È finita. O meglio, non ancora. Stefano D’Orazio, batterista storico dei Pooh, lascia la band dopo 38 anni di militanza. Ma prima saluterà i suoi tre compagni di viaggio e i fan con la raccolta “Ancora una notte insieme” e un ultimo tour, che partirà da Brescia il 24 luglio.
di Gianluca Marchionne
Percorsi nella Musica
L’ADDIO IN UNA LETTERA - Una decisione che appare irrevocabile, quella di Stefano D’Orazio, il quale ha comunicato la sua volontà di lasciare i “Fab Four” italiani con un comunicato stampa diffuso mercoledì 15 aprile, nel quale annunciava che avrebbe comunque partecipato alla promozione dell’ultimo album “Ancora una volta insieme”, in uscita l’8 maggio, e all’ultimo tour della band, il cui primo atto è fissato per il 24 luglio a Brescia, chiarendo i motivi della sua scelta con una lettera pubblicata venerdì 17 aprile, giorno scelto (casualmente?) per l’uscita del singolo dal titolo omonimo a quello dell’album. Una lettera che ripercorre l’esperienza del batterista romano all’interno del gruppo dei Pooh, un viaggio iniziato “spensieratamente, quasi per gioco”, su quel “traballante ottovolante” chiamato musica. Un’ottovolante che però, all’improvviso, “è diventato mongolfiera”, poi “aeroplano” e infine “astronave”, salendo sempre più di quota fino a raggiungere un successo incredibile e inaspettato, che dura da oltre trent’anni.
IL VIAGGIO CON I POOH - E il viaggio, continua D’Orazio, è proseguito
tra “telegatti e pesci rossi”, “applausi e neve in autostrada”,
“lucette rosse delle telecamere” e “amori importanti”, mettendo “tutto
il mio tempo e tutto il mio talento nella grande avventura che mi ha
accompagnato fin qui”. Fino a quando, da poco spente le candeline sui
suoi 60 anni, Stefano si è reso conto “improvvisamente” che “tutto
quello che potevo dire in questa fortunata dimensione, l’avevo già
detto”. Da qui la decisione “di dire basta”, quando ancora “tutto va
alla perfezione”, una decisione non facile sia per lui che per i suoi
“amici per sempre”, e che costituisce il punto e a capo di una vicenda
pluridecennale dietro ai tamburi dei Pooh. Il batterista afferma di
voler cominciare un nuovo capitolo della propria esistenza, ma dichiara
di non sapere ancora come: forse scoprendo “il senso della noia”,
oppure viaggiando e “accorgendomi magari che tutte le città che credo
di conoscere, oltre a uno stadio, a un teatro o a un palasport, sono
fatte anche di gente e di storia”. O ancora, più semplicemente,
“coltivare capperi a Pantelleria (dove ha una villa, ndr) e la sera
andare a cena da Mario”. A determinare l’addio, dunque, la
consapevolezza che “si è semplicemente spento quell’entusiasmo che è
sempre stato il motore del mio fare”.
D’ORAZIO: “GRAZIE A TUTTI” - D’Orazio dedica poi la parte finale della
sua lettera ai ringraziamenti in primis nei confronti dei suoi “tre
compagni di viaggio”, senza i quali “la mia mongolfiera non si sarebbe
mai alzata da terra”, e con cui “ho trascorso i miei tempi migliori e
ho diviso il meglio di questa lunga storia”. Un grazie poi ai propri
genitori, che non si sarebbero aspettati una carriera così lunga e
piena di successi per il figlio, ma che ancora oggi “continuano ad
accompagnare il mio andare”. E ancora attestati di gratitudine verso il
“popolo dei Pooh” che ha voluto “farmi arrivare fino a qui”, ai membri
dello staff e dell’organizzazione dei concerti, quelli che “senza mai
prendere un applauso sono stati gli artefici di mille applausi, e anche
a chi “mi ha insegnato che la musica è il più bello dei lavori”, ma che
“questo lavoro non è solo musica”. Le ultime due righe sono per “tutti
quelli che sanno che gli sono amico e che domani potranno contare su di
me”, e per “tutti quelli che mi saranno amici anche domani”. Grazie a
tutti quanti dunque, ma ora Stefano D’Orazio ha deciso di scendere
dall’“astronave”.
L’AZIENDA POOH - Cosa succederà ora? Si tratta di un addio definitivo
oppure ci troviamo di fronte, come qualcuno ha ipotizzato, a
un’intelligente mossa pubblicitaria con l’obiettivo di fare da
propellente all’ultimo disco dei quattro e al tour estivo in programma,
per il quale sono già previste prevendite record? Certo è che si tratta
di una decisione a lungo meditata, non solo per il ruolo musicale
svolto dal sessantenne drummer, ma anche e soprattutto per le mansioni
da “ministro delle finanze” (come scrive Mario Luzzatto Fegiz), che
questi ricopre all’interno del gruppo. D’Orazio è infatti colui al
quale, al momento della scelta dei Pooh di autoprodursi, avvenuta nel
corso degli anni Settanta, è toccato il compito di prendere in mano le
redini della gestione economica e promozionale della band, riuscendo a
trasformare una formazione che godeva sì di ottimo successo, ma ancora
non entrata tra i “grandi”, in una vera e propria azienda musicale.
Un’azienda che ha una sede propria alla periferia di Milano con uffici,
sale di registrazione, capannoni e decine di dipendenti fissi, che si
occupano di marketing e delle gigantesche tournée, e che ha comportato
per Stefano un grosso impegno nella sua direzione e amministrazione.
TENSIONI E IPOTESI DI SCIOGLIMENTO - Naturale, dunque, che il
batterista romano abbia chiesto, al momento di lasciare la truppa, una
consistente buona uscita a riconoscimento delle prestazioni sia
artistiche che manageriali, una liquidazione la cui entità è stata
oggetto di lunghe ed estenuanti trattative durante oltre un anno, e che
si sono concluse proprio negli ultimi giorni. Del resto, già nei
consueti auguri natalizi inviati dai Pooh agli addetti ai lavori,
proprio D’Orazio aveva annunciato un 2009 di grandi cambiamenti,
facendo presagire lo sbocco di quella tensione già serpeggiante da un
po’ di tempo tra lui e gli altri tre “compagni di viaggio”, accusati di
averlo lasciato solo nella gestione della macchina organizzativa della
band. Si aggiunga a questa situazione già instabile il risultato del
tour per l’album “Beat ReGeneration”, andato non come ci si aspettava,
e si ottiene un quadro dalle tinte alquanto cupe. I quattro, inoltre, a
un certo punto delle trattative per le condizioni della dipartita di
D’Orazio, avevano pensato all’ipotesi di scioglimento e cessione in
toto dei diritti delle proprie canzoni alla Warner, loro attuale casa
discografica dopo la fine della vecchia Cgd della famiglia Sugar, ma
avevano poi fatto dietrofront al cospetto di un’offerta economica
inferiore alle attese.
DUBBI SUL FUTURO PER GLI ALTRI TRE POOH - Contrari allo scioglimento
sono soprattutto Roby Facchinetti, cantante e tastierista - il veterano
del gruppo e l’unico membro ancora rimasto della formazione originale
del 1966 - e il chitarrista Dodi Battaglia, ancora entusiasti e non
molto disposti a rinunciare al calore del pubblico nelle esibizioni dal
vivo. Pertanto i due, insieme a Red Canzian, bassista, al termine dei
live per l’ultimo disco proseguiranno la loro attività con un nuovo
batterista. Anche se le dichiarazioni rilasciate dai tre componenti
“superstiti” della band fanno pensare a un momento di incertezza circa
il destino dei Pooh. Facchinetti ringraziando D’Orazio -
“importantissimo per noi come noi lo siamo stati per lui” - ha infatti
dichiarato che “adesso è difficile ipotizzare un nuovo percorso in tre”
e “se decideremo di andare avanti dovremo però ridisegnare il nostro
cammino”. Dal canto suo Battaglia ha sottolineato come ci sia “bisogno
di interiorizzare la cosa, di farla sedimentare”, perché ora come ora
“non siamo in grado di avere certezze” e “il futuro non è facile a
dirsi”: la priorità “è di vivere con Stefano questo momento”. Canzian
ha affermato che i quattro si godranno “fino all'ultimo la voglia di
stare e suonare insieme”, e ha definito il nuovo tour “forse il più
bello della carriera”.
ANCORA UNA NOTTE INSIEME - Un nuovo singolo, “Ancora una notte
insieme”, scritto da Valerio Negrini, da sempre “il quinto Pooh”, il
batterista che lascio nel ’71 e fu sostituito proprio da D’Orazio; un
nuovo album dal titolo omonimo e una nuova serie di concerti che si
concluderà con due grandi serate il 19 settembre al Palalottomatica di
Roma (un ritorno a casa per Stefano, capitolino di nascita) e il 28
dello stesso mese al Forum di Assago, ancora per una notte insieme.
Sarà davvero l’ultima per Stefano D’Orazio e i Pooh?
Gianluca Marchionne
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