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Giuseppe Zigaina. Dal realismo alla poetica esistenziale PDF Print E-mail
sabato, 13 dicembre 2008
Con “Zigaina. Opere scelte 1976-2006” il Museo di Santa Giulia di Brescia ripercorre trent’anni di capolavori di Giuseppe Zigaina, rivisitando una parte importante di una delle esperienze artistiche più interessanti dell’arte italiana del XX secolo.
di Fabio Massimo Penna

Percorsi nell'Arte, Architettura, Design e Fotografia

zigaina, girasoli.jpg L’esperienza pittorica di Giuseppe Zigaina è una delle più importanti del XX secolo in Italia. La sua scelta a favore di un realismo che rappresenti la dolorosa situazione del popolo italiano negli anni della seconda guerra mondiale e del secondo dopoguerra vira con il tempo verso un realismo più esistenziale, più attento alle realtà interiori, con un impiego del segno in funzione allegorica.

Realismo - L' opzione di Zigaina per il realismo ha le sue radici in una scelta di campo conseguente alla famosa diatriba artistica che scuote il Belpaese nel 1948. La mostra presso la sede dell’alleanza della cultura tenuta in quell’anno scatena la reazione di Palmiro Togliatti contro l’arte astratta sulle pagine di “Rinascita” (con lo pseudonimo di Roderigo di Castiglia). Secondo l’allora segretario del Partito Comunista Italiano quella astratta è un’arte elitaria, lontana dalle masse proletarie e incapace di rivolgersi al popolo in maniera chiara e comprensibile. È il momento in cui l’arte italiana si spacca e nascono due schieramenti opposti: il fronte realista, che ha i suoi massimi esponenti in Renato Guttuso, Ernesto Treccani e Giuseppe Zigaina; e il fronte astratto che vede il gruppo “Forma 1” (Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Giulio Turcato, Concetto Maugeri e Mino Guerrini) che continuano la loro ricerca astratta definendosi “formalisti e marxisti”. Alla fine del 1948 a Milano nasce il MAC (Movimento Arte Concreta). Una posizione a parte si ritagliano alcuni artisti quali ad esempio Emilio Vedova, che riesce ad animare la sua pittura astratta di un potente valore etico e di un vibrante sentimento di protesta. All’interno del movimento realista (che ha il suo pittore più rappresentativo in Renato Guttuso) si segnala per qualità pittorica e morale l’opera di Zigaina che, insieme ad altri artisti del gruppo, viaggia per rendersi testimone diretto delle rivolte che agitavano la Sicilia, la Calabria, il Veneto e il Friuli per riportare sulla tela le occupazioni delle terre e le battaglie portate avanti dai contadini. Delle opere di questo periodo ricordiamo lavori di soggetto politico e sociale quali “Occupazione delle terre”, “Assemblea di braccianti sul Cormor” e “Sciopero a rovescio del luglio 1950”. I pittori che abbracciano il dettame realista realizzano opere comprensibili per il popolo che si contraddistinguono per il loro impegno di denuncia e di lotta. Questo tipo di pittura è spesso definita (con un termine che percorre in maniera trasversale vari ambiti culturali dal cinema alla letteratura alla pittura) “neorealista”. Una pittura caratterizzata dall’ “attenzione alla realtà, interpretata alla luce di una nuova sensibilità, maturata durante i drammatici eventi della guerra, caratterizza una parte notevole della pittura del periodo” (Piero Adorno-Adriana Mastrangelo, “Dell’arte e degli artisti”, G. D’Anna casa editrice, Firenze, 2002). Il neorealismo (inteso come corrente che abbraccia vari ambiti culturali) si può definire il definire un movimento che volge lo sguardo agli ambienti quotidiani e popolari, con i loro personaggi portatori di piccoli o grandi drammi, ed all’Italia scossa dapprima dagli squilibri sociali ed economici del ventennio e in seguito dalla miseria del dopoguerra, fondando la propria poetica su tematiche quali la guerra, la lotta partigiana, gli eventi del  dopoguerra e le rivolte contadine ed operaie.

Tra sogno e realtà - Dopo la stagione neorealista, Zigaina inizia a dedicarsi all'opera di mitizzazione, attraverso la memoria e lo sguardo, del territorio natio che diviene un luogo dell’anima e che trova spazio in dipinti costantemente sospesi tra sogno e realtà. Proprio la dimensione onirica lo porta a prediligere la notte che è il momento migliore per riflettere, per trovare quella possibilità di riordinare i propri pensieri dopo il magmatico e caotico avvicendarsi di avvenimenti che travolge l’uomo contemporaneo durante il giorno. Zigaina ama la notte anche perché sin da bambino è stato il momento da dedicare a se stesso. Difatti inforcava la bicicletta e vagava per la campagna in cerca  di solitudine e silenzio. Proprio in questi momenti di quiete il mondo rivelava al futuro artista quelle realtà profonde che, durante il giorno, la luce del sole celava alla sguardo e che creavano un mondo interiore costituito da pianure desolate, ceppaie, canali, carri per l’agricoltura e falci. Questo paesaggio interiore sospeso tra dimensione onirica e realtà rinvia all’amore per la propria terra e si manifesta in immagini di biciclette, ceppaie, farfalle notturne ma anche di astronavi. Negli anni Sessanta e Settanta a dominare sono raffigurazioni della figura del padre. Mondo esteriore e universo interiore si fondono concentrandosi in un segno di alto valore simbolico e in un’orditura grafica che traduce la realtà in poesia. In questo periodo acquista grande importanza l’acquaforte che finisce per divenire la sua tecnica preferita.

Pier Paolo Pasolini - Importante è anche l’amicizia di Zigaina con Pier Paolo Pasolini, con il quale condivideva idee di estetica e di politica e aveva cominciato a collaborare con la redazione del libro di poesie e disegni “Dov’è la mia patria”. Zigaina collabora alla realizzazione di film quali “Teorema” e “Decameron” e dedica al regista e scrittore bolognese una serie di saggi critici da “Pasolini e la morte. Mito, alchimia e semantica del nulla lucente” (1987), a  “Hostia. Trilogia della morte di Pier Paolo Pasolini”(1995) a “Pasolini. Un’idea di stile: uno stilo” (1999) a “Pasolini e la morte. Un giallo puramente intellettuale” (2005).

La mostra - La mostra che si tiene presso il Museo di Santa Giulia a Brescia “Zigaina. Opere scelte 1976-2006” (dal 13 dicembre 2008 all’8 febbraio 2009), curata da Marco Goldin si concentra su trent’anni della vastissima produzione del pittore di Cervignano del Friuli sottolineando il progressivo passaggio dall’esperienza neorealista ad un idioma artistico segnato da un impiego di colori  via via più stridenti e dall’alto valore allegorico dei segni e della trama grafica.

Fabio Massimo Penna

In pillole:
"Zigaina. Opere scelte 1976-2006"
Dal 13 dicembre 2008 al 8 febbraio 2009
Brescia, Museo di Santa Giulia

Last Updated ( sabato, 13 dicembre 2008 )
 
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