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Ministro dell'Interno, presidente del Consiglio, del Senato e della Repubblica, nato a Sassari il 26 luglio 1928
Le biografie di tutti i presidenti della Repubblica
Francesco Cossiga. 50 anni in Parlamento
Un termine che bene può riassumere la vita di Francesco Cossiga è la parole precocità. Soprattutto nella carriera politica, Cossiga si è distinto per una dinamicità e per un attivismo che, nel tempo, gli hanno aperto le porte del Colle come il più giovane presidente della Repubblica. Una propensione a bruciare le tappe riscontrata già dalla sua biografia d’adolescente, quando a soli 16 anni consegue il diploma di maturità e, iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza, si laurea, nel 1948, all’età di 20 anni.
Nel frattempo, a 17 anni, la sua cinquantennale carriera politica era cominciata nella sezione sassarese della Democrazia Cristiana, rappresentando da subito le esigenze di rinnovamento della classe politica locale. A 28 anni guida la rivoluzione bianca dei “giovani turchi”, portando le nuove leve democristiane alla vittoria nelle elezioni del 1956 per il direttivo provinciale sassarese e, cavalcando l’onda di questo primo successo politico, occupa la poltrona di segretario provinciale della Dc di Sassari; due anni più tardi è eletto deputato due anni più tardi, nel 1958.
Approda, dunque, in “continente”, dove comincia a frequentare i palazzi romani del potere grazie ad una escalation istituzionale senza precedenti.
Nel 1966 entra a far parte del terzo governo presieduto da Aldo Moro divenendo il più giovane sottosegretario alla difesa all’età di 38 anni. Dopo l’esperienza da Ministro della Pubblica istruzione nel Moro IV, il 23 febbraio 1976, diventa il più giovane Ministro dell’Interno della Repubblica. Dal Viminale, Francesco Cossiga inizia un’imponente opera di ristrutturazione dei servizi segreti, con un decreto del 24 ottobre 1977, che, dalle ceneri del vecchio Servizio informazione della Difesa - Sid, istituiva il Sismi (Servizio informazioni per la sicurezza militare) e il Sisde (Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica) coordinati dal Cesis (Comitato esecuitvo per i servizi di informazione e sicurezza). Struttura che rimase in piedi fino alla successiva riforma del 2007. Contestualmente, sull’esempio anglosassone, vara un piano antiterrorismo istituendo i reparti speciali della Polizia Nocs (Nucleo operativo centrale sicurezza) e dei Carabinieri GIS (Gruppo di intervento speciale). Ma la ristrutturazione, avvenuta nei primi mesi del 1978, non dà modo ai reparti di essere pienamente operativi per affrontare il “Piano di Emergenza” che, tra l’altro, sottoposto per l’approvazione al presidente del consiglio Giulio Andreotti, non viene mai firmato. Durante il suo incarico al Viminale, a seguito della morte di Pierfrancesco Lorusso, militante di Lotta continua, l’11 marzo 1977, e di Giorgiana Masi, il 12 maggio 1977, entrambi uccisi nel corso di scontri con la polizia, sui muri delle città, il nome di Cossiga comincia ad essere scritto con la “K” iniziale e la doppia “s” runica già adottata dalle SS naziste, oppure incrociando le due “s” a formare una svastica o, ancora, con l’anagramma “kossino assassiga”.
Il 9 maggio 1978, a seguito del ritrovamento del corpo dell’onorevole Aldo Moro, Cossiga si dimette dalla carica di Ministro dell’Interno.
Appena un anno dopo, il 4 agosto 1979, il presidente della Repubblica Sandro Pertini lo chiama alla presidenza del Consiglio dei ministri, incarico che mantiene fino all'ottobre del 1980. A seguito delle indiscrezioni trapelate in quello che sarà definito “L’affare Donat Cattin ”, il Pci lo propone per la messa in stato d’accusa da parte del Parlamento per violazione di segreti d’ufficio, articolo 326, ma non per favoreggiamento, articolo 378. In sede Inquirente viene approvata, con 11 voti favorevoli e 9 contrari, la proposta di archiviazione, evitando a Cossiga il rinvio a giudizio davanti ai giudici della Corte Costituzionale. Pochi mesi dopo, il 19 marzo, si dimette dal suo incarico a seguito della bocciatura del decreto antinflazione. Ad aprile è di nuovo al governo e a settembre sarà ancora una volta costretto a dimettersi per le conseguenze delle trattative che l'esecutivo stava conducendo a Roma tra l’Alfa Romeo e la giapponese Nissan. Il cosidetto “Decretone economico”, comprendente l’autorizzazione dell’accordo con i giapponesi.
Il 12 luglio 1983, dopo un periodo di allontanamento dalla vita pubblica, Francesco Cossiga viene eletto presidente del Senato.
Due anni dopo, il 24 giugno 1985, non ancora 57 enne, viene eletto presidente della Repubblica, al primo scrutinio, con 752 voti su 977 provenienti da Dc, Pci, Psi, Pri, Pli, Psdi e sinistra indipendente. 16 voti vanno a Arnaldo Forlani, 12 a Pertini, 141 le schede bianche. Con un’ora e 52 minuti di scrutinio, la seduta del 24 giugno sarà ricordata come quella della più rapida elezione del Capo dello Stato. Un altro record per il sassarese. La stessa mattina dell’elezione, il neopresidente raggiunge il cimitero di Turrita Tiberina dove è sepolto Aldo Moro. (Il discorso di insediamento, 3 luglio 1985)
Il settennato di Cossiga può essere distinto in due fasi. La prima, dal 1985 al 1990, è quella del “presidente notaio”, improntata alla rigorosa osservanza del dettato costituzionale soprattutto in materia di Giustizia e magistratura. Una prima fase del mandato decisamente antitetica a quella che, negli ultimi due anni al Colle, sarà definita delle “picconate”.
Il 26 novembre 1991 si autodenuncia chiedendo di essere inquisito per il reato di associazione cospirativa in relazione alla Gladio.
Con dieci settimane di anticipo sulla scadenza naturale del proprio mandato, Il 28 aprile 1992, Francesco Cossiga si dimette dalla presidenza della Repubblica per evitare l'ingorgo istituzionale (la coincidenza di scadenze di cariche istituzionali e del loro rinnovo), annunciando tale decisione in un discorso televisivo di 45 minuti, che simbolicamente sceglie di pronunciare il 25 aprile.
Nel febbraio 1998, Cossiga torna all’attività di partito, fondando una nuova formazione politica, l’Unione democratica per la Repubblica-Udr, con l’intenzione di aggregare le forze centriste e ricompattare gli ex democristiani travolti dalla nascita della Seconda Repubblica. Cossiga ne diventa il presidente onorario.
L’anno seguente, l’Udr confluisce nell’Udeur di Clemente Mastella, al quale Cossiga aderisce simbolicamente, fuoriuscendone definitivamente il 6 novembre 2003 quando, al Senato, lascia il gruppo misto entrando nel gruppo per le autonomie.Nell’ottobre del 1999, per contrapporsi all’Ulivo, fonda il Trifoglio, una federazione con i socialisti di Enrico Boselli e i repubblicani di Ugo La Malfa.
Nel giugno 2002 annuncia e poi ritira le dimissioni da senatore a vita.
Dimissioni che presenta, ancora, il 27 novembre 2006 e questa volta sono respinte dal Senato, in data 31 gennaio 2007. 178 i senatori contrari alle dimissioni, 100 favorevoli e 12 astenuti.
Il 27 maggio 2008, Francesco Cossiga celebra i 50 anni di attività parlamentare.
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