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Attore, nato a Ferrara il 24 gennaio 1916
Dopo aver frequentato la scuola di recitazione “Luigi Rasi”, segue i corsi del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma ma, a causa delle origini ebraiche della sua famiglia (erano state promulgate le leggi razziali fasciste), ne viene espulso nel 1938. Il suo amore per la recitazione è così forte che si adatta a sostituire i colleghi ammalati utilizzando falsi nomi; riesce in questo modo a lavorare con le più importanti compagnie dell’epoca. Nel periodo della guerra svolge svariati mestieri lavorando anche alla radio (a Napoli a fine conflitto ricopre il ruolo di capo-annunciatore della Radio Alleata PWB). Può finalmente tornare a teatro dando il via ad una serie di performance indimenticabili con la sua recitazione nello spettacolo “La brava gente” di Irvine Shaw al Teatro Eliseo per la regia di Jean Giradoux.
Il suo repertorio è vastissimo: da Henrik Ibsen con “Peer Gynt”, per la regia di Vittorio Gassman (1950) a John Steinbeck con “La luna è tramontata”, per la regia di Luchino Visconti (1953), a Fedor Dostoevskij con “Delitto e castigo” per la regia di Luigi Squarzina, a Plauto con “Anfitrione” per la regia di Jean Giradoux (1955), a Luigi Pirandello con “Lazzaro” per la regia di Claudio Fino (1952), “Ma non è una cosa seria” per la regia di Luigi Squarzina (1957), “Diana e la Tuda” di cui è lui stesso regista (1971), “Questa sera si recita a soggetto” per la regia di Marco Parodi (1979), a Carlo Goldoni con “La bottega del caffè” per la regia di Mario Missiroli (1992), a William Shakespeare con “Giulio Cesare” per la regia di Guido Salvini (1949), “Giulietta e Romeo” per la regia di Franco Enriquez (1960), ad Anton Cechov con “Zio Vanja” per la regia di Pietro Sharoff (1968), a Victor Hugo con “Ruy Blas” per la regia di Mario Ferrero (1966), a Nikolaj Vasilevic Gogol con “L’ispettore generale” per la regia di Roberto Guicciardini (1989), ad Alessandro Manzoni con “Adelchi” per la regia di Federico Tiezzi (1992), ad Aristofane con “Pluto” per la regia dello stesso Foà (2002) ad Alessandro Baricco con “Novecento” per la regia di Gabriele Vacis (2003). Come autore drammatico Arnoldo Foà ha scritto “Signori, buonasera”, “Il testimone” e “La corda a tre capi”, lavori che porta in scena lui stesso riscuotendo grande successo. La sua carriera cinematografica inizia nel 1938 con la partecipazione alla pellicola “Ettore Fieramosca” di Alessandro Blasetti, che lo dirige anche nel film ad episodi “Altri tempi” (1952). E’ tra gli interpreti del film d’esordio di Pietro Germi “Il testimone” (1945) e nel 1950 recita in “Il brigante Musolino” di Mario Camerini. Nelle sue corde vi sono anche i ruoli comici come dimostra in “Viva la rivista” (1953) di Enzo Trapani e “Totò e Carolina” di Mario Monicelli. Di notevole qualità sono anche le sue apparizioni come caratterista in opere come “Il processo”(1962) di Orson Welles, rilettura del regista americano del capolavoro di Kafka, e “Il giocattolo” (1979) di Giuliano Montaldo. Per la sua perfetta dizione e lo straordinario timbro vocale è considerato uno dei migliori doppiatori italiani ed ha prestato la voce ad Anthony Quinn, John Wayne, Peter Ustinov e Toshiro Mifune. In televisione è uno dei protagonisti della prosa televisiva in “Casa di bambola” (1958), “Quando amor comanda” (1960), “L’estro del poeta” (1973). Grande notorietà gli giunge dalla partecipazione agli sceneggiati televisivi tra i quali ricordiamo: nel 1959 “L’isola del tesoro” (da Robert Louis Stevenson) di Anton Giulio Majano, in cui recita il ruolo del capitano Smollet, nel 1964 “Il giornalino di Giamburrasca” (da Vamba) di Lina Wertmuller, nel 1968 “La freccia nera” (da Robert Louis Stevenson) di Anton Giulio Majano, nel 1970 ne “I racconti di padre Brown” (da Gilbert Keith Chesterton) di Vittorio Cottafavi, in cui interpreta il ladro-gentiluomo Flambeau. Negli anni Sessanta riceve dalla Fonit Cetra il Disco d'oro per aver superato il milione di copie del disco di poesie di Federico Garcia Lorca.
Hanno detto di lui:
“…La voce di Arnoldo Foà, che come lui non sente l'ombra degli anni, è quella dell'italiano come dovrebbe essere: forte, ben scandito, esatto. E lui assomiglia a questa voce, essendo uno che ha sempre parlato chiaro, senza cedimenti…” (Fabrizio Ravelli)
“…E’ stato in scena con Benassi, Ricci, Gassman, la Ferrati, Randone, la Pagnani e tanti altri, ed è stato diretto da Visconti, Streheler, Ronconi e Squarzina, fino a Vacis. Non è solo attore: ha scritto drammi, commedie, romanzi e raccolte di poesie…” (Rodolfo di Giammarco)
“…Forse è fatto di un misto di rigidità-una disciplina da travet, ha sempre detto che un attore è come un medico o un ragioniere – e di inventiva: ha usato la sua inconfondibile voce in tutti i modi…” (Annamaria Guadagni)
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