Per le celebrazioni del centenario della morte di Edmondo De Amicis, la Liguria rende omaggio all’autore del libro “Cuore”.
di Carlotta Degl’Innocenti
Percorsi nella Letteratura
L’otto è considerato il numero dell’infinito, della compiutezza e della rivelazione di un messaggio. Edmondo De Amicis scompariva cento anni fa a Bordighera, l’11 marzo del 1908, all’età di 62 anni. Non era molto anziano eppure aveva partecipato nel 1866 alla battaglia di Custoza come luogotenente ed è stato cronista per la Nazione di Firenze durante la presa di Roma nel 1870, partecipando di prima persona agli avvenimenti che portarono all’Unità d’Italia. La rettitudine morale di De Amicis, appresa in seno dell’Accademia militare fin dai suoi sedici anni, si arricchisce alla fine del XIX secolo di alcuni slanci ideologici, dalle tinte socialiste, ai quali si avvicina durante la sua attività di giornalista, e che favorisce un’analisi più attenta della realtà contemporanea. Aveva a caro il tema dei meno abbienti, degli italiani più sfortunati e la pedagogia, per difendere la necessità di promuovere un’educazione civile e umana fondata sul rispetto e sull’idea di un insegnamento democratico, alla portata di tutti.
Tra le celebrazioni per ricordare la figura e l'opera dello scrittore ligure Edmondo De Amicis, la città natale Imperia propone una serie di manifestazioni culturali per tutto il 2008. Tra queste è già in corso una mostra biografica all'aperto, in piazza De Amicis; mentre l’11 marzo, giorno esatto del centenario della morte, si tiene la presentazione ufficiale del francobollo emesso dalle Poste, del valore di 60 centesimi con una tiratura di tre milioni e mezzo di esemplari.
Le celebrazioni proseguono l’11 e 12 aprile presso la Sala Consiliare del Comune di Imperia, con un convegno nazionale di studi dedicato alle tematiche dello scrittore.
Dal 25 al 31 marzo, il comune di Bordighera, in collaborazione con l'assessorato alla Cultura della Provincia, dà il via alla “Settimana della Cultura” con in programma alcuni appuntamenti dedicati allo scrittore; dal 25 al 31 marzo, presso la Biblioteca Civica Internazionale, si comincia con una mostra di illustratori inglesi per l’infanzia e una mostra dei testi di Edmondo De Amicis posseduti dalla Biblioteca; alla Chiesa Anglicana (via Regina Vittoria 4), il 27 marzo alle ore 17, il professore Giorgio Bertone dell’Università di Genova propone una conferenza con diapositive per illustrare il tema “Fare gli italiani. De Amicis, problemi sociali e l’educazione nazionale”, mentre il 29 marzo, alle ore 21.15, la Compagnia teatrale del Menestrello propone una lettura drammatizzata di “Dagli Appennini alle Ande” tratta da un racconto di Edmondo De Amicis.
Il Comune di Imperia nel 1923 coinvolse i bambini delle scuole elementari di tutta Italia nel progetto di costruzione del monumento dedicato a De Amicis, al quale risposero oltre due milioni e mezzo di ragazzi che versarono 10 centesimi a testa. La statua in ricordo di questa azione e di questa iniziativa altamente simbolica porta tutt’oggi la scritta “I bimbi d’Italia a Edmondo De Amicis”. In occasione del centenario della morte dello scrittore del libro “Cuore”, il Comune di Imperia sta cercando di rintracciare alcuni di quei ragazzini che parteciparono all’iniziativa, per ricordare al meglio parte di quella emozionante testimonianza celebrativa.
In questa atmosfera fine Ottocento, avvolta nella straordinaria e fantasiosa narrativa per ragazzi, da Robinson Crusoe, a Carlo Collodi, passando per Jules Verne ed Emily Dickinson, Edmondo De Amicis trova il suo giusto posto nell’aver saputo raccontare sentimenti universali, tanto che la sua opera “Cuore”, pubblicata il 17 ottobre 1886, fu immediatamente tradotta in una diecina di lingue.
Anche se l’educazione di De Amicis fa parte dei valori e degli ideali Risorgimentali dell’Italia ottocentesca, la sua opera si pone come paradigma dei mutamenti dell’assetto sociale, ideologico e politico in cui verteva l’Europa alla fine del XIX secolo, con la nascita dei partiti operai e la presa di coscienza nazionale e storica dei rispettivi paesi.
L’autore ha saputo interpretare, come Giovanni Verga , l’animo umano, eterno e immutabile, i suo difetti contrapposti all'altruismo, fino a diventare un esempio etico nella cultura italiana del Novecento. Nel 1973 il libro “Cuore” fu ambientato in un film diretto dal regista Romano Scovolini, con il quale si sono nuovamente affermati, in un'epoca di contestazioni, i valori delle speranze post-unitarie e l’educazione sentimentale di Emilio Ratti, il maestro di De Amicis. Banchi di scuola in legno, con i calami che odorano d’inchiostro, libri conservati nel cassetto sotto la scrivania, e la lavagna nera sulla quale Jean-Jacques Prévert avrebbe, da lì a poco, scritto la parola “Liberté”. Storie di vite che s’incrociano, intercalate dalle tragedie delle famiglie dei lavoratori, diventano il vero racconto delle nostre radici: quelle di un popolo contadino, emigrante e proletario, gente umile con sentimenti genuini e puri. Bambini che si sacrificano per aiutare la famiglia, oppure per difendere i parenti al costo della propria vita.
Nel 2004, Ugo Riccarelli vince il Premio Strega con il romanzo “Il dolore perfetto” edito da Mondadori. Questo romanzo ci porta a immaginare come sarebbe stata la vita futura del maestro del libro “Cuore”, immaginando la sua famiglia attraverso le epoche nel XX secolo. La storia narra il fluire di un susseguirsi di generazioni di una famiglia il cui capostipite era un maestro anarchico del sud che, in cerca di lavoro, giunge a Colle, in Toscana. In quella località si unisce con una vedova, Bartoli, che gli darà tanti figli, che porteranno nomi simbolici come Ideale, Mikhail, Libertà e Cafiero. Il romanzo “Il dolore perfetto”, al di là dell’atmosfera surreale suggerita dal racconto, si riveste di un’elevata simbologia utopista ed esistenziale, che prende spunto sicuramente dalla poetica di De Amicis.
Le pagine letterarie di Edmondo De Amicis non pretendono alla buona qualità della scrittura, ma piuttosto vanno interpretate attraverso le righe e l’efficacia del racconto, in cui l’autore tende a diffondere principi d’insegnamento basati sul valore dei sentimenti, trasmettendo la forza delle emozioni. Una parte importante dell’eredità culturale e collettiva della società italiana con il quale si conserva un “prontuario della moralità”.
All’alba del XXI secolo, guardando le conquiste dell’alfabetizzazione della nostra società, queste celebrazioni diventano un opportuno momento di riflessione sull’attuale sistema dell’insegnamento. Ai giovani come Franti, la cui cattiveria ricorda il Rosso Malpelo di Verga, si sono sostituiti i piccoli criminali, le baby gang e il fenomeno del bullismo. Allo statuto sociale dell’insegnante del tutto rispettato ieri, oggi invece ci troviamo di fronte una classe di giovani precari e pendolari, le cui condizioni di vita instabili portano irrimediabilmente a fare dimenticare il ruolo di educatore originario nella loro professione.
Carlotta Degl’Innocenti
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