Giornalista, scrittore e intellettuale storico della destra italiana, nato a Stoccarda il 30 luglio 1928, morto a Roma il 15 aprile 2009.
Cultura. Morto Giano Accame, addio al grande intellettuale. Alemanno: per me è stato un maestro
Giano Accame nasce a Stoccarda il 30 luglio del 1928 in una famiglia di origini savonesi: la madre è tedesca – Elisabeth von Hofenfels –, il padre e il nonno sono stati ammiragli di Marina, mentre gli avi hanno un passato come armatori a Loano, nella provincia di Savona. Quando si arruola nella Marina militare a sua volta, per la Repubblica sociale italiana, Giano Accame ha 17 anni compiuti da poco, ed è il giorno della Liberazione, il 25 aprile 1945. Non nasconde la propria ammirazione per la Flottiglia Decima Mas di Junio Valerio Borghese, ma la sua adesione alla Rsi dura poco, perché viene catturato dai partigiani di Brescia dopo poche ore dal suo ingresso in marina. Nel 1946 si iscrive al Fronte degli Italiani, a Genova, fin quando il gruppo non confluisce nel più ampio Movimento Sociale italiano (Msi), di cui contribuisce a fondare numerose sezioni lungo la riviera ligure, diventandone prima dirigente regionale, poi nazionale.
Resterà tra i vertici del Msi fino al 1956, anno in cui abbandona la politica partitica per gettarsi nella carriera giornalistica. Insieme ad alcuni intellettuali “stanchi di polemiche” della destra italiana avvia una collaborazione che lo porta a lavorare per “Tabula rasa”, giornale di opinione della destra, mentre, ancora nel ’56, viene assunto come capo redattore del settimanale “Cronaca italiana” nella redazione locale toscana. Vi resta due anni, per poi passare, nel 1958, alla redazione de “Il borghese”, nella quale lavorerà per i successivi 10 anni, abbandonandola soltanto nel 1968 per contrasti interni riguardo l’avanzare della contestazione giovanile di quegli anni. Intellettuale “scomodo” e sempre al centro di numerose polemiche culturali in seno alla destra italiana, organizza numerosi incontri fra scrittori e pensatori della sua parte politica come segretario del Centro di vita italiana, presieduto da Ernesto De Marzio.
È il 1964 quando arriva alla direzione del settimanale “Folla”, che di lì a poco cambierà nome in “Nuova Repubblica”, organo ufficiale di stampa del movimento repubblicano di Randolfo Pacciardi. Vi resterà per 16 anni. È grazie a questa conoscenza che, nello stesso anno, diventa segretario nazionale del movimento de L’Unione democratica per la nuova Repubblica, in veste di stretto collaboratore personale dello stesso Pacciardi. Insieme a lui si farà promotore di un intenso dibattito, centrale negli anni Sessanta, sulla Repubblica presidenziale e i suoi vantaggi. Nel 1969 passa alla redazione de “Il Fiorino”, in cui riveste il ruolo di editorialista e inviato, specializzandosi sempre di più nel settore economico. Collabora con gli “Annali dell’economia italiana” di Epicarmo Corbino, ma la svolta nella carriera giornalistica arriva nel 1988, quando diventa direttore de “Il Secolo d’Italia”, organo di stampa del Msi, di cui resterà guida fino al 1991.
Tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso dà alle stampe numerosi scritti, tra cui “Socialismo tricolore” (1983) e “Il fascismo immenso e rosso” (1990). Profondo conoscitore e studioso dell’opera di Ezra Pound, scriverà un saggio su di lui, dal titolo “Ezra Pound economista, contro l’usura”, nel 1995, cui faranno seguito alcuni libri sull’analisi della destra sociale e, nel 2000, “Una storia della Repubblica”, che nel dare un’interpretazione storica fuori dagli schemi contiene in sé tutta la contraddittorietà e l’irregolarità di un pensatore storico della destra italiana. La pubblicazione di questo libro e l’enorme successo ottenuto scatenerà un’ulteriore polemica sull’analisi del dopoguerra fra personaggi importanti della destra come Storace e Gianni Alemanno. Pensatore a suo modo “eretico”, definito da alcuni “fascista di sinistra”, Giano Accame è uno degli intellettuali più controversi e particolari del panorama politico italiano del Dopoguerra, mosso spesso dalla volontà di riunire destra e sinistra intorno a un’idea patriottica dello Stato. In evidenza per alcune posizioni particolari che nella sua vita ha espresso – dalle dure critiche mosse all’operato di Gianfranco Fini, erede di Giorgio Almirante alla guida del Msi (poi Alleanza Nazionale), fino alle posizioni filo-israeliane, desuete per l’epoca nella destra.
Considerato ad ogni modo uno degli intellettuali fondamentali della destra italiana, insieme a Marcello Veneziani, Franco Cardini, Piero Buscaroli e Fausto Gianfranceschi, tra gli altri, mosso da ideali e valori solidi su cui improntare la pratica politica, negli ultimi anni della sua vita Accame dirigerà la rivista online www.passarealbosco.it. Muore a Roma il 15 aprile del 2009, all’età di 81 anni. Lascia la moglie e tre figli, Nicolò, Barbara e Maria Cristina.
Hanno detto di lui:
“Per me è veramente una scomparsa gravissima perché è stato un maestro. Un intellettuale di grandissimo spessore che ha attraversato tutta la storia del dopoguerra con posizioni sempre molto ricche e significative, uno dei grandi maestri della cultura di destra”. (Gianni Alemanno).
“Uno dei pochi esponenti della destra stimato dagli intellettuali della sinistra” (Claudio Sabelli Fioretti)
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