Sovietica e le conseguenze dell’evento per i Paesi comunisti, trattato comunque con il consueto stile vivace e dissacratorio. “Goodbye Cortina” (questo il titolo della rubrica andata in onda su Rai Tre nei primi due mesi del ‘91), nonostante l’impegno profuso da Piero e dalla sua troupe, nella quale spicca lo stralunato Aldo Izzo, non ottiene però grandi riscontri di pubblico, attirato in quel momento piuttosto dalle immagini dell’incombente guerra del Golfo. Il relativo insuccesso del programma viene però subito riscattato da quello di un nuovo irriverente talk show, “Il Portalettere” (1991-92), in cui “la peste” ritorna a mietere vittime tra i politici, andandoli a scovare con il pretesto di recapitare loro le “cartoline” firmate da Andrea Barbato nel suo editoriale “Cartolina” su Rai Tre. In realtà l’obiettivo di Chiambretti (che pubblicherà nel ’93 un libro omonimo sulla trasmissione) è quello di mettere alla berlina vizi e vezzi degli esponenti politici, spesso non esitando a riferire al destinatario i messaggi “consegnati” al postino dalla gente comune, incontrata per strada durante gli inseguimenti. Chiusa la rubrica poco prima della tornata elettorale del 1992 per evitare possibili “incidenti” politici, Pierino si propone ironicamente come mezzobusto ed inviato in “Telegiornale Zero”, striscia quotidiana del preserale della terza rete dove viene allestito un notiziario insolito basato sulla rivisitazione dei fatti d’attualità e su finti scoop che si fanno beffe dei Tg istituzionali e della loro crescente tendenza alla spettacolarizzazione delle notizie.

UNO SHOWMAN A TUTTO TONDO. Archiviato anche il Tg Zero Chiambretti decide di cimentarsi in un'inedita co-conduzione in coppia con Paolo Rossi nel “Laureato” (1994), un “viaggio ai confini delle facoltà” in cui il cabaret e la televisione entrano negli atenei italiani, producendo un varietà graffiante e originale giocato sulle differenze e le affinità tra i suoi due mattatori. L’appuntamento della domenica sera viene ripetuto anche l’anno successivo, con Enzo Jannacci ad affiancare Piero al posto di Rossi e una struttura del programma improntata più alla satira di costume rispetto a quella politica del comico milanese; il successo di pubblico, seppure di nicchia, resta comunque pressoché immutato.
Fra tutti gli impegni televisivi c’è tempo anche per un ritorno alla radio sulle frequenze di Radio Due, con “Il fantasma del palcoscenico”, la diretta radiofonica del Festival di Sanremo e la conduzione, insieme ad un’allora quasi sconosciuta Luciana Littizzetto, della storica “Hit Parade”, la classifica dei dischi più venduti in Italia. Restando in ambito musicale, dal ’95 al ’98 viene scelto come direttore artistico e conduttore del Concerto del Primo Maggio a Roma, un’esperienza che ripeterà di nuovo nel 2001. L’instancabile Piero non molla dunque la presa e si ripresenta in tv nel ’97 con una duplice sfida: fare concorrenza all’imbattibile “Striscia la notizia” di Antonio Ricci e rivitalizzare un Festival di Sanremo decisamente in ribasso dopo l’allontanamento di Sua Maestà Pippo Baudo invischiato nello scandalo delle telepromozioni. Se il primo obiettivo, nonostante l’impegno profuso nella realizzazione di “L’inviato speciale – l’uomo giusto nel posto sbagliato”, striscia in onda dopo il Tg1 delle 20, può dirsi non raggiunto, la conduzione della rassegna sanremese insieme a Mike Bongiorno e Valeria Marini mostra invece un Pierino in grande spolvero, capace con le sue battute e la sua mordacità di vivacizzare la liturgia festivaliera. Anche l’anno successivo, il ’98, vedrà Chiambretti protagonista in Riviera come presentatore del Dopofestival insieme a Nino D’Angelo, mentre nel ’99 l’ex postino è autore e conduttore delle strisce settimanali “Annunci di rete”, “L’ora a modo loro” e “Meteo” in onda su Rai Tre. Nel corso dello stesso anno conduce anche “Orgoglio coatto” su Rai Due e “Fenomeni”, trasmissione in parte deludente, in cui Piero sembra aver perso un po’ del suo smalto. 

NUOVE STRADE? Sembra perciò arrivato il momento giusto per allontanarsi per un po’ dal piccolo schermo e tentare nuove strade. Il nuovo orizzonte professionale del conduttore torinese si chiama cinema, e la voglia di scrivere e dirigere lo porta ad imbarcarsi nel progetto del film “Ogni lasciato è perso” (2000), a cui Chiambretti, anche attore protagonista, dedica tempo e attenzione non ripagati né dal pubblico né dalla critica, che stroncano la pellicola a causa inoltre di errori di distribuzione e di presentazione. L’attività extra-televisiva lo vede impegnato anche in due sue antiche passioni, il calcio e la radiofonia, commentando per l’emittente piemontese Radio Veronica One le partite della stagione 2000/01 del Torino Fc. Non può però restare distante troppo a lungo dal fascino del tubo catodico e ritorna perciò in tv presentando la cerimonia di assegnazione dei David di Donatello e degli Italian Music Awards.

CHIAMBRETTI C’È E SI VEDE. L’occasione per rilanciarsi e rilanciare la sua proposta di tv irriverente e dissacratoria gli arriva però nel 2001, quando sotto l’egida di Gianni Boncompagni torna a realizzare un programma tutto suo con “Chiambretti c’è”, trasmissione cult della seconda serata di Rai Due dove ritrova il suo modo più congeniale di esprimersi, riscuotendo consensi sia dal pubblico che dalla critica. Dopo il biennio sulla seconda rete Rai, nel 2002 Piero passa a La7, dove gli viene affidato il talk show “Pronto, Chiambretti?”, nel quale una cabina telefonica in piazza Cordusio a Milano diventa uno studio televisivo in cui si alternano ospiti famosi, collegamenti via satellite o telefono, il tutto coordinato da un Chiambretti abile a destreggiarsi tra i vari interventi dei partecipanti al programma. Conclusa dopo un biennio la trasmissione, il folletto catodico si lancia in un nuovo ironico programma, sempre su La7: “Markette”. Lo show, iniziato nel 2004 e proseguito per quattro stagioni fino a maggio 2008, gioca sulla moda dilagante degli inviti a scrittori, registi, attori e personaggi del mondo dello spettacolo allo scopo di promuovere più o meno apertamente libri, film o dischi in uscita, e sdoganando la “marchetta” televisiva dell’ospite di turno, invita a riflettere sulla pervasività di questa tendenza. Attorno allo showman torinese si affollano personaggi cult del piccolo schermo come il già citato Aldo Izzo, il cantante Gennaro Cosmo Parlato, il nobile Costantino della Gherardesca, l’imitatore Claudio Lauretta, le showgirl Sylvie Lubamba e Magda Gomes e molti altri ancora di questa variopinta galleria di caratteri. L’attività di Piero non si esaurisce però solo nel varietà di seconda serata, ma lo vede impegnato nella conduzione e consulenza artistica della Cerimonia di apertura della XX Olimpiade Invernale a Torino, oltre che, tornando alla televisione, nell’edizione 2007 del Dopofestival, chiamato da Pippo Baudo. E proprio il presentatore catanese lo vuole di nuovo al suo fianco stavolta come co-conduttore del 58esimo Festival della canzone italiana, a dieci anni di distanza dalla precedente esperienza sanremese. Chiambretti, con la complicità del consulente artistico Arturo Brachetti, da’ un tocco di freschezza e irriverenza alla rassegna canora, non risparmiando battute su tutto e su tutti e regalando momenti di pura comicità duettando con il Pippo nazionale. Al termine della settimana festivaliera ritorna a condurre “Markette” fino alla conclusione del programma il 22 maggio 2008.
Un nuovo periodo professionale sembra aprirsi ora per Piero: alcune voci lo danno come protagonista della fascia dopo il Tg1 delle 20 con un nuovo programma al posto di “Affari tuoi”, altri invece ipotizzano un passaggio a Mediaset, dove peraltro non ha mai avuto nessuna esperienza, mentre c’è chi si dice certo della sua permanenza a La7, con “Markette” o più probabilmente con un nuovo show.

Quale che sia la sua scelta, c’è comunque da augurarsi che Piero Chiambretti, uno dei pochi che sanno realmente fare televisione, continui a divertirsi e divertirci come fa ormai da trent’anni.

Gianluca Marchionne

Last Updated ( venerdì, 11 luglio 2008 )
 
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