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Si è inaugurato il museo virtuale della Flaminia antica allestito in modo permanente presso le Terme Diocleziano di Roma. Un progetto, a cura del Virtual Heritage Lab del CNR e della Sovrintendenza dei Beni Culturali, che prende vita dopo due anni di lavoro al fine di promuovere nuovi strumenti per un tipo di apprendimento basato sulla condivisione di esperienze multisensoriali. di Carlotta Degl’Innocenti
Utlimamente si è sostenuto da più parti che il sistema museale italiano è oramai desueto e anacronistico, abbandonato all’erosione del tempo, delle intemperie e dell’inquinamento. A smentire queste affermazioni, viene alla ribalta il ruolo chiave dell’utilizzo delle tecnologie e della ricerca scientifica sfruttate al fine di migliorare la fruizione e la didattica nella scoperta dell’immenso patrimonio culturale del Bel Paese. La Flaminia antica, da Ponte Milvio, passando per la Villa di Livia a Prima Porta, dall'area archeologica di Grottarossa fino al sito di Malborghetto: una frazione dell’antica via consolare che portava a Rimini e della quale sono stati sviluppati modelli digitali di 1.800.000 ettari di terreno nei quali sono stati ricostruiti in 3D i siti archeologici, presi in considerazioni, e realizzato un universo virtuale dove lo spettatore si può muovere a piacere e al contempo apprendere la storia dei siti e degli avvenimenti più importanti che sono accaduti in quei luoghi.
Come sottolinea la Sovrintendente Rosanna Frigeri, vi è un’attinenza del museo virtuale con le opere conservate al Museo delle Terme Diocleziano. Il museo accoglie splendidi affreschi restaurati che appartenevano alle decorazioni del triclinio della Villa di Livia, così come numerose iscrizioni ritrovate nel Sepolcreto, le sepolture dei militari pretoriani di Ponte Milvio e i reperti rinvenuti recentemente nel Bosco di Anna Perenna che sono molto importanti per quanto riguarda la conoscenza della magia nel mondo antico. Vi è dunque una simbiosi efficace tra le opere conservate nel Museo delle Terme e il progetto della Flaminia Virtuale che attualizza i riferimenti con i luoghi da dove provengono i reperti.
Due anni di ricerca, in cui sono stati coinvolti una trentina di esperti del settore tra archeologi, esperti in paleoambiente, storici dell’arte e informatici che hanno catalogato una quantità di dati tra rilievi, scanner laser e mappe satellitare con GPS differenziali: oltre 30.000 fotografie e filmati che saranno inoltre messi a disposizione dei ricercatori. Dichiara Maurizio Forte, dell’Istituto di tecnologie applicate ai beni culturali-Heritage Lab del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Itadc-Cnr), che una delle particolarità di questo progetto consiste nella sua validità scientifica e nella capacità di rendere verificabili e confutabili i dati. Elemento che deriva dalla "London Charter", in cui i ricercatori hanno sottoscritto l'obbligo di validare le proprie applicazioni e quindi di renderle ripercorribili da altri. In effetti, a breve, negli scaffali delle librerie sarà in commercio una monografia sulla “Villa di Livia” edita da Erma di Bretschneider, grazie alla quale si potrà risalire alle tappe del progetto virtuale e agli aggiornamenti dei rilievi del sito. L’utilizzo di queste tecnologie applicate al progetto può anche essere un’alternativa agli scavi, in quanto i rivelamenti satellitari d’avanguardia permettono di esplorare il territorio in modo approfondito e molto preciso. Il progetto, inltre, offre delle situazioni dinamiche e sviluppa una possibilità di costruzione soggettiva nell’insegnamento: attraverso gli “oggetti viventi” virtuali, i ragazzi invitati a visitare il museo multimediale potranno avere un approccio alla storia a 360° e molto più personalizzato in quanto saranno chiamati individualmente ad esplorare e a guardare quell’universo. Questa nuova frontiera didattica risulta essere uno stimolo potenziale allo sviluppo cognitivo e al contempo la condivisione multisensoriale degli elementi è un ottimo punto d’incontro tra le soggettività che scoprono i siti, favorendo gli scambi attraverso l’interazione. Un nuovo modo d’apprendimento forse meno “noioso” rispetto alle infinite pagine dei libri di storia. 
La via Flaminia Virtuale ovvero una “Second Life Flaminia antica” oltre ad un sostegno didattico visivo nella scoperta dei luoghi offre la possibilità per lo spettatore di muoversi all’interno dell’immagine virtuale grazie a degli avatar (personaggi virtuali). Grazie a diverse applicazioni si potrà altresì esplorare virtualmente gli ambienti ma anche attivare le ricostruzioni con personaggi dell’epoca che narrano le loro vicende. Quattro computer e un grande schermo, occhiali stereoscopici che permettono a chi non è collegato con il computer di usufruire in contemporanea dell’esplorazione degli utenti avatar. Una specie di video gioco, nel quale sarà possibile incontrare gli abitanti del luogo, in epoca imperiale, intrattenendo magari una conversazione con Livia oppure nel periodo dell’Imperatore Costantino, si potrà parlare con i soldati stanziati nell’accampamento a Ponte Milvio, poco prima della battaglia contro le truppe di Massenzio, e avere una testimonianza diretta dal passato. Un progetto affascinante tanto più se si considera che ogni minimo dettaglio è stato documentato, confrontato con dati scientifici tra vari campi: dall’archeologia alla storia dell’arte fino al sistema paleoambientale che ricostruisce il clima, la vegetazione e la fauna in quel determinato contesto. 
Il pubblico in questo piccolo spazio virtuale si avvale del supporto dei dati informatizzati. Tramite delle segnaletiche come una piramidina luminosa o un rombo, disseminati lungo il percorso tridimensionale della Flaminia antica, il fruitore può aprire delle schede di spiegazione dei monumenti, oppure attivare dei filmati di oggi che ricostruiscono i luoghi antichi. Durante la passeggiata virtuale, si può camminare sulla pavimentazione antica della via consolare, ammirare il paesaggio circostante e soffermarsi nei siti. Il pubblico sarà portato in un costante raffronto tra i ruderi del panorama attuale e la loro ricostruzioni 3D, in un gioco perenne con le trasparenze dei muri che si materializzano in rifacimenti veri e proprie degli ambienti con spiegazioni. L’immagine grafica è molto bella: i colori degli affreschi della Villa Livia incantano per la fedeltà all'originale e la qualità “della conservazione”. I rossi pompeiani delle finte murature in trompe-l’oeil e i cieli delle raffigurazioni campestre incantano i sensi. Ad accompagnare le riproduzioni, voci narranti e suoni. Mancano solo gli odori affinché il passato diventi reale. Per chi crede di essersi perso nelle colline della campagna romana sarà possibile uscire fuori dal mondo virtuale per dare un’occhiattina alla mappa sulla quale viene segnalata da un puntino rosso la propria posizione. Nel progetto che sarà monitorato si potranno rintracciare le applicazioni del pubblico grazie a una memoria nel cyberspazio, stilando una statistica dei luoghi più visitati e gli interessi dei visitatori.
In tutto 810 mila euro d’investimento. Il progetto, finanziato dalla Società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo S.p.A. (Arcus) per 750mila euro, è uno dei primi musei virtuali permanenti in Europa, dopo quello del Museo di Atene. Il Virtual Heritage Lab del CNR, che tra i suoi lavori ha inoltre realizzato la "Cappella degli Scrovegni virtuale", sta mettendo a punto la ricostruzione della valle dei Fori Imperiali promossa da Promo Roma e SEAT pagine gialle, in un ambito più vasto che prevede la ricostruzione virtuale della Roma Imperiale.  Alle domande dei giornalisti piuttosto incuriositi da questo panorama futurista del sistema museale e della ricostruzione archeologica, Maurizio Forte, sicuro della rilevanza di questo settore, ha avanzato ipotesi di scenari plausibili, tra cui lo sviluppo del progetto “Flaminia antica” allargato lungo tutta la via Flaminia il quale però necessiterebbe di un accordo tra enti per costruire motori di ricerca nella tridimensionalità per lo scambio d’informazione nonché luoghi in cui allestire i vari musei virtuali nel tratto della via consolare. Insomma un bel rompicapo per chi è alle prime armi con il regno dell’informatica, ma un vero e proprio videogioco fantasy per gli esperti della rete degno di un bel “World of Warcraft”. Tanto che è in programma di mettere parte della ricostruzione della Flaminia antica sulla rete internet e nel dominio Second Life. Nonostante le reticenze magari dei conservatori che possono rimanere alquanto sconcertati dalla freddezza degli avatar, non dimentichiamo che il museo virtuale presenta un’eccezionale qualità nella risoluzione grafica delle ricostruzioni scientifiche degli ambienti e dei monumenti, targate CNR.
Carlotta Degl’Innocenti
Dimostrazione: Virtual Heritage Lab |