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Don Ciotti. Le scelte coraggiose di un prete contro la mafia PDF Print E-mail
mercoledì, 10 settembre 2008
Il 10 settembre 1945 a Pieve di Cadore (Bologna), nasceva don Luigi Ciotti. Da sempre impegnato nella lotta contro le tossicodipendenze e la criminalità organizzata, è stato il fondatore di “Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”. Omaggio a un sacerdote fuori dagli schemi.
di Cecilia Dalla Negra

donciotti.jpgLAVORARE PER GLI ULTIMI - La sua parrocchia è stata, da sempre, la strada. Una vocazione all’aiuto del prossimo connaturata e spontanea, che con il passare degli anni è stata diretta sempre più agli ultimi di una società brava ad emarginare ma non altrettanto a comprendere. L’impegno contro i deleteri effetti delle tossicodipendenze, ma non solo. Anche l’indagine che va oltre, arrivando sin dove si trovano le radici di un male che ha afflitto, con il passare degli anni, fasce sempre più ampie della popolazione giovanile. E allora la lotta, incondizionata e coraggiosa, contro la mafia che di quel male si nutre con la creazione di “Libera”, una rivoluzionaria scelta capace di far rifiorire la terra laddove la criminalità aveva bruciato ogni cosa.
Don Luigi Ciotti dentro una parrocchia non c’è mai voluto stare. Sin dalla giovinezza, quando ancora prima di intraprendere gli studi seminariali ed essere ordinato sacerdote, aveva dato vita al “Gruppo Abele”, antesignano nella creazione di comunità di recupero per giovanissimi che rappresentassero una valida e speranzosa alternativa a una vita dietro le sbarre.

 

La comprensione, e la tensione a quel lavoro di educazione e affiancamento preferita alla mera repressione del reato, in cui don Ciotti ha sempre creduto, per la quale ha speso tutta la sua vita sino ad oggi.

ABELE E LIBERA - È il 1966 quando il “Gruppo Abele” prende vita, ma saranno gli anni a cavallo tra la fine del ’70 e i primissimi ’80 a vedere il dilagare della tossicodipendenza come male che s’insinua laddove la società è più debole, emarginata e povera. Ed è proprio lì che l’azione di don Ciotti ha voluto sempre concentrarsi, come pastorale insegnamento e cristiana interpretazione di una visione compassionevole della vita. Negli anni ’90 poi l’attività che va sempre intensificandosi, ma andando oltre la constatazione del danno che l’uso delle droghe è capace di provocare. Se è vero infatti che queste sono diffuse, per Ciotti è necessario andare oltre, laddove esiste tutto un mondo che su quei mali lucra, si arricchisce e prolifera, oltre a seminare la violenza che attanaglia il Sud del nostro paese. È allora che la lotta contro la mafia diviene punto focale di attenzione e rivolta, con la creazione di “Libera”, una delle maggiori e più efficaci associazioni contro la mafia che siano mai state create. Perché la sua azione non è di semplice contrasto del fenomeno mafioso  – già di per sé scelta coraggiosa – ma il tentare ciò che a un primo sguardo pare impossibile. Far rinascere, laddove la mafia ha seminato la sua morte. “Libera” lavora, con le braccia dei ragazzi che sono sempre volontari, la terra che è stata confiscata ai padrini, massimo affronto e vera vittoria di un movimento che vuole rendere comune ciò che prima era ad uso esclusivo del potere mafioso. Pomodori e pasta, olio e dolci, vino e frutti che arrivano dalle terre del Sud liberate dalla mafia. Un piccolo miracolo, quello che don Ciotti ha saputo creare, un gesto di coraggiosa condivisione che oggi vede “Libera” presente su tutto il territorio nazionale con gruppi regionali in continuo contatto fra loro. Nelle mani di quei giovani che, dal nord al sud del paese, danno vita ad un ponte ideale in grado di livellare le differenze sentendosi parte di un tutto, in lotta contro il potere mafioso. La dimostrazione, per altro, che contrastarlo è possibile. donciotti3.jpg

UN PRETE DI PARTE - Vive scortato don Ciotti, mai stanco di girare il paese per far conoscere la sua realtà e sempre pronto a offrire il proprio contributo. Un sacerdote schierato, che con una forte e decisa scelta di parte si è posto fuori da quegli schemi un po’ polverosi che vorrebbero gli uomini di chiesa tutti inquadrati in cliché predefiniti. Convinto, come sempre, che sia necessario investire energie e speranze sugli “anelli deboli” della società,  anche quando le difficoltà sembrano insormontabili. Toccare il portafogli alla mafia non è cosa da tutti, e non certo semplice per le ritorsioni che il popolo di “Libera” subisce costantemente. Eppure si va avanti, perché un’alternativa non c’è, o non pare possibile battere una strada che sia diversa da quella che rivendica dignità e giustizia. “L’unica Chiesa che possa essere definita tale – è solito ripetere nelle sue interviste don Ciotti  – è quella che non può essere silenziosa, ma che ha il coraggio della denuncia e della parola”. Un intero mondo quello dei sacerdoti che hanno la stessa visione del mondo, come l’indimenticabile don Pino Puglisi, tra le vittime più dolorose che la mafia abbia lasciato, di cui don Ciotti segue i passi, per un mondo che crede possa essere migliore di questo. 

Cecilia Dalla Negra

Last Updated ( mercoledì, 10 settembre 2008 )
 
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