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Ultime Notizie |
Immigrazione. Se anche l'Onu accusa l'Italia di discriminazione
9 febbraio 2010 - A Ginevra si riunisce il Consiglio dell'Onu per i diritti umani in occasione della revisione periodica che, oggi, prenderà in esame la situazione dell'Italia. Al vaglio del Consiglio tre documenti:
un rapporto preparato dallo Stato in questione, un rapporto con le
informazioni contenute in precedenti documenti dell'Onu ed un terzo
documento elaborato sulla base delle comunicazioni trasmesse da
organizzazioni non governative, difensori di diritti umani ed altre
parti interessate.
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"Piccoli schiavi". Il dossier di Save the children sulla tratta dei minori in Italia
8 febbraio 2010 - Save the Children ha calcolato che, impiegando in doni solidali il 10% di quanto gli italiani, lo scorso San Valentino, hanno speso per l'invio di sms, si potrebbero far felici milioni di bambini nel mondo sostenendo progetti di educazione, salute e nutrizione.
Save the Children invita, dunque, gli innamorati a sorprendere la persona amata con uno dei regali della sua Lista dei Desideri, consultabile sul sito dell'organizzazione internazionale.
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Giorno della Memoria 2010. L’importanza del ricordo tra celebrazioni ufficiali e atti vandalici
Shoah. Tutti i pezzi
4 febbraio 2010 - L'Associazione nazionale Partigiani di Roma e Lazio, insieme all'Associazione Nazionale Perseguitati Politici, all'Associazione Miriam Novitch di Roma e Lazio e all'Associazione nazionale famiglie italiane martiri ha promosso un appello alle forze politiche e alla società civile per respingere
ogni incitamento al fascismo e ogni azione tesa al revisionismo storico
sulla Resistenza.
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4 febbraio 2010 - Ottimo inizio di stagione 2010 per Valentino Rossi, che fa registrare il miglior tempo di giornata con 2.01.411, lasciandosi alle spalle il rivale della Ducati, l'australiano Casey Stoner, indietro di 5 decimi dal campione del mondo in carica. Terzo è invece lo statunitense Colin Edwards (Yamaha), seguito dal nostrano Loris Capirossi (Suzuki).
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Shoah. Tutti i pezzi
27 gennaio 2010 – Il premio Nobel Elie Wiesel è stato ricevuto oggi in Quirinale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che lo ha accolto in quanto ospite d’onore della cerimonia ufficiale riservata al Giorno della Memoria. “Lei rappresenta la voce più alta che potessimo ascoltare oggi – ha detto il capo dello Stato a Wiesel - e saremo lieti di ascoltare il suo intervento a Montecitorio. Lei ha meritato in Italia ammirazione e rispetto per l'impegno incessante a tenere alta la memoria e la lotta per i diritti umani per una pacifica convivenza tra i popoli. Grazie di essere qui".
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25 gennaio 2010 - Il sindaco di Bologna Flavio Delbono, indagato per peculato, abuso di ufficio e truffa aggravata, annuncia alla città le sue dimissioni, affermando di aver "deciso in piena coscienza che rassegnerò le dimissioni dalla mia carica".
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Terremoto di Haiti. Tutti i pezzi
20 gennaio 2010 – Scendono a due le segnalazioni riguardanti cittadini italiani attualmente dispersi nell’isola di Haiti, colpita dal violento sisma dei giorni scorsi, ma sono ancora da riscontrare: a renderlo noto la Farnesina, che precisa si tratti di “segnalazioni che risultano così indeterminate da far ritenere che riguardino individui non effettivamente presenti ad Haiti”.
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Delitto di Perugia. Tutti i pezzi
20 gennaio 2010 – Un’altra accusa per Amanda Knox, già condannata per l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia la notte del 1° novembre 2007: calunnia nei confronti della polizia, per le affermazioni riportate nel corso del processo in primo grado. A contestare l’accusa alla giovane la procura di Perugia, dopo le dichiarazioni su presunti maltrattamenti subiti in questura dalla Knox durante gli interrogatori svolti nell’ambito delle indagini sul delitto di Mez.
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Caso Emanuela Orlandi. Tutti i pezzi
20 gennaio 2010 – Le attività della Procura di Roma nella capitale in merito alla scomparsa di Emanuela Orlandi, si stanno concentrando anche sulla sua presunta ‘prigione’, in via Pindemonte nel quartiere Monteverde, così come segnalato da Sabrina Minardi, ex amante di Renatino De Pedis, uno dei capi della Banda della Magliana.
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Processo breve. Il parere del Csm: "Uno tzunami" per la giustizia
Giustizia. Presentato il ddl sul "processo breve": la tagliola della "ragionevole durata"
20 gennaio 2010 – Con 163 voti favorevoli, 130 contrari e due astenuti, il Senato ha approvato il disegno di legge sul processo breve. Il provvedimento adesso dovrà passare all’esame della Camera.
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Desaparecidos. La lunga strada della giustizia |
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domenica, 18 marzo 2007 |
Per la seconda volta, l’Italia ha reso giustizia agli italiani e figli di italiani massacrati dalla dittatura militare argentina dei Videla e dei Massera, instauratasi al potere il 24 marzo 1976. Un grande giornalista testimone di quegli anni drammatici ce ne racconta la storia
di Italo Moretti
Il 6 Giugno del 2000, a Roma, nella cosiddetta “aula bunker” di Rebibbia, che fu costruita per giudicare in condizioni di massima sicurezza i terroristi delle Brigate Rosse, la seconda sezione della Corte d’Assise aveva condannato all’ergastolo i Generali dell’Esercito Suarez Mason e Riveros. Il 14 Marzo scorso la stessa seconda sezione ha inflitto la massima pena, l’ergastolo, a cinque ufficiali della Marina Argentina: Jorge Acosta, conosciuto per la sua ferocia come "El Tigre”, la tigre; Alfredo Astiz, già condannato a Parigi per il sequestro e l’assassinio di due suore francesi; Jorge Vildoza, Antonio Vanek ed Hector Febres. Essi operavano nella famigerata ESMA, la scuola di meccanica della Marina, principale teatro della repressione dove furono torturati e sterminati cinquemila dei trentamila “desaparecidos”, uccisi dentro la scuola o gettati vivi dagli aerei nelle acque dell’Atlantico e del Rio de La Plata.
In entrambi i procedimenti la Corte era presieduta da Mario d’Andria e
la pubblica accusa sostenuta da Francesco Caporale, un magistrato cui
si deve in gran parte, ormai da un decennio, la ricostruzione delle
sofferenze patite, fino alla morte, dagli italiani vittime del
genocidio perpetrato in Argentina nella sostanziale indifferenza di
vasti settori della società nazionale e della comunità internazionale.
Di là dal fatto che gli imputati fossero contumaci, tutti in attesa di
essere processati in Argentina dove sono state finalmente annullate le
leggi che garantivano loro l’immunità, questa seconda sentenza di Roma
è stata accolta con emozione dai familiari dei nostri connazionali
scomparsi e con ampio risalto dai mezzi di comunicazione argentini.
Della gratitudine verso l’Italia si è fatta interprete nell’aula di
Rebibbia Estela Carlotto , vedova di Guido Carlotto, un veneto piccolo
imprenditore a La Plata, madre di Laura Carlotto, studentessa aderente
a quei movimenti giovanili che si opponevano, anche in forme violente,
alla dittatura, sequestrata mentre era incinta, uccisa dopo che aveva
partorito il 26 Giugno 1978 un bambino successivamente consegnato ad
un militare quale “ bottino di guerra” e mai più ritrovato.
Perché anche questa modalità infame contemplava la repressione attuata
dalle Forze Armate argentine, che si riassumeva nei seguenti principi
enunciati dal governatore golpista della provincia di Buenos Aires, Generale Iberico Saint Jean in una intervista al giornale inglese 'The
Guardian': ”Prima uccideremo tutti i sovversivi, poi i loro
collaboratori, quindi gli indifferenti e da ultimo i timorosi”.
Cinquecento le ragazze in attesa di un bebè al momento della cattura,
tutte tranne rarissime eccezioni assassinate dopo aver dato alla luce i
loro bebè, assegnati a ufficiali e sottufficiali che godendo di ogni
complicità riuscivano dolosamente ad adottarli o addirittura ad
iscriverli quali propri figli nei registri dello stato civile.
Estela Carlotto, che aveva seguito anche il primo dei due processi, è
la presidente delle Nonne di Plaza de Mayo, le “ abuelas”, che hanno
perso la figlia e sono alla ricerca dei nipoti, avendone recuperati fin
qui solo una novantina.
Della “ Via Crucis” di Laura Carlotto hanno parlato a Roma l’ex
soldatino che la vide arrivare bendata per partorire clandestinamente e
ripartire senza che avesse con se la sua creatura ed anche una ex
prigioniera, una delle poche scampate, cui Laura Carlotto aveva
confidato il proposito di dare al nascituro il nome del suo papà, Guido
appunto.
Tante le storie italiane nella tragedia di un paese che in forte
misura origina dalla emigrazione italiana,
l’ultima, consistente, avvenuta nel secondo dopoguerra. Il processo di
Roma ne ha evocate solo alcune, sufficienti per dimostrare la
colpevolezza degli imputati.
Come quella di Susana Pegoraro che mette conto riferire da quando si
inizia, a Mar del Plata e sulla quale è venuta a testimoniare,
nonostante i suoi ottant’anni, anche la madre della giovane Susana che
è anche vedova dell’industriale italiano Giovanni Pegoraro, entrambi
sequestrati e mai più riapparsi.
A Mar del Plata , nella base dei sottomarini, ufficiali e sottufficiali
si procuravano i bebè con il sistema prima descritto: classificavano le
prigioniere incinte come guerrigliere, anche quando non lo erano,
destinandole alla eliminazione e perciò trasferendole all’ESMA, nella
Scuola di Meccanica della stessa Marina.
Una delle giovani prigioniere assassinate a bella posta in quanta
puerpera si chiamava Susana Pegoraro ed era italiana. Sua figlia è
vissuta nella casa dell’uomo che la rubò, il sottufficiale Policarpo
Vazquez.
E’ il Giugno del 1977. Susana, studentessa ventenne impegnata nel
sociale, è sposata col cittadino tedesco Ruben Bauer, che sparisce per
primo, per sempre, all’inizio del mese.
Il 18 Giugno di quell’anno, Giovanni Pegoraro viaggia insieme con la
figlia a Buenos Aires, dove li sequestra una squadraccia della Marina,
davanti alla stazione ferroviaria Constitucion. ” Mia figlia e mio
marito”, racconta la signora Innocenza Pegoraro, nonna di Plaza de
Mayo,” furono riportati subito a Mar del Plata e rinchiusi nella base
navale”.
L’industriale Giovanni Pegoraro non è un oppositore della dittatura, come invece lo erano la figlia il genero.
Lo ammazzano perché ha visto e riconosciuto i membri del commando.
Quando la sua gravidanza si sta per concludere, Susana è trasferita a
Buenos Aires, negli scantinati dell’ESMA, in cui la Marina fa
partorire le sue vittime. Una prigioniera che s’è salvata, Graciela
Beatriz Dallo, la riconoscerà da una foto. Il caso è considerato “
urgente” e Susana “ vola”, buttata nelle acque dell’Atlantico. Il
militare Policarpo Vazquez la iscrive all’anagrafe come figlia
propria, col nome di Evelyn, Evelyn Vazquez.
Determinante, nella storia di Susana, la testimonianza di Sara Solarz Osatinsky. Detenuta nell’inferno dell’ESMA, Sara Solar Osatinsky aveva assistito
al parto di Susana. Fu liberata dal Comandante della Marina ammiraglio
Massera e fatta espatriare essendosi erroneamente convinto,
l’ammiraglio, che la donna avrebbe potuto propagandare all’estero la
falsa immagine di un ex golpista con vocazioni populiste, intenzionato
ad entrare in politica una volta che l’Argentina fosse tornata alla
libertà e alla democrazia.
Membro per anni insieme con Videla della giunta militare, l’ammiraglio
Massera si è sottratto al rinvio a giudizio nel processo di Roma
invocando una incapacità di intendere e di volere sulla quale sta per
pronunciarsi il perito italiano che l’ha visitato a Buenos Aires. Dove
l’ammiraglio vive agli arresti domiciliari, elegante come sempre e
probabilmente destinato a non rispondere dei suoi misfatti.
Una delle ragioni che dà valore non solo simbolico e morale alla
sentenza della seconda Corte d’Assise di Roma è quella di stimolare la
giustizia argentina ad agire con maggiore determinazione nei confronti
delle centinaia di militari coinvolti nel genocidio, come mandanti o
esecutori.
E’ quanto dichiarava la presidente delle Nonne di Plaza de Mayo Estela
Carlotto la sera del 14 Marzo, nell’aula bunker di Rebibbia, dopo la
lettura della sentenza.
Italo Moretti |
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Last Updated ( domenica, 18 marzo 2007 )
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