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Nato ad Aosta, ma torinese d'adozione, irriverente e imprevedibile, Piero Chiambretti compie 52 anni e sta per
lanciarsi in una nuova avventura: La7, Rai o Mediaset sono pronte ad
accoglierlo a braccia aperte. Noi intanto proviamo a raccontarvi la sua storia.
di Gianluca Marchionne
Piero Chiambretti nasce
ad Aosta il 30 maggio 1956 ma si trasferisce con la famiglia a Torino quando ha
solo pochi mesi. Nel corso della sua infanzia e della sua adolescenza, passate
“a giocare a pallone e figurine” (come dirà poi), ha modo di coltivare il suo
innato talento comico e di fare le sue prime esperienze professionali
nell’ambito delle prime emittenti private di fine anni ’70. Nel 1977 debutta
infatti, in coppia con l’amico Erik
Colombardo, in “Non siamo gazzose”, programma della tv locale torinese Grp
in cui il ventunenne Piero ha l’occasione di iniziare a forgiare il suo
personalissimo stile di conduzione, basato su interventi mordaci e dissacratori
che giocano sui cliché tipici del
ruolo di presentatore. Si iscrive nel frattempo al Dams di Bologna, continuando
comunque a frequentare l’ambiente dello spettacolo torinese: lavora al
“Centralino” di Torino dove presenta i numeri dei cabarettisti che si
esibiscono nel locale, oltre a essere autore e conduttore del “Delicone”,
trasmissione della fascia di mezzogiorno in grado, nel capoluogo piemontese, di
strappare spettatori persino a “Il pranzo è servito” di Corrado su Canale 5.
UN VOLTO E UNA VOCE NUOVI. Oltre
alle apparizioni sul piccolo schermo, è il contatto diretto con il pubblico che
fornisce a Piero l’occasione per ideare e sperimentare nuove soluzioni
comunicative. Dall’81 all’86 è infatti animatore sulle navi da crociera e nei
villaggi turistici: sono anni importanti sia sul piano professionale che su
quello personale, e riguardo a quest’ultimo il futuro portalettere dirà “sulle navi ho avuto le mie esperienze di amatore, per così
dire, professionale. Se il fisico non mi ha mai concesso grandi possibilità, le
crociere mi hanno dimostrato che anch'io esisto”. Frattanto, dopo gli anni di gavetta nelle tv
locali, estende la sua attività anche all’ambito nazionale, vincendo nell’82 il
concorso indetto dalla Rai “Un volto nuovo per gli anni ‘80”, dove ha modo di
conoscere il suo futuro pigmalione, Bruno
Voglino, capostruttura di Rai Tre. Il 1984 è invece l’anno delle sue prime
apparizioni sia sulla televisione di stato sia sulle reti Fininvest: dalla
prima è chiamato a condurre trasmissioni per ragazzi come “Tivù”, “Magic” e
“Big”, mentre su Rete 4 compare nel varietà “Quo vadis” di Maurizio Nichetti. Non dimentica però il suo primo amore, la radio,
per la quale idea e presenta sull’emittente torinese Radio Gemini One programmi
come “La Mecca” e “Testa di sigaro”, punti di riferimento per diversa comicità
radiofonica degli anni a seguire.
ARRIVA LA PESTE! Tutto
sembra ormai pronto per l’esplosione a livello nazionale del funambolico
folletto piemontese, e l’occasione giusta per entrare nelle case degli italiani
arriva nell’87, quando viene scelto da Voglino e da Andrea Barbato per “Va’ pensiero”, contenitore in onda la domenica
pomeriggio sulla terza rete Rai. La sua rubrica si chiama “Divano in piazza”, e
il suo ruolo è quello di girare per le città italiane e convincere i passanti
incontrati per strada a impersonare, seduti appunto su di un divano, i
familiari di personaggi noti. Il successo di pubblico è sorprendente e a
Chiambretti viene assegnato il Telegatto
come rivelazione televisiva dell’anno. La sua ascesa prosegue con il primo
programma interamente affidatogli, “Complimenti per la trasmissione” (1988),
dove la sua verve scoppiettante e istrionica è il motore delle incursioni sia
nelle case della gente comune sia fra politici, uomini del mondo dello
spettacolo e giornalisti. È grazie a questo insolito varietà preserale che
Piero raggiunge un vasto successo di pubblico, divenendo per tutti “Pierino la
peste” e inventando un nuovo modo di fare tv, in seguito oggetto di numerose
imitazioni.
L’anno
successivo, il 1989, è la volta di “Prove tecniche di trasmissione”, talk show domenicale
ambientato in uno scalcinato tendone da circo, il “Palavoglino”, e dove gli
ingredienti tradizionali del varietà-contenitore vengono ripresi e stravolti
all’insegna di un’improvvisazione scatenata e dirompente. Senza un copione
preciso, seguendo quello che l’intuito e la creatività suggeriscono, la
“piccola peste” confeziona un programma innovativo e anticonformista, che
ironizza abilmente anche sul mondo del calcio e le sue manie. Quest’ultima
componente viene ripresa anche nello show successivo di Chiambretti, “Prove
tecniche di Mondiale”, in cui Piero si cimenta in spassose telecronache delle
partite della nazionale degli Emirati Arabi impegnata nei Mondiali di calcio
italiani.
IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE. Dopo il
tris di successi, arriva il momento per lo showman torinese di sperimentare una
nuova trasmissione, su un argomento di stretta attualità come il crollo
dell’Unione Sovietica e le conseguenze dell’evento per i Paesi comunisti, trattato
comunque con il consueto stile vivace e dissacratorio. “Goodbye Cortina”
(questo il titolo della rubrica andata in onda su Rai Tre nei primi due mesi
del ‘91), nonostante l’impegno profuso da Piero e dalla sua troupe, nella quale
spicca lo stralunato Aldo Izzo, non ottiene
però grandi riscontri di pubblico, attirato in quel momento piuttosto dalle
immagini dell’incombente guerra del Golfo. Il relativo insuccesso del programma
viene però subito riscattato da quello di un nuovo irriverente talk show, “Il
Portalettere” (1991-92), in cui “la peste” ritorna a mietere vittime tra i
politici, andandoli a scovare con il pretesto di recapitare loro le “cartoline”
firmate da Andrea Barbato nel suo editoriale “Cartolina” su Rai Tre. In realtà
l’obiettivo di Chiambretti (che pubblicherà nel ’93 un libro omonimo sulla
trasmissione) è quello di mettere alla berlina vizi e vezzi degli esponenti
politici, spesso non esitando a riferire al destinatario i messaggi
“consegnati” al postino dalla gente comune, incontrata per strada durante gli
inseguimenti. Chiusa la rubrica poco prima della tornata elettorale del 1992
per evitare possibili “incidenti” politici, Pierino si propone ironicamente
come mezzobusto ed inviato in “Telegiornale Zero”, striscia quotidiana del
preserale della terza rete dove viene allestito un notiziario insolito basato
sulla rivisitazione dei fatti d’attualità e su finti scoop che si fanno beffe
dei Tg istituzionali e della loro crescente tendenza alla spettacolarizzazione
delle notizie.
UNO SHOWMAN A TUTTO TONDO. Archiviato
anche il Tg Zero Chiambretti decide di cimentarsi in un'inedita co-conduzione
in coppia con Paolo Rossi nel
“Laureato” (1994), un “viaggio ai confini delle facoltà” in cui il cabaret e la
televisione entrano negli atenei italiani, producendo un varietà graffiante e
originale giocato sulle differenze e le affinità tra i suoi due mattatori.
L’appuntamento della domenica sera viene ripetuto anche l’anno successivo, con Enzo Jannacci ad affiancare Piero al
posto di Rossi e una struttura del programma improntata più alla satira di
costume rispetto a quella politica del comico milanese; il successo di pubblico,
seppure di nicchia, resta comunque pressoché immutato.
Fra
tutti gli impegni televisivi c’è tempo anche per un ritorno alla radio sulle
frequenze di Radio Due, con “Il fantasma del palcoscenico”, la diretta
radiofonica del Festival di Sanremo
e la conduzione, insieme ad un’allora quasi sconosciuta Luciana Littizzetto, della storica “Hit Parade”, la classifica dei
dischi più venduti in Italia. Restando in ambito musicale, dal ’95 al ’98 viene
scelto come direttore artistico e conduttore del Concerto del Primo Maggio a Roma, un’esperienza che ripeterà di
nuovo nel 2001. L’instancabile Piero non molla dunque la presa e si ripresenta
in tv nel ’97 con una duplice sfida: fare concorrenza all’imbattibile “Striscia
la notizia” di Antonio Ricci e rivitalizzare un Festival di Sanremo decisamente
in ribasso dopo l’allontanamento di Sua Maestà Pippo Baudo invischiato nello scandalo delle telepromozioni. Se il
primo obiettivo, nonostante l’impegno profuso nella realizzazione di “L’inviato
speciale – l’uomo giusto nel posto sbagliato”, striscia in onda dopo il Tg1
delle 20, può dirsi non raggiunto, la conduzione della rassegna sanremese
insieme a Mike Bongiorno e Valeria Marini mostra invece un Pierino
in grande spolvero, capace con le sue battute e la sua mordacità di vivacizzare
la liturgia festivaliera. Anche l’anno successivo, il ’98, vedrà Chiambretti
protagonista in Riviera come presentatore del Dopofestival insieme a Nino D’Angelo, mentre nel ’99 l’ex postino
è autore e conduttore delle strisce settimanali “Annunci di rete”, “L’ora a
modo loro” e “Meteo” in onda su Rai Tre. Nel corso dello stesso anno conduce
anche “Orgoglio coatto” su Rai Due e “Fenomeni”, trasmissione in parte
deludente, in cui Piero sembra aver perso un po’ del suo smalto.
NUOVE STRADE? Sembra
perciò arrivato il momento giusto per allontanarsi per un po’ dal piccolo
schermo e tentare nuove strade. Il nuovo orizzonte professionale del conduttore
torinese si chiama cinema, e la voglia di scrivere e dirigere lo porta ad
imbarcarsi nel progetto del film “Ogni lasciato è perso” (2000), a cui
Chiambretti, anche attore protagonista, dedica tempo e attenzione non ripagati
né dal pubblico né dalla critica, che stroncano la pellicola a causa inoltre di
errori di distribuzione e di presentazione. L’attività extra-televisiva lo vede
impegnato anche in due sue antiche passioni, il calcio e la radiofonia,
commentando per l’emittente piemontese Radio Veronica One le partite della
stagione 2000/01 del Torino Fc. Non può però restare distante troppo a lungo
dal fascino del tubo catodico e ritorna perciò in tv presentando la cerimonia
di assegnazione dei David di Donatello
e degli Italian Music Awards.
CHIAMBRETTI C’È E SI VEDE. L’occasione per rilanciarsi e rilanciare la
sua proposta di tv irriverente e dissacratoria gli arriva però nel 2001, quando
sotto l’egida di Gianni Boncompagni
torna a realizzare un programma tutto suo con “Chiambretti c’è”, trasmissione
cult della seconda serata di Rai Due dove ritrova il suo modo più congeniale di
esprimersi, riscuotendo consensi sia dal pubblico che dalla critica. Dopo il
biennio sulla seconda rete Rai, nel 2002 Piero passa a La7, dove gli viene
affidato il talk show “Pronto, Chiambretti?”, nel quale una cabina telefonica
in piazza Cordusio a Milano diventa uno studio televisivo in cui si alternano
ospiti famosi, collegamenti via satellite o telefono, il tutto coordinato da un
Chiambretti abile a destreggiarsi tra i vari interventi dei partecipanti al
programma. Conclusa dopo un biennio la trasmissione, il folletto catodico si
lancia in un nuovo ironico programma, sempre su La7: “Markette”. Lo show,
iniziato nel 2004 e proseguito per quattro stagioni fino a maggio 2008, gioca
sulla moda dilagante degli inviti a scrittori, registi, attori e personaggi del
mondo dello spettacolo allo scopo di promuovere più o meno apertamente libri,
film o dischi in uscita, e sdoganando la “marchetta” televisiva dell’ospite di
turno, invita a riflettere sulla pervasività di questa tendenza. Attorno allo
showman torinese si affollano personaggi cult del piccolo schermo come il già
citato Aldo Izzo, il cantante Gennaro
Cosmo Parlato, il nobile Costantino
della Gherardesca, l’imitatore Claudio
Lauretta, le showgirl Sylvie Lubamba
e Magda Gomes e molti altri ancora
di questa variopinta galleria di caratteri. L’attività di Piero non si
esaurisce però solo nel varietà di seconda serata, ma lo vede impegnato nella conduzione
e consulenza artistica della Cerimonia di apertura della XX Olimpiade Invernale
a Torino, oltre che, tornando alla televisione, nell’edizione 2007 del
Dopofestival, chiamato da Pippo Baudo. E proprio il presentatore catanese lo
vuole di nuovo al suo fianco stavolta come co-conduttore del 58esimo Festival della canzone italiana,
a dieci anni di distanza dalla precedente esperienza sanremese. Chiambretti,
con la complicità del consulente artistico Arturo
Brachetti, da’ un tocco di freschezza e irriverenza alla rassegna canora,
non risparmiando battute su tutto e su tutti e regalando momenti di pura
comicità duettando con il Pippo nazionale. Al termine della settimana
festivaliera ritorna a condurre “Markette” fino alla conclusione del programma
il 22 maggio 2008.
Un
nuovo periodo professionale sembra aprirsi ora per Piero: alcune voci lo danno
come protagonista della fascia dopo il Tg1 delle 20 con un nuovo programma al
posto di “Affari tuoi”, altri invece ipotizzano un passaggio a Mediaset, dove
peraltro non ha mai avuto nessuna esperienza, mentre c’è chi si dice certo della
sua permanenza a La7, con “Markette” o più probabilmente con un nuovo show.
Quale
che sia la sua scelta, c’è comunque da augurarsi che Piero Chiambretti, uno dei
pochi che sanno realmente fare televisione, continui a divertirsi e divertirci
come fa ormai da trent’anni.
Gianluca
Marchionne
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