|
Il 12 agosto 1944 un plotone di nazisti appartenenti alla 16sima Divisione Panzergrenadier SS compie un rastrellamento a tappeto nel paesino di Sant’Anna di Stazzema, in Versilia, massacrando oltre 500 civili, in prevalenza anziani, donne e bambini. Dopo 10 condanne all’ergastolo, il sostituto Procuratore generale militare della Cassazione Vittorio Garino, arriva la richiesta di annullamento con rinvio delle condanne per un ufficiale e due sottufficiali, causa mancanza della “prova delle loro presenza quel giorno e in quel posto”. Intanto il regista statunitense Spike Lee arriva in Versilia, per il primo ciak del film “Miracle at Sant’Anna”, che ricostruisce la vicenda, non senza destare polemiche e accuse di “revisionismo” da parte dei partigiani.
di Sergio Lo Gatto
Sant'Anna di Stazzema. Il massacro della vergogna
Miracolo a Sant'Anna. Bocca, Lee e la guerra mondiale delle polemiche
LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE – La Corte di Cassazione ha respinto in data 8 novembre 2007 la richiesta di annullamento della condanna all’ergastolo per un ufficiale e due sottufficiali nazisti resisi responsabili dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, che portò il 12 agosto 1944 oltre 500 vittime civili.
A chiedere la revisione della condanna era stato il Procuratore generale militare della Cassazione Vittorio Garino, che aveva espresso perplessità sulla presenza dei condannati nel luogo e nel giorno della strage.
UN RICORDO – “Il sangue scorreva a rivoli nelle strade, come in un mattatoio”.
Sono le parole di Luca, uno dei testimoni oculari della strage di Sant’Anna di Stazzema, che ha assistito all’eccidio di oltre 500 compaesani, tra cui il padre e cinque fratelli.
“Perdonare? No, non mi venga chiesto. Non potrei neppure se venisse a chiedermelo il SantoPadre in persona. Rimasi solo con mia madre, una donna che aveva perso in un attimo, ma interminabile, il marito e cinque dei suoi sei figli. Convissi da allora con la sua "morte apparente". Io non potevo fare gran che perché avevo, ho, negli occhi la fotografia di quei momenti. Nell'anima un marchio a fuoco”.
LA STORIA – 4 giugno 1944: Roma viene liberata dalla V armata degli alleati, comandata dal generale Clark. Il Regno del Sud è finito, il Re firma il decreto di luogotenenza al Principe Umberto con il consenso della Commissione Alleata di Controllo, con grande costernazione di Mussolini e i suoi. Gran parte della X e della XIV armata tedesche ripiegano verso Nord. Viene chiamata “Gotica” la linea difensiva predisposta dai tedeschi con l’intenzione di ostacolare l’avanzata alleata e lega la costa tirrenica tra Massa-Carrara e Lucca e quella adriatica all’altezza di Pesaro.
La creazione di una linea difensiva presuppone strategicamente l’evacuazione della zona, prospettiva di fronte alla quale gli abitanti della Versilia si trovano reticenti. A loro non resta che abbandonare le abitazioni per rifugiarsi in località più protette, tra le montagne. Uno dei paesi in cui i profughi vengono accolti è proprio Sant’Anna di Stazzema. La popolazione del piccolo borgo aumenta da 370 a più di 1000 unità, tra cui molti sfollati provenienti anche da La Spezia, Piombino, Genova e Livorno, mentre si intensifica la collaborazione tra gli uomini della Resistenza e gli alleati.
Nella notte dell’11 agosto iI II battaglione, 35° reggimento, XVI divisione SS, si avvicina a Sant’Anna. Arrivando da Pietrasanta, 3 squadre tedesche accerchiano il borgo da dietro le montagne.
Una prima colonna, proveniente dall’Argentiera, viene avvistata dagli abitanti di Sant’Anna verso le 7.30. Le testimonianze dei pochi superstiti raccontano di come le SS abbiano costretto gli abitanti ad uscire in strada, li abbiano incolonnati in una marcia verso una località limitrofa, detta la Vaccareccia. Inquietante la specificazione secondo cui gli ordini e gli sproni venivano impartiti in stretto dialetto versiliese. Questo dimostra come diversi sostenitori fascisti si fossero arruolati nelle file naziste e, probabilmente, si fossero resi responsabili di atti di spionaggio ai danni dei partigiani.
Una volta giunti alla Vaccareccia i prigionieri vengono ammassate in tre stalle. I militari tedeschi piazzano una mitragliatrice di fronte alle porte, falciando di colpi chiunque tenti di uscire.
In seguito le SS aprono le porte e gettano bombe a mano all’interno, per poi ricominciare le sventagliate e passare ai lanciafiamme. Un bambino di 13 anni, Ennio Navari, è l’unico a riuscire a fuggire dalla stalla rimediando solo qualche graffio. Gli altri, se non uccisi, vengono feriti gravemente, per poi essere freddati in una seconda ripresa.
In Piazza della Chiesa 138 persone prelevate dalle case, sollecitate da un ufficiale SS a rivelare il nascondiglio dei partigiani, vengono costrette in ginocchio e massacrate senza pietà.
Le vittime accertate sono circa 437, ma la stima che viene pubblicata, che raccoglie anche i la conta dei cadaveri impossibili da identificare, riporta 560. “La difficoltà dell’identificazione è dovuta anche ai roghi e alla provenienza da varie località, alcune anche molto lontane, di molti degli sfollati giunti a Sant’Anna”. (Claudia Buratti
Associazione Martiri di Sant’Anna di Stazzema 12 agosto 1944)
A Guerra finita, due ufficiali nazisti, Simon e Reder, responsabili di altri crimini, vengono processati per la strage di Sant’Anna. Il primo viene condannato all’ergastolo, sentenza che nel 1950 scende a 21 anni di reclusione, prima che nel 1959 Simon venga scarcerato. Reder, invece, relativamente ai fatti di Sant’Anna, viene assolto “per insufficienza di prove”.
I DUBBI - Nel 1994 viene rinvenuto a Palazzo Cesi (Roma) un armadio, chiuso in un sottoscala, ribattezzato “l’Armadio della vergogna” contenente 695 fascicoli relativi a stragi nazifasciste commesse tra il 1943 e il ‘45.
I “fascicoli della vergogna” vengono inviati alla Procura Militare di La Spezia, che svolge le indagini. Il 22 giugno 2005 10 SS (G. Rauch, A. Shoneberg,G.Sommer, L.H. Sonntag, K.Gropler, L. Goring, B. Werner, H. Shendel, A.Concina e H.Richter), condannate all’ergastolo. Sono queste prove a rimettere in discussione le condanne a Reder e Simon, che tornano a dover scontare il carcere a vita. Ora, dal sostituto Procuratore generale militare della Cassazione Vittorio Garino, arriva la richiesta di annullamento con rinvio delle condanne, causa mancanza della “prova delle loro presenza quel giorno e in quel posto”.
L’altro dubbio investe il movente della strage. C’è chi dice che si sia trattato di rappresaglia nei confronti di certi atti (tuttora poco chiari) dei partigiani, chi invece sostiene che “Stazzema fu un´azione preventivata contro i civili senza che alcun episodio precedente spingesse i nazisti a intervenire”.
Le risposte, come al solito, sono difficili da dare, quando si tratta di simili atrocità, ad arte seppellite, come spesso accade, nella memoria collettiva o, come in questo caso, rinchiuse fisicamente in scaffali protetti.
REALTÀ E FANTASIA (E RELATIVA POLEMICA)– Mentre è in corso la decisione della Cassazione relativa alla revoca dell’ergastolo per gli ufficiali nazisti, a Sant’Anna arriva Spike Lee, regista afroamericano di successo, da sempre impegnato nelle cause per i diritti umani, con orientamento dichiaratamente antirazzista (“Malcolm X”, “He got game”, “La 25sima ora”). Stavolta arriva in Italia per realizzare il film “Miracle at Sant’Anna”, tratto dal romanzo omonimo di James McBride. Mentre sul blindatissimo set cominciano le riprese del film (scritto con il contributo di storici dell’Università di Pisa), una sezione versiliese dell'Anpi, amministratori, politici e storici locali solleva polemiche accusando di “revisionismo” il film americano, che suggerirebbe la tesi secondo cui le Ss macchiatesi della strage erano a caccia di partigiani. A sentire l’Anpi, a quella di un eccidio premeditato, pianificato e spietato (tesi finora condivisa da tutti), si sostituirebbe l’ipotesi di un atto di rappresaglia.
L’Anpi e alcuni sostenitori hanno chiesto espressamente (“in ginocchio”, ha detto il giornalista e storico Giorgio Giannelli) a Spike Lee di “tagliare tre metri di pellicola”, in onore della memoria e della verità storica. Nella scena in questione un ufficiale nazista chiede al parroco del paese don Innocenzo Lazzeri, che sarà poi trucidato, dove si trovi il partigiano (immaginario) Papalla e se ci siano altri partigiani nascosti tra le montagne. È stata questa semplice scena a scatenare il vespaio tra storici e reduci, una scena, che, secondo invece il parere del sindaco di Stazzema Michele Silicani, “non modifica la storia e il valore della Resistenza” e, anzi, “riafferma che l’eccidio fu premeditato e pianificato come confermato da testimoni e storici.
Anche Marco De Paolis, il pm al lavoro contro gli esecutori materiali e i mandanti della strage, ammette che “un romanzo e un film sono anche opere di fantasia. Da magistrato che ha indagato su quell'eccidio dico solo che non fu una rappresaglia”, continua De Paolis “I soldati nazisti massacrarono uomini, donne e bambini e fu un atto di terrorismo, pianificato e studiato nei minimi particolari. Deciso dai vertici del comando tedesco come politica del terrore per dissuadere i cittadini ad aiutare i partigiani”.
Se è documentata la presenza in quei luoghi di gruppi partigiani organizzati per respingere l’arretrare dei nazisti dopo la liberazione di Roma, il lavoro di storici attenti e imparziali ha ufficialmente documentato, tramite testimoni oculari, l’orrore di Sant’Anna. Il responsabile del Museo della Resistenza di Sant´Anna, Simone Caponera, è convinto che “uno come Spike Lee non possa né voglia voglia rimetterlo in discussione”.
Anche lo storico Paolo Pezzino, consigliere del pm del tribunale militare di La Spezia, sostiene che l’episodio di Sant’Anna sia stata “un’azione terroristica contro i civili preventivata dai nazisti per ripulire un territorio dalle ‘infestazioni´ partigiane, senza che alcun episodio precedente li avesse spinti a intervenire”. Pezzino, tuttavia, vuole chiarire una volta per tutte di non essere stato il consulente di Spike Lee in fase di sceneggiatura: “Mi ha solo invitato a cena nel luglio scorso, e chiesto di fargli un quadro generale della storia dell´Italia in quel periodo. Di Sant´Anna si è parlato solo marginalmente”.
D’altra parte, sottolinea lo storico, non avrebbe comunque senso “contestare la libertà poetica di un regista, che sta facendo un film e non un documentario e potrebbe anche avere bisogno di introdurre qualche particolare, come la ricerca di un partigiano, semplicemente per drammatizzare la sua storia, non per una presunta intenzione ‘revisionista´”. Pezzino conclude tagliente, lanciando una frecciata al piccolo paese: “Cerchiamo di non esportare polemiche provinciali”.
Intanto le riprese a Sant’Anna continuano, per le vie del borgo da un set all’altro, sfilano in gran massa comparse in costume da SS, non senza suscitare una sensazione inquietante.
Sergio Lo Gatto
|