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Cantautore e compositore nato a Cassine (Al) il 28 marzo 1938 e morto a Sanremo (Im) il 27 gennaio 1967
Luigi Tenco, l'incompreso
Percorsi nella Musica
Non conobbe mai il padre, Giuseppe, che morì in circostanze per altro misteriose. La madre, Teresa Zoccola, si trasferisce a Genova quando Tenco aveva 10 anni. Un'infanzia prma spesa tra Cassine e Ricaldone poi nel capoluogo ligure dove la madre apre un negozio di vini. Proprio qui, dopo aver frequentato il liceo classico (ma poi passa a quello scientifico, s'iscriverà anche alla facoltà d'Ingegneria e dopo a quella di Scienze Politiche) scopre la musica: il jazz e quella americana dell'epoca. Nasce una passione vera: impara a suonare sax, clarinetto e chitarra. Fonda un gruppo musicale, la Jerry Roll Morton Boys Jazz band (Danilo Dègipo alla batteria, Bruno Lauzi al banjo, Alfred Gerard alla chitarra). Suona anche con i fratelli Reverberi e poi con Umberto Bindi, Gino Paoli, Fabrizio De Andrè.
E' il 1957 quando Riccardo Rauchi, sax, gli chiede di entrare nel suo complesso e nel 1958 fonda il gruppo I diavoli del rock con Gino Paoli e Nicola Grassi. Poi è la volta del Trio Garibaldi, Tenco al sax, Ruggero Coppola alla batteria, Marcello Minerbi al piano.
Nel 1959 l'esordio discografico col gruppo I Cavalieri (Gianfranco Reverberi, Paolo Tomelleri, Enzo Jannacci e Nando De Luca). Incidono: "Mai" e "Mi chiedi solo amore". Assume il nome d'arte Gigi Mai, poi quelli di Gordon Cliff e Dick Ventuno. Nel 1961 esce il suo primo 45 giri come solista: "Quando". E sulla lacca si stampa anche per la prima volta il suo vero nome.
Il 1962 è l'anno del cinema. Viene chiamato da Luciano Salce ad interpretare la parte di protagonista nel film "La cuccagna". Ed anche in questa occasione non perde il vizio della musica: nella pellicola esegue il brano "La ballata dell'eroe", composta da Fabrizio De André. Esce il primo lp di Tenco: "Mi sono innamorato di te" (che viene incisa anche da Ornella Vanoni), "Angela", "Cara maestra" (per "colpa" di questo brano viene allontanato dalle trasmissioni RAI per due anni).
Il 1963 è un anno nero: rompe l'amicizia con Gino Paoli. Motivo: una bella attrice adolescente: Stefania Sandrelli . E, in settembre, le sue canzoni "Io sì" e "Una brava ragazza" vengono bloccate ancora dalla censura. Inoltre abbandona la casa discografica Ricordi. Poi pubblica "Ragazzo mio" e "No, non è vero"", una svolta nella sua vita artistica. Canzoni di protesta, un grande successo di critica. Arriva anche il secondo 33 giri. E' il 1965. Il disco contiene: "Vedrai vedrai", "Ah l'amore l'amore", "Tu non hai capito niente", le cose per Tenco si mettono bene. Ma tutto si ferma con la partenza per il servizio militare.
1966. Stipula un accordo con la RCA. Realizza "Un giorno dopo l'altro. Poi: "Lontano lontano", "Uno di questi giorni ti sposerò", "E se ci diranno", "Ognuno è libero". Si trasferisce a Roma. Frequenta Ennio Morricone , Luis Enriquez Bacalov e Dalla. Partecipa alla stesura di un manifesto programmatico sulla nuova canzone. E'impegnato socialmente e civilmente, Realizza anche un brano per Lucio Dalla: "Mondo di uomini". E' il momento del terzo album. Tenco è ormai famoso. Il titolo del 33 porta il suo nome, dodici brani tra cui "Lontano, lontano", "E se ci diranno", "Ognuno è libero". I giornali parlano di lui ma le vendite vanno così e così. La Rca cerca di porre rimedio al problema: lo iscrive al Festival di Sanremo.
Tenco prende la cosa molto sul serio. E' impaurito dalle grandi platee. Ma comprende di avere un'occasione. Si prepara con puntiglio. Scrive per Sanremo "Ciao amore ciao". Ne cambia il testo più volte. Viene fuori una storia che affronta la problematica dell'emigrazione italiana. Vive la gara in preda all'agitazione. Dalida alla quale è legato sentimentalmente, fa coppia in gara con lui. E la sera del 26 gennaio 1967 la sonora bocciatura. Viene escluso dalle finali. Poi il colmo: nei ripescaggi viene preferita la canzone "La rivoluzione" di Gianni Pettenati. Durante la notte Luigi Tenco viene trovato morto proprio da Dalida, nella sua camera d'albergo, ucciso da un colpo alla testa. Lui, l'artista scomodo, solo allora diventa un mito.
La cronaca vuole che negli anni seguenti più volte il suicidio di Tenco sia stato messo in discussione. Per questo il 12 dicembre 2005, dopo ben trentotto anni, la procura generale di Sanremo dispone la riesumazione della salma per tentare di stabilire la verità. Tenco si era realmente suicidato?
Il 15 febbraio 2006 il Caso Tenco viene definitivamente chiuso. Una nuova analisi sulla salma, conferma la tesi del suicidio.
Hanno detto di lui:
Lascia che sia fiorito/Signore, il suo sentiero/quando a te la sua anima/e al mondo la sua pelle/dovrà riconsegnare/quando verrà al tuo cielo/là dove in pieno giorno/risplendono le stelle.
Quando attraverserà/l'ultimo vecchio ponte/ai suicidi dirà/baciandoli alla fronte/venite in Paradiso/là dove vado anch'io/perché non c'è l'inferno/nel mondo del buon Dio.
Fate che giunga a Voi/con le sue ossa stanche/seguito da migliaia/di quelle facce bianche/fate che a voi ritorni/fra i morti per oltraggio/che al cielo ed alla terra/mostrarono il coraggio.
Signori benpensanti/spero non vi dispiaccia/se in cielo, in mezzo ai Santi/io, fra le sue braccia/soffocherà il singhiozzo/di quelle labbra smorte/che all'odio e all'ignoranza/preferirono la morte.
Dio di misericordia/il tuo bel Paradiso/lo hai fatto soprattutto/per chi non ha sorriso/per quelli che han vissuto/con la coscienza pura/l'inferno esiste solo per chi ne ha paura.
Meglio di lui nessuno/mai ti potrà indicare/gli errori di noi tutti/che puoi e vuoi salvare.
Ascolta la sua voce/che ormai canta nel vento/Dio di misericordia/vedrai, sarai contento.
Dio di misericordia/vedrai, sarai contento.
("Preghiera in gennaio" di Fabrizio De André - 1967)
Nella la città dei fiori disse chi lo vide passare
che forse aveva bevuto troppo ma per lui era normale.
Qualcuno pensò fu problema di donne,
un altro disse proprio come Marylin Monroe.
Lo portarono via in duecento,
peccato fosse solo quando se ne andò.
La notte che presero il vino e ci lavarono la strada.
Chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada?
E l'uomo della televisione disse:
"Nessuna lacrima vada sprecata, in fin dei conti cosa
c'è di più bello della vita, la primavera è quasi cominciata".
Qualcuno ricordò che aveva dei debiti,
mormorò sottobanco che quello era il motivo.
Era pieno di tranquillanti, ma non era un ragazzo cattivo.
La notte che presero le sue mani
e le usarono per un applauso più forte.
Chi ha ucciso il piccolo principe che non credeva nella morte?
E lontano lontano si può dire di tutto,
non che il silenzio non sia stato osservato.
L'inviato della pagina musicale scrisse:
"Tutto è stato pagato".
Si ritrovarono dietro il palco,
con gli occhi sudati e le mani in tasca,
tutti dicevano "Io sono stato suo padre!",
purchè lo spettacolo non finisca.
La notte che tutti andarono a cena
e canticchiarono "La vie en rose".
Chi ha ucciso il figlio della portiera,
che aveva fretta e che non si fermò?
E così fù la fine del gioco,
con gli amici venuti da lontano,
a deporre una rosa sulla cronaca nera,
a chiudere un occhio, a stringere una mano.
Alcuni lo ricordano ancora mentre accende una sigaretta,
altri ne hanno fatto un monumento
per dimenticare un pò più in fretta.
La notte che presero il vino e ci lavarono la strada.
Chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada?
("Festival" di Francesco De Gregori - 1976)
"Per il giovane cantautore Luigi Tenco la canzone era l'unica maniera di parlare alla gente, con una sincerità quasi sconosciuta in un ambiente dove si bada soprattutto a far soldi". (Carlo Giovetti, Il Tempo)
"Aveva caricato su di sé tutto il peso delle proprie scelte: di aprire continuamente la sua musica a nuove suggestioni, nuove sonorità ma con salde radici nel folklore nazionale; di aver cantato l’amore stravolgendo la tranquilla vita musicale nazionale, ma essendosi ormai spostato verso altri temi […] per convinzione che bisognasse farlo; di essere un artista impegnato in prima fila nel progresso sociale del Paese, ma senza cavalcare per opportunismo la moda della canzone di protesta; di essere un contestatore, ma al tempo stesso un artista inserito nel music business. Fino a quando, forse, tutto questo lo travolse…”. (Gioachino Lanotte e Marco Peroni, Luigi Tenco 2004)
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