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Carlo Bernardini, professore di “Installazioni multimediali” presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera a Milano, espone nella prestigiosa cornice dell’Hannover Square a Manhattan.
di Carlotta Degl’Innocenti
La mostra è sostenuta dal Lower Manhattan Cultural Council, ente promotore di performance artistiche, volto ad arricchire l’attività culturale della città di New York, con eventi di carattere innovativo e dotati d’immaginazione. L’installazione di Carlo Bernardini inaugura, il 19 settembre, un nuovo spazio al Swing Space, luogo espositivo della sede Lower Manhattan al numero 5 dell’Hanover Square. L’opera “Orizzonte degli eventi” conquisterà senz’altro il pubblico newyorkese. Non solo perché il fascino delle creazioni di Bernardini coinvolgono anche i profani in materia, ma bensì per il titolo, estremamente suggestivo, che si è ispirato alla denominazione data dagli astronomi alla linea di confine dei buchi neri nello spazio cosmico. Potremmo pensare, che significa? Vi sono tantissimi titoli accattivati dietro ai quali si celano opere del tutto prive d'interesse. Ma quando si tratta di Carlo Bernardini, niente è scontato.
Per chi non conoscesse l’artista è utile ricordare che la sua arte è innanzitutto fondata sulla linea con la quale l’artista tende a tracciare l’invisibile. Con l’utilizzo di fibre ottiche e superfici elettro-luminescenti, l’artista progetta delle installazioni o delle sculture luminose, con le quali trasforma il senso percettivo degli spazi sia operando all’esterno che all’interno dei luoghi.
Luciano Caramel ad esempio ricollega la pratica di Bernardini con la filosofia orientale in una dialettica con “la determinatezza fisica di un pieno che il vuoto rivela”. Mentre l’illustre storico dell’arte Enrico Crispolti, rintraccia e delinea l’operare di Bernardini nel proseguimento e nell’evoluzione parallela alle ricerche di Lucio Fontana anni Cinquanta, quando portò l’utilizzo del neon a dimensione di “possibilità segnica-luminosa spaziale”.
Enrico Crispolti sottolinea quanto la tecnica delle fibre ottiche di Bernardini, nata nel 1996, sia in realtà un “ulteriore e nuovo capitolo di possibilità operativa del segno-luce nel contesto ambientale” e si discosta dalla pratica del neon che “offre modalità di scrittura luminosa corsiva” perché la fibra ottica invece offrirebbe “prospettive di strutturalità grafica luminosa”.
Quindi anziché scrittura, si tratta principalmente di attingere alle strutture. In linguistica, potremmo dire che si tratta di uno spostamento a livello del metatesto oppure delle "strutture profonde".
Bernardini interagisce con gli spazi tramite due tipologie d’interventi: l’uno con un’installazione che agisce direttamente con l’ambiente del quale si serve delle linee strutturali e “atmosferiche”; l’altra attraverso le “sculture installazioni” che sono fine a sé e hanno una loro valenza esistenziale in quanto struttura plastica dalla quale affiora la percezione di una “micro-situazione ambientale virtuale”.
In realtà, l’opera creata risulta molto più semplice di quanto possa sembrare teoricamente, e l’unica cosa certa è che entrando in relazione con l’installazione, lo spettatore si trova immerso in una nuova dimensione sensoriale di percezione degli ambienti. Queste trame strutturali luminose trasformano l’apparente e manifestano “spazi di luce architettonici mentali”.
Una pratica futuribile che coglie in pieno il significato di un’epoca e che utilizza in modo eccellente medium tecnologici odierni, rilanciando il ruolo della scultura nel Novecento. Rimaniamo totalmente affascinati dall’eleganza formale e sintetica delle sue creazioni che fanno vivere in modo allegorico il vuoto, al quale vengono conferite nuove possibilità per rivelarsi.
Di recente Carlo Bernardini ha sviluppato una serie all’insegna degli “Spazi permeabili”, con la quale approfondisce il concetto di trasformazione dello spazio e il vuoto interno che si forma, dal quale viene per forza attratta la percezione dell'osservatore. Attualizzando in tal senso la fenomenologia visiva congiuntamente a quella tattile.
Da qui l’interesse scientifico, come se si ricreasse, a livello di laboratorio, il vuoto nello spazio cosmico e "quello non razionalizzato dei buchi neri o il non luogo", rendendole tangibile al pubblico.
"L’opera presentata a New York si estende a dimensione ambiente ed è composta da sfere di acciaio dal diametro variabile diversamente disposte, collegate tra loro da fibra ottica. Le sfere da cui apparentemente nascono le fibre ottiche interagiscono con esse ponendosi come catalizzatori della luce stessa, elemento cardine del linguaggio visivo".
Sognare ad occhi aperti di vivere in spazi incontaminati, universi a forza gravitazionale zero, dove il vuoto o il nulla diventano soggetto, orizzonte ed entità visibile, motori di una distribuzione delle masse e di tutta la leggerezza irreale che calibra il senso del metafisico che ne deriva, diventa possibile in modo sperimentale con le opere di Bernardini.
Carlotta Degl’Innocenti
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