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In questi giorni si parla molto dell’impennarsi del petrolio, dei prezzi che schizzano, del carovita, delle compere natalizie che diverranno più care, delle “manovrine” dei governi. Spesso ci si dimentica di quanto più grandi siano i problemi di questo pianeta. A cominciare dai disastri ambientali, passando per la povertà, attraverso la pena di morte, fino alla questione, sempre delicata e spesso critica, dell'attenzione e della tutela dei diritti dei bambini. di Sergio Lo Gatto
Ecco perché anche una Giornata Mondiale dell’Infanzia è molto importante, per comunicare cifre di cui spesso la gente comune non è a conoscenza: “Ogni anno nel mondo muoiono 9,7 milioni di bambini tra gli 0 e i 5 anni, 26.575 ogni giorno”, leggiamo sulle stime Unicef. Sono numeri impressionanti.
LA CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELL’INFANZIA – Il 20 novembre 1989 si celebrano i 18 anni dall’approvazione della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia (entrata poi in vigore il 2 settembre 1990), uno “strumento giuridico vincolante per gli Stati che la ratificano”, che offre un “quadro di riferimento organico nel quale collocare tutti gli sforzi compiuti in cinquant'anni a difesa dei diritti dei bambini”. Ecco come l’Unicef parla della Convenzione, che viene ricordata a distanza di 18 anni facendo confluire nella stessa data una Giornata intera dedicata all’Infanzia.
Il nostro Paese ha ratificato la Convenzione il 27 maggio 1991 con la legge n. 176 e a tutt'oggi 193 Stati, un numero addirittura superiore a quello degli Stati membri dell'ONU, sono parte della Convenzione. Essa obbliga tutti gli stati ratificanti ad attuare “tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell'adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori”. Nell’articolo 44 si prevede un meccanismo di monitoraggio: “tutti gli Stati sono sottoposti all'obbligo di presentare al Comitato dei Diritti dell'Infanzia un rapporto periodico (a 2 anni dalla ratifica e, in seguito, ogni 5 anni) sull'attuazione, nel loro rispettivo territorio, dei diritti previsti dalla Convenzione”.
L’UNICEF: “UN PUNTO FONDAMENTALE” – Tutta l’Italia sarà impegnata a celebrare il 18° anniversario, ma dovunque si alza la raccomandazione di non vivere il 20 novembre come un semplice anniversario, ma come un momento di riflessione globale su uno dei punti fondamentali della crescita civile e morale dell’essere umano, quello della tutela, della protezione, dell’amore per l’infanzia. “Infanzia è futuro”, diceva uno degli slogan Unicef qualche anno fa. E, cosa ancora più importante, quello infantile è quasi sempre lo strato della società più duramente danneggiato dai duri colpi di povertà, malattia e guerra. “È vero che l’uomo corre verso il progresso, ma è anche vero che quello stesso uomo non vedrà mai quel progresso”. A parlare è Mambai Rouba, un attivista Unicef originario del Mozambico, “Molti adulti si dimenticano del fatto che gran parte degli sforzi che fanno si rivolgono, nel bene o nel male, alla generazione che li segue”. Come a dire che ogni danno che infliggiamo al pianeta verrà subito maggiormente dai nostri discendenti. Ma è vero anche il contrario: ogni buona azione gioverà a loro. “Quello che manca è la prospettiva”, sostiene Rouba, “essere attenti al mondo dei bambini significa valorizzare il proprio operato presente, offrendo ad esso una speranza per quello futuro”.
CELEBRAZIONI E INIZIATIVE – Il presidente della sezione italiana Unicef Antonio Sclavi sostiene: "La Convenzione non va celebrata ma ricordata, assumendo nuovi impegni. Quella del 20 novembre sarà un'occasione per rinnovare l'impegno per la creazione di una cultura che sappia dare risposte ai problemi dell'attualità basandosi sui diritti". Nella Capitale, come del resto in tutta Italia, si terranno decine di iniziative, come per esempio l’incontro sul tema "L'Italia dei bambini e degli adolescenti" al Quirinale, al quale parteciperanno il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il ministro delle politiche per la Famiglia, Rosy Bindi, quello della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, la presidente della Commissione parlamentare infanzia Anna Serafini e il direttore dell'Unicef internazionale, Ann M. Veneman. Numerose anche le feste, come quella al carcere di Rebibbia, che ospita 19 bambini con le loro mamme, con musica e giochi presso un villaggio della solidarietà per i Rom. La Rai, invece, promuoverà una "Giornata Rai-Unicef per i diritti dei bambini e degli adolescenti", predisponendo uno spot e chiedendo a tutti i programmi e le testate di dedicare spazio al tema. Molte le iniziative comunque in tutta Italia promosse da autorità locali, Regioni e sindaci e dai Garanti per l'infanzia presenti in molte regioni. Il 24 e 25 novembre, poi, anche il mondo del calcio scenderà in campo per ricordare i diritti dei bambini: su tutti i campi di calcio di serie A e B, pochi minuti prima dell'inizio degli incontri, i giocatori e la terna arbitrale entreranno in campo accompagnati da bambini e mostrando al centro del campo uno striscione con la scritta "Primo diritto: vivere". Singolare il modo di festeggiare del movimento "Armata dei padri", che protesterà in piazza sant'Ignazio a Roma "per l'inciviltà del rapimento dei figli dopo la separazione dei genitori". "Migliaia di bambini - affermano - scompaiono per colpa del genitore affidatario, quasi sempre la madre; padri e nonni perdono notizie di questi bambini che lo Stato non protegge come accade in altri Paesi".
SAVE THE CHILDREN DENUNCIA: TROPPE VIOLAZIONI – Stando alle cifre, moltissimi bambini subiscono ancora gravi violazioni: 36 milioni non hanno accesso all'istruzione in paesi in guerra. A diffondere la cifra è “Save the Children”. "Le guerre e i conflitti espongono i bambini al rischio di pesanti violazioni dei loro diritti, compreso il mancato accesso all'istruzione” afferma Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia “In milioni diventeranno maggiorenni senza aver mai messo piede in una classe. È il momento di agire per garantire a tutti, indistintamente, il diritto all'educazione". Nel 2006 l’organizzazione aveva promosso la campagna internazionale "Riscriviamo il Futuro", con l'obiettivo di garantire educazione a 8 milioni di minori in nazioni afflitte da guerre: nel corso di questo primo anno sono stati 3,4 milioni i bambini in più di 20 paesi che hanno potuto andare a scuola e ricevere un'istruzione. Quest’anno, invece, “Save the Children Italia” ha lanciato una Petizione da consegnare al Ministro degli Esteri Massimo D'Alema, “affinché il diritto all'istruzione per i bambini in paesi in conflitto sia una priorità dell'agenda politica italiana”. La richiesta nel dettaglio sarebbe di “incrementare significativamente gli aiuti all'educazione, destinandone una quota adeguata ai paesi in conflitto, di impegnarsi in sede internazionale affinché l'educazione diventi parte rilevante e prioritaria delle politiche e degli interventi in contesti di emergenza”.
Stringiamoci tutti intorno a quello che necessariamente è il nostro futuro. Amiamolo e proteggiamolo, festeggiandolo con calore e speranza.
Sergio Lo Gatto |